13 giugno – Giorno#2

La partita del giorno è Spagna v Olanda. Quattro anni fa, decise Iniesta. Era la finale e finì 1-0

 

La partita #2 – Messico v Camerun 1-0

Sarà ricordata come:  ne fai tre te per averne uno.

Un bel Messico, più bello di quanto potessi immaginare viste le qualificazioni, gli infortuni e i dubbi su alcuni titolari e il loro rendimento non sempre all’altezza. Ne è venuta fuori una partita divertente, mal arbitrata dal colombiano Roldan e dai suoi assistenti, rei di aver annullato due gol regolari ai messicani.
Messico ben organizzato, che ha giocato di squadra, sull’asse sinistro Guardado-Layun (ex Atalanta) e sugli inserimenti di quest’ultimo.
Gol vincente di Uribe Peralta, l’eroe delle Olimpiadi di Londra, che ribatte in rete un tap-in facile facile per l’1-0 finale.
Il Camerun ha tenuto un atteggiamento troppo difensivo, con poca voglia di andare ad offendere, salvo negli ultimi dieci minuti quando però era troppo tardi: Eto’o resta un fuoriclasse assoluto, ma è stato lasciato tra i centrali messicani, isolato, per troppo tempo mentre i suoi compagni di reparto, Choupo-Moting e Moukandjo hanno speso il loro match ripiegando a livello dei centrocampisti.
Pioggia torrenziale che non ha influito più di tanto sulla prestazione delle due squadre.

I protagonisti del match

In positivo: Guardado e Layun per il Messico, Assou-Ekotto e Mbia per il Camerun
In negativo: Song per il Camerun

La giocata del match

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Assou-Ekotto, terzino del Queens Park Rangers in prestito dal Tottenham ha raccolto molto meno di quanto abbia meritato nella sua carriera. Mancino naturale, uomo di fascia è risultato sempre molto pittoresco per la sua capigliatura afro.
Sono passati 21 minuti dall’inizio del match, quando il camerunense partendo da qualche metro dopo la linea di centrocampo, supera con un bel sombrero Aguilar, poi di gran carriera e a doppia velocità supera anche il terzino Rodriguez. A questo punto con un bel piatto sinistro riesce a centrare basso, un po’ all’indietro rispetto al dischetto del rigore  dove c’è Eto’o che senza pensarci due volte gira di sinistro. Il fuoriclasse camerunense non colpisce benissimo ma scheggia il palo alla destra di Ochoa.
E’ l’azione più bella di tutta la partita.

La statistica del match

377 i passaggi di media lunghezza completati dal Messico. Solo 75 i passaggi lunghi.

 

La partita #3 – Spagna v Olanda 1-5

eli

Sarà ricordata come: I tipi grossi come te mi piacciono, perché quando cascano fanno tanto rumore…
Cit. Il buono, il brutto e il Cattivo.

Manita. E ciao ciao al tiqui-taca.
Eppure fino al pareggio fantasmagorico di Van Persie, l’Olanda era sembrata timorosa, remissiva, schiacciata più dalla nomea degli avversari che dalla Spagna di stasera. Andati in vantaggio grazie ad un rigore generoso fischiato da Rizzoli e forse convinti di aver in tasca la vittoria, gli spagnoli si sono bloccati sul più bello.
Non convinceva il modulo olandese, Van Persie sembrava avulso dal gioco, mentre Robben e Snejider provavano qualche sortita isolata: De Jong e De Guzman remavano per almeno quaranta minuti buoni.
Ma poi, il pareggio di van Persie e il riposo davano nuova vita agli orange che nella ripresa diventano delle vere e proprie furie. Il risultato è 5-1, con almeno altre tre occasioni nitide per fare un cappotto in stile tennistico.
Finisce con Del Bosque che rincuora i suoi, nell’immagine più amorevole della serata mentre Van Gaal, sorridente, ha offerto una lezione di calcio alla prima della classe.
Lo aveva detto Louis il presuntuoso: “Voi giornalisti potete dirmi tutto quello che volete. Ma non ditemi come schierare la mia squadra.”
Ha convinto tutti e ha vinto con merito, umiliando i campioni del mondo, relegandoli in un angolo come un pugile alle corde.

