Il viaggio degli eroi – Come tutto ebbe inizio – Terza parte

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Terza tappa del nostro viaggio alla scoperta della rinascita del calcio belga e la sua generazione di fenomeni. 

Resurrezione

fellaini mertens reutersIl Belgio di Wilmots nasce da un preciso dettame federale. Il classico 4-3-3 di cui parlavamo in precedenza. Courtois, portiere abile anche nel gioco con i piedi, si è confermato ad alto livello dopo le belle annate di Madrid e ora è una colonna del Chelsea. La difesa a quattro, con i terzini piuttosto bloccati (Aldeiwereld e Vertonghen), può contare su una coppia di ottima qualità a comporne la cerniera centrale: Company e Vermaelen. Il primo, capitano del Manchester City, desta qualche perplessità nel mantenimento della concentrazione e spesso si distrae proprio sul più bello. Vermaelen, dopo il trasferimento al Barcellona, non ha più visto il campo a causa di qualche problema fisico di troppo. Ma restano, nel panorama internazionale, due difensori di ottimo livello.

A centrocampo il fosforo e l’atletismo di Witsel e Fellaini la fanno da padroni e De Bruyne completa il reparto con l’ulteriore aggiunta di qualità e fantasia, requisiti che danno al Belgio la giusta imprevedibilità e una sempre importante concretezza. A suon di prestazioni eccellenti nel suo club, però, Radja Nainggolan si è guadagnato un posto nell’undici titolare: il risultato è lo slittamento di De Bruyne in una posizione più offensiva, nel tridente d’attacco, e un centrocampo più coriaceo con il mohicano belga-indonesiano a dare equilibrio e la giusta dose di cattiveria.

Il trio offensivo prevede due esterni molto larghi, Mertens e Hazard, che hanno licenza di accentrarsi e svariare permettendo ai centrocampisti di inserirsi negli spazi che loro stessi hanno aperto. In avanti, Romelu Lukaku o Christian Benteke completano il reparto, consentendo ai Diavoli Rossi di essere rapidi e potenti là davanti, dove serve fisicità ma anche tecnica. Ai Mondiali scorsi, Lukaku arretrava molto per venire a fare gioco, da qui la nostra definizione un po’ agée di centravanti di manovra. Il gioco offensivo del Belgio non destò grande impressione: pochi palloni giocabili, manovra lenta e prevedibile, terminale troppo isolato ed esterni frenati. Il dopo Mondiale ha consegnato al Belgio maggior consapevolezza nei propri mezzi. Dopo la sconfitta nei quarti contro l’Argentina, i Diavoli Rossi hanno disputato sette incontri, 5 validi per Euro 2016 più 2 amichevoli, e hanno raccolto 5 vittorie e 2 pareggi, con 18 goal realizzati e 2 soli subiti.

Il ritorno con l’elisir

formazione belgioSono passati otto anni da quell’Europeo Under21: la qualificazione ai Mondiali del 2014, insieme all’ottimo risultato conseguito nella competizione iridata (quarti di finale, sconfitti ancora una volta dall’Argentina), si deve alla più straordinaria nidiata di campioni mai vista fino ad ora a queste latitudini. Un gruppo che potrebbe scrivere, finalmente, una (o più di una) pagina di storia per il calcio belga. Dove non arrivarono i padri potrebbero arrivare i figli, o addirittura, vista la giovane età di alcuni di loro, i nipoti.

Il valore dei 23 che compongono la rosa attuale è di 365 milioni di euro (il Brasile, per intenderci, ha un valore di 465 milioni): tre portieri di sicuro affidamento come Courtois, Mignolet e Casteels, difensori del calibro di Kompany, Vertonghen, Lombaerts e Alderweireld o il piccolo Jordan Lukaku, fratello dell’attaccante Romelu. A centrocampo Wilmots ha l’imbarazzo della scelta grazie a Witsel, Nainggolan, Fellaini, Dembele, De Bruyne, Hazard, Defour, Praet, Chadli, Ferreira-Carrasco, Januzaj e Youri Tielemans, il diciottenne dell’Anderlecht che diventerà presto l’ennesimo craque del mercato. In avanti, insieme al napoletano Mertens, il centravanti dell’Aston Villa Benteke, il possente Lukaku, Divock Origi del Liverpool e l’ultimo gioiello scoperto a Marsiglia da quel genio del “Loco” Bielsa, il già citato Michy Batshuayi. E poi, ancora, Malanda, Mpoku, Kabasele e il “paisà” Massimo Bruno.

La strada verso Euro 2016, nonostante la recente battuta d’arresto in Galles (1-0, goal di Bale), è in discesa. A metà del cammino di qualificazione i Diavoli Rossi occupano la seconda piazza del girone B e gli avversari che possono impensierire la banda Wilmots non sembrano in grado di reggere il confronto: Israele, Cipro, la disastrosa Bosnia di Bazdarevic e la cenerentola Andorra rischiano di diventare semplici sparring partner. Un delitto non accomodarsi proprio mentre il ranking FIFA recita: prima Germania, secondo Belgio. Intanto i bookmakers assegnano ai Rode Duivels una quota allettante: gli uomini di Wilmots sono listati a 10.00 e non sono ancora qualificati per la rassegna continentale.

Epilogo

figurine album panini europa 80Le suggestioni che fanno parte di un viaggio sono molteplici. Le mie partono da un album di figurine datato 1980. In copertina c’è Franco Causio a San Siro, con la maglia della Nazionale italiana durante un’amichevole con l’Olanda. Quell’album è il primo ricordo che ho di una competizione internazionale. Rimembro anche la mascotte, Pinocchio con un cappello (tragico) da imbianchino, con la scritta “Europa ’80”. All’interno faceva bella mostra di sé la raccolta con le foto delle nazionali e i volti dei giocatori, in pieno stile Anni Settanta, con i basettoni, qualche baffo e i capelli boccolosi: l’Italia padrona di casa, la Germania Ovest, la Grecia, l’Olanda, la Spagna, l’Inghilterra, la Cecoslovacchia e il Belgio.

Ovviamente il mio viaggio si conclude con il ricordo di quella Nazionale che trentacinque anni fa sfiorò il successo continentale: Jean-Marie Pfaff, Eric Gerets, Luc Millecamps, Walter Meeuws, Michel Renquin, il capitano Julien Cools, René Vandereycken, Wilfried Van Moer, François Van der Elst, Raymond Mommens e Jan Ceulemans. I loro nipoti, tra un anno, avranno la chance della loro vita per dimostrare che quanto sfuggì trentacinque anni fa, ora è a portata di mano.

Il viaggio finisce da dove era partito.

«I due uomini, che in quel momento ignoravano l’uno la presenza dell’altro, guardavano nella stessa direzione, verso il mare inondato di sole su cui sembravano invischiate le vele di una goletta. Poi ci fu quel fremito che annuncia il risveglio di un dormiente, o il pigro stirarsi di un animale, ed entrambi smisero nello stesso istante di fissare il mare e si voltarono»
Georges Simenon

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