Il ragazzo – Daniele Baselli

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Il ragazzo sale molto spesso sopra un albero.
Che fa? Sceglie un ramo
e cerca il punto esatto dove muore la città.
Francesco De Gregori, Il ragazzo

Quando la scorsa estate Daniele Baselli ha scelto il Toro anziché trasferirsi in una squadra che gioca per vincere scudetti e coppe, ho pensato che il ragazzo oltre a grandi doti calcistiche avesse anche un ottimo fiuto da investitore.
Innanzitutto perché il Toro è un ottimo trampolino di lancio: Cerci, Immobile e Darmian, solo per citare gli esempi più fulgidi, hanno cavalcato l’onda Venturiana diventando protagonisti sotto le insegne granata, per poi trasferirsi in piazze più ambiziose.
In secondo luogo perché Baselli ha pensato che fosse meglio essere protagonista al Toro, piuttosto che essere uno dei tanti, altrove, magari come rimpiazzo o panchinaro, chiuso e costretto a giocare poche partite.
In sostanza, Daniele Baselli da Gottolengo, provincia di Brescia, per diventare grande ha investito su sè stesso e sul Toro.

Promesse e premesse

Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada.
James Hillman, Il codice dell’anima

Daniele Baselli ha esordito in serie A il 1°settembre 2013 subentrando alla mezzora della ripresa a Jack Bonaventura, in Atalanta-Torino 2-0. (Il Toro evidentemente era nel suo destino)
La pagella, ripresa da un quotidiano nazionale, di quello scampolo di partita recita così:

Baselli: 6
Il giovane, subentrato a Cigarini, va a raddoppiare Cerci che non trova spunti.
La Repubblica, 2 settembre 2013

La trafila svolta nelle giovanili nella Dea, poi il prestito al Cittadella e le prime esperienze in serie B agli ordini di quel Foscarini, che a Bergamo calcò i campi per tre anni nei primi anni Ottanta tra C1 e serie cadetta.
Al Tombolato con la maglia granata dei patavini (ancora il granata nel suo destino), Baselli colleziona cinquanta presenze in due stagioni e un golletto piccino piccino contro l’Ascoli nell’ultima di campionato 2012-13, contribuendo di fatto alle due salvezze consecutive della squadra veneta.

https://www.youtube.com/watch?v=5q2GDoqkcJ8

Nell’estate del 2013, il ritorno alla base, a Bergamo, per l’inizio di una carriera che molti prevedono come ricca di soddisfazioni.
Nelle due stagioni atalantine, in serie A, Baselli raccoglie cinquanta presenze con due gol, agli ordini di Stefano Colantuono e Edy Reja.
Nonostante la giovane età Baselli è un calciatore piuttosto maturo, fisicamente non ancora pronto, che si fa apprezzare per le sue doti centrocampista di costruzione, abile nel giocare davanti alla difesa: radiomercato lo accosta a ripetizione alla Juventus (come erede di Pirlo), all’ Inter e al Milan di cui si millanta un’opzione morale e per concludere, Fiorentina e Napoli.

http://www.sportmediaset.mediaset.it/calcio/atalanta/2015/video/66093/intervista-a-baselli.shtml

Questi gli inizi, conditi anche da una dozzina di presenze nella Under21 di Devis Mangia prima e Luigi Di Biagio poi.

Equivoco

– Hai risposto bene?
Non mi hanno interrogato.
– Dovevi chiederlo tu, farti notare. Questo è il segreto del successo: nella vita bisogna sempre avere iniziativa.
dal film I 400 colpi di François Truffaut

gioventù


Non deve essere facile nascere in provincia di Brescia ed essere una bandiera dell’Atalanta. Anche gli amici con cui sei cresciuto non riescono a perdonarti facilmente per una scelta del genere.

Se poi ad ogni passo ti paragonano alle ingombranti figure di Andrea Pirlo e Roberto Baggio, che del Brescia hanno scritto pagine importanti, e ti appiccicano l’etichetta di enfant prodige, le cose rischiano di complicarsi terribilmente.
Per fortuna, allo stesso tempo è proprio la provincia, madre e non matrigna, a proteggerti da un mondo che fagocita e distrugge chiunque non sia pronto con la velocità di un battito di ciglia.
Gli anni di Bergamo sono quelli delle prime conferme, ma anche delle tante panchine e soprattutto di un equivoco tattico che Colantuono non riesce a dispiegare.
Baselli ammette di aver studiato per diventare Pirlo, ma le sue caratteristiche lo portano anche a giocare più avanti, magari dietro le punte: così, per un po’ di tempo è il vice Cigarini, nel ruolo di regista basso, e ogni tanto è il vice di Bonaventura con licenza di offendere.
Studia e ammira il genio bresciano, ma apprezza un oscuro quanto prezioso gregario che risponde al nome di Sergio Busquets.

