Tutte le strade portano al derby di Roma

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«Mio fratello è figlio unico
perché è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone.»
Rino Gaetano

Giallorossi contro biancazzurri, Roma contro Lazio. Domani andrà in scena il derby capitolino numero 145 e il bilancio recita 50 vittorie romaniste, 37 laziali e 57 pareggi. In casa dei giallorossi il parziale è di 28 a 13, con 31 pareggi. Il primo derby della storia si disputò nel 1929 e lo vinse la Roma per 1-0.

Una storia lunga e intricata, una rivalità cittadina che perfino la CNN ha censito nella speciale classifica dei dieci derby più sentiti del mondo. Una contrapposizione sociale, come molto spesso accade nelle stracittadine: i laziali, nati tra Prati e i Parioli, e i romanisti a Testaccio. E poi i colori e gli stemmi: il giallo e il rosso con una lupa che rimanda allo stemma comunale per quanto riguarda la Roma, il bianco e l’azzurro della bandiera greca e un’aquila per i laziali. Lo ying e lo yang in una sfida che, quest’anno, vale molto di più della semplice leadership cittadina.

Già, perché entrambe stanno disputando un ottimo campionato ed entrambe si giocano molto: la Roma sogna il sorpasso (la Juve capolista è impegnata a Napoli) e la Lazio sogna di avvicinarsi ai cugini, consolidando la terza piazza, utile per un inatteso posto in Champions League. All’Olimpico (uno dei cinque teatri in cui si è disputato il derby, gli altri quattro sono lo stadio della Rondinella, il Campo Testaccio, lo Stadio Nazionale e il Flaminio), come ai vecchi tempi in un romantico pomeriggio domenicale al netto di anticipi, posticipi e pay tv, si gioca la diciottesima di campionato. Impossibile non pensare a quanto potrebbe accadere alla penultima di ritorno: un derby in coda al campionato con una delle due (o entrambe) vicine al raggiungimento di un obiettivo. Roba da vietare l’ingresso e la visione ai cardiopatici.

«Sono cresciuto nella Roma e morirò nella Roma, perché sono sempre stato tifoso della Roma.»
Francesco Totti

totti ansa derbyQuando si pensa al derby di Roma, si deve parlare necessariamente di Francesco Totti, bandiera romanista e detentore di molti record legati a questa sfida. Questa, più di ogni altra, è la sua partita: 39 presenze in assoluto (33 in serie A), 14 vittorie (1 in amichevole) a fronte di 15 sconfitte. Al Capitano giallorosso manca un solo tassello per entrare definitivamente nella leggenda di questo match: le reti segnate. Al momento sono 9 e tutte in campionato, in coabitazione con l’italobrasiliano Dino da Costa e Marco Del Vecchio. Il recordman (non considerando solo la serie A) è proprio il verdeoro, con 12 segnature. Per i laziali il più presente è Pino Wilson, con 22 gettoni in campionato (25 se si considerano anche le partite di Coppa Italia), mentre tra gli allenatori il capofila è Nils Liedholm a quota 15 (Roma), mentre Zeman (Roma e Lazio), Capello e Zoff sono a 10 ed Eriksson (Roma e Lazio) si è fermato a 9.

«Essere laziale è qualcosa di speciale, diverso dalla massa. È stato l’istinto a spingermi verso i colori biancocelesti e la passione per l’aquila, un animale affascinante, regale, fiero.»
Paolo Di Canio

Ci si aspetta una gara emozionante, tesa e spettacolare vista la solidità delle due squadre. Quando la stracittadina si è giocata a gennaio, la Lazio ha vinto 6 volte e perso 3, anche se la cabala ci dice che l’unico match giocato l’11 gennaio se lo è aggiudicato la Roma per 2-1. Dopo i gol di Amadei e Piola, la segnatura decisiva è arrivata al 91′, su autogol del difensore uruguaiano Faotto. Era il 1942.

