17 Giugno – Giorno#6

La partita #15

Belgio v Algeria 2-1

Sarà ricordata come: Il balbettante inizio di una bella banda di giovanotti

Al termine dei primi 45′ gli amanti del calcio che avevano scommesso sul Belgio come possibile sorpresa del mondiale erano in depressione. Io in testa al plotone.
Spaventati, lenti, prevedibili, bloccati e in svantaggio per 0-1 contro la modesta Algeria.
Una delle squadre più talentuose del torneo alle prese con una falange oplita di giocatori avversari schierati a protezione della porta difesa da Mbolhi. I giovani ragazzotti belgi faticavano in maniera incredibile: era quasi frustrante vederli girovagare per il campo senza nessuna idea, svuotati dall’emozione dell’esordio.
L’Algeria ne approfittava e si portava in vantaggio grazie ad un rigore nettissimo che Feghouli realizzava spiazzando Courtois.
Lukaku, attesissimo (ma ancora reduce dai postumi dell’infortunio), era il peggiore in campo per distacco.
Dopo il riposo il Belgio si scuoteva e dalla panchina arrivavano i goal che valevano il sorpasso. Prima Fellaini per l’1-1 di testa, su bellissimo cross di De Bruyne e poi Mertens su assist al bacio di Hazard.
L’Algeria nel secondo tempo ha praticamente rinunciato a giocare, arretrando continuamente il baricentro e finendo per capitolare proprio sul più bello.
Alcune scelte di Wilmots mi hanno lasciato un po’ stupito, ma il Belgio ha un tasso tecnico qualitativo talmente elevato che è impensabile non presagire un fulgido futuro per questa generazione di calciatori.
Sono pronto a scommettere, che da qui, da oggi, da questo match a due facce, sia nata una grande storia da raccontare.
Da segnalare il debutto di Origi, classe 1995.

I protagonisti del match

In positivo: Martens e Fellaini per il Belgio, Feghouli per l’Algeria
In negativo: Lukaku per il Belgio

La giocata del match

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Eden. Come il Paradiso. Un nome importante che calza a pennello per le sue qualità, paradisiache perlappunto. Trequartista con il numero dieci stampato sulle spalle, Eden Hazard è stato uno dei migliori in campo oggi durante l’esordio agrodolce del Belgio di Wilmots.
Emarginato a sinistra per tutta la partita con l’ordine di accentrarsi, ha faticato come tutta la squadra, ma alla fine il suo apporto è stato determinante come spesso accade ai giocatori di grande talento.
Quando il Belgio ha pareggiato grazie all’asse De Bruyne-Fellaini, Eden Hazard deve aver pensato che no, non poteva non lasciare il segno in un match così importante e ha immaginato che sarebbe bastato un solo pallone, quello giusto, per poter essere ricordati nella partita in cui cominciò tutto. Sì, perchè la più forte e talentuosa nazionale belga di tutti i tempi, ha iniziato a scrivere una storia nuova, bella e, in futuro, vincente.
Siamo 1-1. L’Algeria si è portata avanti in una delle sue rarissime sortite offensive del secondo tempo e finalmente il Belgio trova quegli spazi che per oltre settanta minuti gli erano stati negati dagli avversari.
La palla viaggiava veloce dalla difesa ad Hazard che la lasciava scorrere oltre la linea di metà campo, eludendo il suo avversario.
Hazard viaggia verso la porta, leggermente sulla sinistra, attirando a sè gli sguardi di preoccupazione di tre difensori algerini: ed è in questo momento che taglia il campo con un preciso pasaggio per Mertens, completamente solo sul lato destro del campo.
Hazard lo aveva visto circa trenta metri indietro. Erano partiti insieme, di gran carriera da prima di centrocampo con l’esterno del Napoli che continuava a sbracciarsi per attirare l’attenzione del suo compagno.
Il passaggio di sinistro diventava assist, grazie alla realizzazione di Mertens, ed era un gioiello che non poteva non essere sfruttato a dovere.
Eden aiutava Mertens a mandare il Belgio in Paradiso. Amen.

La statistica del match

0 come le parate del portiere belga, Courtois

 

 

La partita #17 

Brasile v Messico 0-0

Sarà ricordata come: L’Invincibile Armata suda e rischia. Non poco.

Non è un dramma, ma il pareggio di stasera lascia sicuramente l’amaro in bocca ai milioni di brasiliani che il 13 luglio si aspettano di vedere trionfare la propria nazionale.
Certo è che contro il Messico la squadra ha sfiorato ripetutamente il goal (negato solo dalla bravura di Ochoa) ma ha anche rischiato e offerto il fianco alla Tri e anche Julio Cesar ha dovuto mettere più di una pezza.
Alla fine il risultato è stato giusto e penso che il Messico, dopo tutte le tribolazioni per qualificarsi a questo mondiale, stia alzando l’asticella delle sue prestazioni.
Squadra quadrata con buon tasso tecnico, giocatori che sanno dare del tu al pallone e un tecnico in gamba, che conosce il fatto suo.
Il Brasile lo vedo sempre più nervoso. Fred impalpabile e sostituito, Scolari stasera forse avrà capito che il riccioluto centravanti non è in grado di sostenere l’attacco della nazionale e prevedo cambiamenti per la terza partita.
Sembra esserci poca qualità in mezzo al campo dove Ramires, Paulinho e Luiz Gustavo fanno solo legna: Hernanes forse potrebbe essere una valida alternativa ad un centrocampo poco fantasioso.
La qualificazione non è ovviamente in discussione, ma non con i trionfalismi che molti si attendevano.
Per il Messico resta solo l’ostacolo Croazia, in attesa della partita di domani tra i croati e il Camerun. Qualificazione apertissima.