I protagonisti del match

In positivo: Van Persie e Robben per l’Olanda
In negativo: Casillas, Ramos e Piquè per la Spagna

La giocata del match

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Quando Blind, figlio d’arte di quel Danny Blind riccioluto terzino dell’Ajax anni Novanta, lo ha pescato con un lancio geniale, probabilmente Robin Van Persie ha immaginato di essere un tuffatore arrivato alla finale delle Olimpiadi. 
Così, mentre si infilava tra Ramos e Jordi Alba, correndo velocemente verso la porta, il buon Robin continuava a tenere fisso lo sguardo sulla palla. Correva diritto verso la porta, sapendo, sentendo, conoscendo la sua posizione, ma ancora di più, la posizione del portiere Casillas.
Appena dentro l’area, finalmente l’impatto amoroso con il pallone. Una incornata a palombella che si insaccava alle spalle di uno stupito Iker.
Ma allo straordinario gesto tecnico, va aggiunto lo stupore dello stesso Van Persie con gli occhi sbarrati: come a dire, mio Dio, cosa sono riuscito a fare…
Un volo d’angelo, un tuffo spettacolare. Un po’ Louganis, un po’ Pulici, un po’ Schillaci.
Gol spettacolare, gesto di bellezza michelangiolesca.
Da ricordare anche lo straordinario lancio di Blind: senza il suo assist non staremo parlando di uno dei più bei gol che resteranno impressi nell’immaginario collettivo e nella storia di questo sport.

La statistica del match

43 palle recuperate dall’Olanda

 

La partita #4 – Cile v Australia 3-1

Sarà ricordata come: Tecnica contro corsa e Pitbull allenatore del Cile.

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“Il Cile ha molta pressione, possiamo sorprenderlo”
Ange Postecoglou, allenatore Australiano

 

Eppure, ad essere sorpresi sono stati proprio loro, i canguri. Nel giro di un quarto d’ora, la Roja spinta da un indiavolato Valdivia e da un concretissimo Sanchez conduceva 2-0. Cile sugli scudi, con il suo condottiero Vidal in campo, almeno nominalmente, visto che il numero 8 non ha praticamente combinato nulla fino alla sostituzione avvenuta nel secondo tempo. Il suo disappunto è stato più che palpabile.
Timoroso, fuori dal gioco, insomma si vede che sta male e probabilmente ha anche paura di farsi male. Perchè rischiarlo?
Il Cile di Sampaoli è dotato di grande tecnica e di grande velocità. Ha iniziato ad aprire la scatola australiana con le vecchie armi che usano i mestieranti del calcio: molti cambi di campo, rapidi capovolgimenti di fronte, grande possesso palla. Ma non è bastato il 2-0 perchè Cahill ha riaperto i giochi con uno imperioso stacco di testa, la partita è stata ancora più godibile e forse l’Australia avrebbe meritato qualcosa di più nel forcing finale, anche per via di un Cile, fisicamente stanco.
Ma nel recupero, il neo entrato Beausejour fissava il risultato sul 3-1 finale con un diagonale sinistro che ingannava Ryan. Il Cile sogna.

I protagonisti del match

In positivo: Valdivia, Sanchez e Bravo per il Cile; Cahill per l’Australia
In negativo: Vidal e Jedinak

La giocata del match

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Siamo già 1-0. Il vascello australiano sta imbarcando acqua da tutte le parti. Alexis Sanchez, autore del primo goal, ripiega verso il centrocampo. Lui ama molto venire a prendere la palla, girarsi e puntare velocemente verso la porta, sfidando apertamente il proprio marcatore in velocità.
Qui, però Sanchez fa di meglio perchè si mette al servizio della squadra.
Riceve il pallone e ruba il tempo al suo diretto avversario con un gesto tecnico pregevole: stop a seguire di esterno destro. Questa piccola veronica gli permette di guadagnare un metro, un metro e mezzo di vantaggio. E’ lo spazio necessario per eludere il suo marcatore, puntare verso l’area e prepararsi a confezionare l’assist vincente per Valdivia.
Passaggio di interno destro e palla con il contagiri per il solitario numero 10 cileno, aiutato dallo straordinario movimento senza palla di Edu Vargas. Tiro sotto la traversa e momentaneo 2-o.

La statistica del match

63% di possesso palla per il Cile

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