È un calciatore che non esalta ma gioca da classico mediano, tappa tutti i buchi, non sbaglia mai un passaggio o un appoggio.
Baselli dixit

L’avvento dell’esperto Edy Reja sulla panchina bergamasca apre gli occhi a molti sulle capacità del centrocampista bresciano: in molti si stupiscono di fronte alla scelta che il decano degli allenatori italiani fece spostando Baselli in posizione più offensiva.
Quel ragazzo alto e filiforme come un gambo di sedano non è un regista, non è quindi il clone di Cigarini bensì una mezzala con notevoli doti di inserimento.
Così, sul finire della stagione scorsa, arrivano due reti: una contro il Palermo, una contro il Milan condite da prestazioni sempre più convincenti.
Si riaccendono i riflettori, i giornali ripartono con i paragoni: Pirlo, Baggio, Kroos, Busquets, Verratti, Montolivo ma il ragazzo ha la testa sulle spalle anche perché a leggere gli articoli e a rispondere alle interviste di rito, gira e rigira, viene sempre fuori il nome di qualche grande squadra e i capogiri, soprattutto quando si è giovani, rischiano di far male.

Il trasferimento al Toro, dicevamo, appare come una scelta mirata, ponderata, oculata e tempestiva.
Quell’equivoco tattico, al Toro, non si ripresenta. Sin dalla prima di campionato, Ventura lo schiera sempre titolare e su nove partite due le salta per infortunio): Baselli è un altro giocatore e agisce da mezzala, sia a sinistra che a destra, in un centrocampo a cinque.
A Bergamo gli imputavano di essere poco cattivo, troppo venezia, poco incisivo, poco intraprendente.
Quando Baselli arriva a Torino Mr. Libidine è categorico: “Può giocare anche davanti alla difesa perché ha i tempi, ha buon senso tattico e buon piede. Ma non è questo il momento.”

 https://www.youtube.com/watch?v=qrrh9S2fqZc

Già, perché ci sono momenti e tempi da rispettare e soprattutto quel ragazzo in un ruolo diverso da quello di mezzala sarebbe sprecato, perché bisogna sfruttare i suoi inserimenti, il suo tiro, la sua visione di gioco al servizio dei compagni, il tutto in una posizione di campo più vicina possibile alla rete avversaria.
Così è: 8 partite, 4 reti di pregevole fattura tra campionato (più 1 in coppa italia), ottime prestazioni, tanta qualità e numeri che lo issano ai primi posti delle classifiche di rendimento della serie A.
A parte il gol con il Verona, un tap-in facile facile, i gol segnati a Frosinone, Fiorentina e Milan hanno due caratteristiche: facilità di calcio e tempi di inserimento.
A Frosinone, a seguito di un calcio d’angolo, Baselli batte corto con Avelar che gli restituisce il pallone, si accentra salta un avversario e scaglia un destro angolato sul quale Leali non può nulla.
Si era sul risultato di 1-1. Il Toro stava venendo fuori piano piano dopo un primo tempo piuttosto brutto e aveva bisogno di una giocata spacca partita, una giocata decisiva e coraggiosa.
Che quella giocata la faccia un neoarrivato, perdipiù di ventitré anni, la dice lunga.

Con la Fiorentina, alla seconda di campionato, Baselli compie in fascia un gioco di prestigio saltando tre avversari.
Forza, caparbietà e classe, un contrasto, un altro contrasto e palla servita ad un compagno.
Il pubblico applaude.
La palla arriva in area, la difesa viola la rinvia in maniera sbilenca e Baselli, ai 30 metri, si ritrova il pallone tra i piedi: elegante stop di destro, scavetto sotto per eludere Borja Valero e Pepito Rossi, coordinazione perfetta dai venticinque metri e tiro secco, imparabile, alla destra di Tatarusanu.
Erano anni che non vedevo un centrocampista così intraprendente e così preciso, con una questa facilità di calcio. Il tiro da fuori non è prerogativa dei centrocampisti italiani, un po’ per cultura, un po’ per scarsa personalità e per quel timore di fare figuracce che spesso frena chi vorrebbe provare con conclusioni da lontano: e come se non bastasse, il ragazzo ci sa fare con entrambi i piedi.

Contro il Milan prima sfiora il pari (sinistro dalla distanza a lato di un soffio) e poi pareggia i conti con un colpo mancino che sorprende Diego Lopez sul proprio palo.
Questo goal è il tipo di giocata che Ventura chiede al ragazzo: inserimento verso la porta avversaria e tiro.
Ed è questo tipo di giocata che farà la differenza nella carriera di Daniele Baselli: più si butterà dentro, più avrà possibilità di tirare verso la porta e di fare goal.