I protagonisti del match

In positivo: Ochoa e Guardado per il Messico
In negativo: Oscar e Fred per il Brasile

La giocata del match

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Stasera ha preso tanti calci. Non quelli che prenderebbe in un campionato come quello italiano, tanto per dire, ma è già un inizio. E’ brutto dirlo, ma Neymar jr si attira tutti gli strali possibili e immaginabili solo per il suo atteggiamento a dir poco fastidioso.
Eppure nonostante tutti i calci, Neymar insiste nel suo campionario di finte, doppi passi, surplace. Non è calcio se non è giocato così. Neymar è un giocoliere, non ho ancora capito se è un bluff, un fenomeno da baraccone o un campione da libro dei record.
Diciamo che con il pallone tra i piedi riesce, in velocità, a fare cose che solo il primo Ronaldo faceva.
Stasera il numero dieci brasiliano ha mostrato un pezzo di bravura che non sospettavo avesse nel suo repertorio.
Al 26′ il Brasile è in attacco. Dani Alves recupera un pallone vagante, guarda in centro all’area e crossa. Strano per una nazionale come il Brasile…un cross e per chi, poi?
La palla ha un bel giro ed è destinata alla testa biondo colorata del numero 10 verdeoro che corre verso il pallone e stacca perpendicolarmente al terreno con i piedi uniti, sovrastando uno specialista del gioco aereo come Rafa Marquez.
Per farlo, con grande mestiere, mette il suo braccio sulla spalla destra del veterano della Tri.
E’ un gesto di grande astuzia, un gesto da attaccante scafato, quasi un voler rimarcare le sue capacità in ogni parte del campo, in ogni fondamentale, in ogni istante del match.
Il suo colpo di testa, indirizzato a fil di palo, viene salvato in maniera miracolosa da Ochoa.
Un botta e risposta fantastico, con il portiere messicano sugli scudi.

La statistica del match

77 palle perse dal Brasile

 

La partita #16

Russia v Corea del Sud 1-1

Sarà ricordata come: La partita più brutta del Mondiale, con due figuranti in porta.

Brutti, sporchi e cattivi. No, non è il film di Ettore Scola, con Manfredi attore principale. E’ Russia-Corea del sud, gruppo H. Meglio la Corea, se proprio devo scegliere con una pistola puntata alla tempia.
Russia veramente deludente, senza anima, senza qualità (Dzagoev in panchina è uno scempio) e soprattutto senza un bomber che risolva le situazioni più intricate, ma soprattutto con un portiere in grave imbarazzo, Akinfeev, incerto come non mai.
Se Atene piange, Sparta non ride. La Corea molto rapida, molto veloce, non ha lo straccio di un gioco. Si affida a qualche individualità interessante (Son, Ki, Kim) e ha un portiere che non potrebbe giocare in serie D.
Peculiarità del match, l’imbarazzante prestazione di entrambi i portieri.
Akinfeev, esperto e abituato a giocare certe partite, non ha bloccato un pallone e ha regalato il goal del vantaggio a Lee, autore di un tiro non irresistibile che il portiere russo ha malamente saponettato alle sue spalle.
Il lunghissimo Jung, invece, ha respinto tutto in maniera goffa, poco sicura, alle volte comica.
Il goal di Kerzhakov nasce da un suo errore.
Capello ha molti problemi ma sembra abbia fatto di tutto per complicarsi la vita: il materiale umano è quello che è, e dubito che questa Russia possa andare molto lontano.
Corea che basa tutto sulla velocità e sul contropiede. Per la seconda piazza del girone ci sono anche loro. Argh.

I protagonisti del match

In positivo: Kerzhakov per la Russia, Kim per la Corea
In negativo: Akinfeev per la Russia, Jung per la Corea

La giocata del match

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Quando con i suoi occhi di ghiaccio, Aleksandr Kerzhakov, ha letto la distinta che lo designava in panchina, deve aver pensato che il calcio è proprio uno sport strano. Ma come? Il bomber di una nazionale che non segna mai, finisce in panchina all’esordio in un Mondiale?
Nato ai confini con la Finlandia, Kerzhakov è un centravanti molto mobile che non dà punti di riferimento. Non segna tantissimi goal, ma è uno del mestiere e sa che questa squadra ha bisogno di lui.
Capello, dopo 71′ di nulla cosmico, lo manda in campo e lui lo ripaga con un goal di opportunismo furbizia e scaltrezza che solo i centravanti di un certo spessore possono segnare.
Batti e ribatti furioso e un pallone che non ne vuole sapere di entrare. Kerzhakov ha già capito dove andrà quel pallone. Lo ha seguito con gli occhi, i suoi occhi chiari, penetranti, lo ha chiamato a sè e si è avvicinato al pallone in maniera fulminea. A due passi dalla porta, una veronica e un destro che risolve la questione e che toglie dall’imbarazzo Capello.
Don Fabio avrà il coraggio di spiegargli perchè lo ha fatto partire dalla panchina?
Credo di no. Credo piuttosto che Kerzhakov sarà titolare contro il Belgio, senza troppe spiegazioni. Basterà uno sguardo.

La statistica del match

Palle perse 86 Russia, 83 Corea

 

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