Incredibile, l’hanno fatto – Barcellona v Paris 6-1

Quando al termine della partita di andata tutto il mondo o quasi recitava il de profundis del Barcellona, il sottoscritto ammoniva: “E’ difficile. Ma il Barcellona è la squadra che può fare cinque-sei gol a chiunque. Dipende da quanti ne prenderà.”
So che può apparire come una sbruffoneria nemmeno da poco, venire a dire, a cadavere parigino ancora caldo: “Io ve lo avevo detto.” Tant’è.
Perché il Barcellona nell’andata terminata 0-4, era stato troppo brutto per essere vero e il Paris troppo bello. C’è un però: queste partite durano 180 minuti e i valori tecnico-tattici diventano solo uno dei tanti fattori che caratterizzano sfide di questo genere.
La componente psicologica ha, ovviamente, giocato un ruolo determinante e non è stata gestita in maniera saggia dalla compagine francese.
Luis Enrique lo aveva detto: “Noi possiamo fare anche sei gol”. E così è stato.
Il vero sconfitto di questa sera ha il volto di Unai Emery. Mi dispiace dirlo perché il tecnico basco è preparato (e vincente) ma questa sera, che poteva confermare le grandi potenzialità di questo Paris, che poteva essere storica perché si poteva considerare chiuso il ciclo del Barcellona, è stata preparata veramente male.
Prima che a livello tattico, direi a livello mentale.

Il vantaggio è stato dilapidato e non gestito. Mi sarei immaginato un Paris di assalto, pronto a cercare quel (quei) goal che avrebbero mandato all’inferno Messi e co.
Invece il Paris ha giocato in maniera attendista, cercando di sfruttare gli spazi che un Barcellona iper offensivo gli avrebbe offerto: alla fine in conferenza stampa rimarcherà “gli errori arbitrali e quanto avvenuto in questo stadio incredibile.”
Ecco, Unai, sì. Incredibile.
Visto che è la serata della dietrologia, penso che Emery abbia perso il controllo della situazione, alla fine della partita di andata. Sembra fin troppo ovvio aver dato per morto il Barcellona e, visto quanto accaduto stasera, è chiaro e lampante che questa rimonta è figlia della paura e della incapacità di ripetere il match dell’andata.

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E invece (grazie anche a due rigori generosi, quanto ingenui per dinamica) la storica rimonta è andata in archivio, con tanti saluti ai corvi che aleggiavano sulla testa di Luis Enrique.
Certo che gli episodi hanno fatto tutta la differenza del mondo: negli occhi rimane il possibile 3-2 di Cavani (parata di piede di Ter Stegen) e Di Maria che a tu per tu con il portiere catalano getta alle ortiche il match point.
Il gol del 4-1 di Neymar all’88’ ha riacceso le speranze dei padroni di casa che hanno avuto ragione a credere nella possibilità della rimonta: quando segna il brasiliano, Luis Enrique non esulta nemmeno.
Il 6-1 di Sergi Roberto manda in visibilio un intero popolo e spedisce all’inferno il Paris.
Sinceramente, nonostante qualche decisione dubbia (da entrambe le parti, sia detto), una rimonta così, scalda i cuori di chi ama questo sport. Bisogna trovare un equilibrio però tra gli errori del Paris e i meriti del Barça che rientra prepotentemente in lizza per la vittoria finale.
Il Paris si conferma eterna incompiuta e sarà molto difficile riprendersi da una botta di queste proporzioni.

Nell’altra partita il Dortmund di Tuchel fa a pezzi il Benfica. La partita di andata era stata un miracolo. Giusto così.
I gialloneri possono essere una mina vagante nell’urna di Nyon mentre il Benfica dei giovanotti, capitanato dall’eterno Luisao, si potrà concentrare sui tornei lusitani in cui è ancora in lizza.

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