La foudre – E Belotti divenne Combin

Manca un quarto d’ora alla fine del match e il risultato tra Toro e Chievo è ancora bloccato sullo 0-0.
Per oltre un’ora, i granata non hanno tirato in porta e solo prima del settantaseiesimo, Sorrentino ha deviato in angolo un colpo di testa di Izzo e una punizione di Zaza.

Il Toro stava per fallire l’ennesimo esame di maturità, compiendo un passo indietro rispetto alla partita giocata (e vinta) contro l’Atalanta nella giornata precedente.
Gli ospiti avevano sfiorato il gol con Giaccherini e con Djordjevic: solo un miracolo di Sirigu e l’imprecisione del serbo avevano evitato lo svantaggio ai granata.

Mazzarri era sconsolato e cercava conforto nei fitti colloqui con il suo vice Frustalupi: il linguaggio del corpo restituiva insoddisfazione e nervosismo.
Con il passare dei minuti, anche il pubblico, cominciava a mugugnare, conscio che soltanto la giocata di un singolo poteva spezzare l’equilibrio del match.

Il gol di belotti

Minuto 76′. Rilancio di Sirigu e palla che cade qualche metro dopo la linea di centrocampo.
Rigoni di testa anticipa Belotti, Baselli sempre di testa, disturbato da Djordjevic.
Il francese Leris sbaglia lo stop e la palla rimbalza sulla trequarti dalle parti di Belotti che è il più lesto ad impossessarsi del pallone e a scambiarlo, di prima, con Zaza.
Il numero 11 chiude il triangolo.

Belotti ha spazio, e complice l’errata disposizione della difesa, avanza deciso verso l’area di rigore, tocca due volte il pallone, accorcia la falcata (sembra contare i passi) prepara il tiro e, a venti metri dalla porta, scarica il destro che si insacca alle spalle di Sorrentino.
Gol, per l’uno a zero che spiana la strada alla vittoria granata.

Una rete bellissima. L’esultanza del capitano granata è coinvolgente, c’è la consapevolezza che quel gol sia un gol pesante.
Il Gallo corre sotto la Maratona mimando il gesto che lo ha reso famoso e urla tutta la sua rabbia prima dell’abbraccio con i compagni.
I gol di Rincon e Zaza, allo scadere, puniscono oltremodo il Chievo e fissano il risultato sul 3-0.

Nel mio gol c’era tutto e quando ho fatto gol ho sprigionato tutta la rabbia che avevo perché non riuscivamo a sbloccarla. Volevamo ad ogni costo i tre punti.
Andrea Belotti

Punctum e momento

Negli occhi avevo il gol di Belotti e volevo rivederlo perché, dal vivo allo stadio, si coglie il senso degli eventi, ma non le sfumature.
Ricordavo il momento in cui Belotti era rimasto sospeso in aria dopo il tiro e mi aveva colpito la sua esultanza.
Era successo tutto in fretta, troppo in fretta.

Il punctum era ben stampato nella mia memoria ed ero sicuro che avrei potuto rivedere quel gol e trovare il fotogramma che stavo cercando.
Ho guardato gli highlights cercando un replay o un fermo immagine che catturasse quel preciso momento* anche se volevo una foto presa dalla parte opposta rispetto a quella scattata da Paolo.

La memoria non mi ingannava, era davvero andata così. O quasi.
La gamba che si slancia, i muscoli tesi, lo stile violento e non propriamente ortodosso del calcio.
Sognavo lo scatto perfetto. Volevo quel preciso fotogramma, diciamo due fotogrammi dopo l’impatto.

Volevo anche capire se Sorrentino avesse sfiorato o meno il pallone.
Dalle immagini televisive sembrerebbe di no, ma solo grazie alle riprese da dietro la porta si intuisce che il pallone parte dritto per poi deragliare esternamente a causa del mezzo collo con cui Belotti impatta il cuoio.

Belotti era lì, sospeso a mezz’aria, le gambe a compasso, lo sguardo verso la porta, la smorfia tipica dello sforzo fisico, il muscolo della coscia teso.
Quell’immagine mi ha ricordato una foto di Nestor Combin che campeggiava in un libro della libreria del nonno.

Similitudini e ricordi

La Foudre, la folgore, la saetta, insomma qualcosa di potente e rapido, era Combin, centravanti franco-argentino del Toro degli anni Sessanta.
Di lui i tifosi del Toro ricordano per la sua esplosività, la tenacia, la cattiveria agonistica e una storica tripletta alla Juve.

Guardate i primi due gol.

Il gol di Belotti ricorda la staffilata che trafisse Colombo.
Combin calciò e il suo pallone si infilò sul secondo palo con una parabola arquata, mentre quello del Gallo ha viaggiato a mezza altezza sul palo del portiere.

A distanza di cinquant’anni e più, anche noi figli e nipoti, abbiamo (ri)visto per un istante, Combin e il suo modo di tirare, quella momentanea sospensione aerea, la gamba destra slanciata, la coordinazione perfetta e il pallone che fila dritto verso la porta.

La rete di Belotti, la mia personalissima madeleine di Proust, mi ha ricordato un momento che non saprei nemmeno individuare dal punto di vista temporale, riportando alla memoria un luogo del cuore, una serie di immagini, di ricordi, di sensazioni.

Alzate il volume

Come disse Ansel Adams, uno dei più grandi fotografi di tutti i tempi: “Non fai solo una fotografia con una macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito e le persone che hai amato.”
Per traslato vi potrei dire che quel gol non è servito soltanto a battere il modesto Chievo di questa stagione.
In quel gol ci sono più di tre punti.
In quel gesto ci sono tanti ricordi, robaccia per vecchi sentimentali, innamorati, folli.
Roba da lacrime e bestemmie.
Roba che non la spieghi mica.


* Si ringrazia Paolo Pavan per la gentile concessione della foto che vedete in testa al post.

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