I nomi da ricordare sono quelli del giallorosso “Sciabbolone” Volk, che segnò per 7 gare consecutive. La Lazio tornò a vincere solamente quando lui smise. A fine anni Cinquanta è Dino Da Costa a superare Volk e a segnare per ben 8 derby consecutivi. Poi ci sono gli anni di Chinaglia (uno di quelli che esultava sotto la Sud), i derby di Pruzzo e Giordano e quelli della “Rometta” di Dino Viola.

Tra le sfide storiche da ricordare, l’1-5 del marzo 2002, con poker di Montella e rete gioiello di Totti, che beffò Marchegiani con un pallonetto chirurgico: il Capitano sollevò la maglia giallorossa e mostrò la scritta “6 unica”. Non sarà l’unica sottomaglia che Totti sfoggerà in un derby e il ricordo corre al famoso “Vi ho purgato ancora” nel 3-1 del 1999, con doppietta di Delvecchio (due assist di Totti) e goal del capitano sotto la curva nord. Un vero e proprio sfottò in classico stile romanesco.

Delio Rossi lo promise: «Se vinciamo il derby, mi butto nel Tevere.» Ledesma, Oddo e Mutarelli costrinsero il tecnico riminese ad un bagno (ridimensionato ad un tuffo in una fontana) dopo che il 10 dicembre 2006 finì 3-0 per i biancocelesti in una delle vittorie più ampie della storia della Lazio. C’è poi un incredibile ritorno al futuro che vede protagonista un altro figlio del derby: Paolo Di Canio e il suo come-back. È il 15 gennaio 1989 e dopo tre anni di purgatorio in serie B, la Lazio si riaffaccia nel massimo campionato. Il numero nove biancoceleste segna il goal vittoria (1-0) e festeggia sotto la Curva Sud stracolma di tifosi romanisti. Ma se è vero che la storia è ciclica e tutto torna, il 6 gennaio 2005, dopo una lunga carriera costellata di soddisfazioni e qualche mattana, Di Canio è di nuovo un giocatore della Lazio e segna il goal del momentaneo uno a zero (finirà 3-1 per le aquile), di nuovo sotto l’odiata Curva Sud. A due minuti dalla fine, Di Canio, richiamato in panchina, esulterà polemicamente verso la curva romanista, mostrando tre dita in segno di scherno per la vittoria maturata.

Trentanove punti a trenta, seconda contro terza, una classifica importante e numeri positivi per entrambe le compagini, a partire dai goal realizzati: 29 a 31 per la Lazio. La Roma brilla invece in difesa, avendo subito solo 11 reti a differenza del reparto biancoceleste, che ha incassato ben 19 marcature. Incredibile come le due squadre si equivalgano nei tiri verso la porta avversaria: 14 di media a partita, 5 quelli nello specchio e 20 nei goal segnati su azione.

pjanic ansaLa Roma sfrutta il gioco sulle fasce conHolebas a sinistra, ma insiste maggiormente a destra dove si sviluppa il 43% delle azioni offensive giallorosse grazie a Maicon, che agisce praticamente da ala. Una delle chiavi di lettura potrebbe essere il duello tra Maicon e il suo dirimpettaio (Radu? Cavanda?), mentre in mezzo al campo il raggio d’azione di Pjanic dovrebbe coincidere con quello di Biglia e questo potrebbe essere un altro duello chiave. Se Biglia non si farà prendere in mezzo e riuscirà ad arginare il palleggio romanista, allora la Lazio potrebbe vincere la sfida proprio nel settore nevralgico del campo, nel cui confronto appare leggermente più debole. Gli inserimenti di Pjanic potrebbero creare spazi utili anche ai tagli di Iturbe o Ljaijc (Florenzi). Molto importante sarà anche interpretare la collocazione di Totti, vista la sua capacità nell’aprirsi l’angolo di passaggio sulla corsa e sulla profondità degli esterni offensivi. Gli esterni del centrocampo laziale dovranno lavorare molto sulle traiettorie di passaggio per evitare che Totti entri troppo spesso in possesso di palla. Alla Lazio servirà anche una linea difensiva bloccata per evitare pericolosi uno contro uno di Iturbe o Ljajic (sempre ammesso che recuperi).