79% di passaggi completati
1 tiro a partita
1,9 passaggi chiave a partita
1,8 dribbling a partita
1 palla intercettata
2 tackles a partita
Whoscored, statistiche aggiornate al 27 ottobre scorso

Soprannomi
Lo ammetto, da quando si è trasferito al Toro, Daniele Baselli ha scalato le vette dei miei amori calcistici.
Questo particolare tipo di sentimento appartiene sempre, nel mio caso, a centrocampisti raffinati o centravanti spacca reti.
Come dice David Trueba: “La giovinezza finisce il giorno in cui il tuo calciatore preferito ha meno anni di te.”
Questo accade da anni, ahimé, e ovviamente la gioventù unita alle doti calcistiche è un discrimine feroce quanto ammaliante.
Il soprannome di ragazzo lo avevo affibbiato qualche anno fa, ad un giovanotto danese che avevo visto giocare in Europa League prima e in Champions poi.
Lui si chiama Christian Eriksen, stessa classe di Baselli, 1992, un altro che ha scelto una tappa intermedia (gli Spurs) prima di spiccare il volo verso lidi molto più importanti.
Quel nomignolo si esplicitò in un paio di giocate tanto semplici quanto meravigliose che, considerando la giovane età del centrocampista danese, sembravano essere i prodromi di una fulgida carriera.
Una sera in quel di Johannesburg durante i Mondiali sudafricani, davanti a parecchie birre Castle, io e un mio collega fummo quasi tentati di bussare alla stanza dell’allenatore Morten Olsen, in ritiro nel nostro albergo con tutta la nazionale, e chiedere lumi sulla sua resistenza nello schierare il più forte e talentuoso giocatore della rosa a disposizione.

Sono un ragazzo ricordatevi che esisto
Litfiba, Ragazzo

Se proprio devo trovare un termine di paragone per Daniele Baselli, allora scelgo il numero 23 del Totthenam: entrambi sono centrocampisti moderni in grado di svolgere le due fasi, entrambi sono tecnici e terribilmente belli da vedere, entrambi non hanno ancora dimostrato tutto il loro potenziale ma quando ne mostrano anche solo qualche sprazzo, si accendono i riflettori e si illuminano soprattutto gli occhi degli appassionati, pardon, degli innamorati.
I miei occhi ora brillano per Daniele e quel soprannome, ragazzo, adesso è solo per lui.

Futuro
Cosa bisogna aspettarsi da Daniele Baselli? Provo a leggere nel volo degli uccelli, consapevole che quando si ha a che fare con un calciatore molto giovane, bisogna andare sempre con i piedi di piombo.
Innanzitutto si attendono conferme rispetto al ruolo di protagonista che si sta ritagliando al Toro, evitando di pronosticare cifre realizzative mettendo sempre al primo posto quello che chiama percorso di crescita.
Non va dimenticato, ad esempio, che questo è il primo campionato di Baselli come titolare in serie A.

A questo discorso di crescita tecnico-tattica, va aggiunto un ragionamento sulla struttura fisica, sull’irrobustimento di un ragazzo alto, esile e non molto pesante (182cmx70kg): nonostante una buona resistenza nei contrasti, la sensazione è che, farsi le ossa, non sia un luogo comune ma una reale necessità.

Poi c’è il discorso Nazionale.
Il primo treno passato ad ottobre, coinciso con l’infortunio del centrocampista, è andato.
Non credo che Conte lo avrebbe schierato nelle due partite contro Azerbaigian e Norvegia ma penso che il ct lo stia tenendo d’occhio e a mio avviso potrebbe convocarlo per le prossime amichevoli azzurre di novembre contro Belgio e Romania.
Saranno test importanti sia per gli Azzurri che per il ct. Conte deve iniziare a dipanare la matassa in vista degli Europei di Francia del prossimo anno e credo sia lui il primo a tifare per avere delle importanti e valide alternative per il futuro.
Entrare nel giro della Nazionale, nell’anno che porta ad una manifestazione così importante è un segnale non da poco e una opportunità che va colta al volo.

Infine, quando si parla di futuro, viene inevitabile pensare ad un Baselli ancora più maturo e forte, magari in una squadra di grande prestigio, magari lontano dall’Italia.
Il Toro è chiaramente un punto di partenza, il posto ideale dove costruire una solida carriera.
Mezzala, volante, esterno, trequartista: poco importerà quale sarà ruolo del ragazzo nel prossimo futuro, e sarei curioso di vederlo evolvere ancora in un altro tipo di giocatore, magari più dinamico ed esplosivo. Tanto per continuare il gioco dei paragoni, un Kakà prima maniera.

In ultimo il discorso legato strettamente al carattere del ragazzo che ha le carte in regola per diventare uno di quei leader silenziosi che nel calcio, spesso diventano fondamentali per una squadra.
Non resta che attendere.
Saranno il tempo e il campo a dare le risposte necessarie.
Dalla sua, Daniele Baselli, il ragazzo, ha il talento e una straordinaria maturità.
Ne siamo convinti, il bello deve ancora venire.

There was a boy
A very strange
Enchanted boy
They say he wandered
Very far, very far
Over land and sea
A little shy and sad of eye
But very wise was he
David Bowie, Nature Boy

Questo articolo è stato pubblicato dal blog Rivista undici
Ringrazio Davide Coppo per la sua gentilezza e disponibilità

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