La Lazio è una squadra che fa dell’aggressività una delle sue caratteristiche principali (20.5 tackle di media a partita, 19 falli, prima in entrambe le graduatorie), ama pressare gli avversari nella loro metà campo e mantiene un discreto possesso palla (52%). La Roma fa del possesso palla il suo marchio di fabbrica (621 passaggi a partita, possesso al 62%) ma sembra appannata nei suoi uomini chiave. Garcia deve fare a meno di Gervinho e sta puntando tutto su Iturbe: l’argentino non ha ancora convinto del tutto, ma l’assenza dell’ivoriano (causa Coppa d’Africa) potrebbe garantirgli più tranquillità e più minutaggio. Se le caratteristiche di dinamismo sono simili, l’argentino appare più imprevedibile e anche più duttile, come si è potuto notare dalla prestazione di Udine in cui ha agito prima da attaccante esterno e poi da punta centrale. In attacco si profila ancora una panchina per Destro, mentre la notizia potrebbe essere una maglia da titolare per Strootman. Scalpita anche Florenzi, che ha già giocato da attaccante esterno.

Soccer: Serie A; Lazio-SampdoriaLa Lazio sarà priva di Lulic, Braafheid, Ciani, del lungodegente Gentiletti e ha Cana in dubbio, ma ha finalmente scoperto le qualità di Felipe Anderson: 5 goal nelle ultime 5 partite (4 in A e uno in Coppa Italia) e 4 assist. Nel centrocampo a tre, con la defezione di Lulic, qualche possibilità per Candreva, mentre Djordjevic dovrebbe essere ancora una volta il terminale offensivo, con Klose che parte in seconda fila.

Ad arbitrare il derby sarà il fischietto vicentino Daniele Orsato, alla sua terza stracittadina romana (una in A, una in Coppa Italia). Il bilancio nei due precedenti è di un pareggio 0-0 e di una vittoria laziale 1-0 nella finale di coppa del 2013. Orsato ha diretto la Roma per 14 volte: 7 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte, entrambe con 4 goal al passivo, mentre con la Lazio il bilancio è di 17 incontri: 4 vittorie, 8 pareggi e 5 sconfitte.

«Sono positivamente preoccupato perché penso che prevarranno l’entusiasmo e la passione.»
Ignazio Marino, sindaco di Roma, parlando del derby del 18 settembre 2013

Roma in stato d’emergenza, come spesso accade: politici, vip e giocatori partono con i soliti appelli alle tifoserie, ma intanto la Capitale vedrà impegnati ben 1200 agenti per garantire la sicurezza. Tutti si augurano che sia una bella giornata di sport ed è quello che auspica anche il vostro modesto contastorie, sempre molto restio a lasciare spazio alla cronaca nera legata al calcio. Ma Roma-Lazio è stata teatro di episodi che con il calcio hanno poco o niente a che fare. La cronaca riporta le dolorose vicende del povero Vincenzo Paparelli, vittima di un razzo sparato da un tifoso romanista (campionato 1979-80) e quella della sospensione richiesta (e ottenuta) dai tifosi giallorossi nel derby del 21 marzo 2004 per la presunta morte di un ragazzo. Ci furono gravi scontri e la questura arrestò parecchie persone legate agli ambienti delle tifoserie ultrà di entrambe le squadre.

Ma fortunatamente il derby di Roma è anche, e soprattutto, un fenomeno di costume, spesso ripreso in vari film, con diversi personaggi dello spettacolo e della politica coinvolti anche solo per la loro fede sportiva. Il bello del derby romano sono soprattutto gli sfottò. Forse il più famoso di tutti resta quello attribuito all’ex senatore a vita Giulio Andreotti, che ebbe a dire: «Ai laziali io riconosco a malapena i diritti civili.» Altro da aggiungere?

Questo articolo è stato pubblicato da contropiede.net 

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