La Coppa d’Africa 2015 in quattro passi – Il girone A

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Breve viaggio in direzione Coppa d’Africa. Vi portiamo con noi a conoscere tutte e 16 le squadre, girone per girone, che si sfideranno dal 17 gennaio per diventare la Regina del Continente nero. Una competizione affascinante, dove il calcio è ancora gioco e istinto. Partiamo dal girone A.

La Coppa d’Africa 2015 ha avuto un travaglio lungo e doloroso. Le sedici regine del continente nero si sfideranno nella piccola Guinea Equatoriale (già sede dell’edizione 2012 in coppia con il Gabon) a seguito del rifiuto della federazione marocchina di ospitare la manifestazione a causa dell’epidemia di ebola che sta colpendo duramente il continente. Squalificato il Marocco e scelta la nuova sede (a poco meno di due mesi dall’inizio del torneo) dal 17 gennaio all’8 febbraio nelle città di Bata, Malabo, Mongomo e Ebebiyin divise in 4 gironi da 4 squadre ciascuno, andranno in scena partite di un calcio diverso, un po’ naif, scevro da rigide direttive tattiche, fisicamente e atleticamente eccezionale, ma legato a dinamiche molto distanti dalle logiche che conosciamo. Non sarà difficile leggere di squadre che si affidano a stregoni, federazioni corrotte e giocatori disposti a scioperare (o disertare) in caso di mancati pagamenti.

Il calcio africano è una promessa. Un sogno, istintivo e gioioso: un gioco. Resta solo qualche ombra di troppo sul Paese ospitante e sulla sua dittatura morbida: la Guinea Equatoriale è regolarmente in testa ai paesi più corrotti del mondo e gli effetti del colpo di stato del 1979 non hanno fatto altro che acuirsi. Teodoro Obiang ha sempre incentivato i grandi eventi (l’edizione del 2012 in particolare) e le grandi controversie legate ad alcune amichevoli particolari con la Spagna hanno fatto storcere il naso a molti giornalisti iberici che non hanno esitato a parlare di amicizie pericolose tra il regime e la federcalcio spagnola.

Ecco a voi la prima parte di questo viaggio che ci accompagnerà verso la trentesima edizione del torneo continentale africano. Si parte dal girone A.

Girone A

guinea equatorialeGuinea Equatoriale

FIFA Ranking: 120° posto, agg. 18 dic 2014
Partecipazioni alla Coppa d’Africa: 2
Miglior piazzamento: quarti di finale 2012

La piccola nazionale equatoguineana non era riuscita a qualificarsi alla fase finale della Coppa d’Africa 2015, ma la squalifica del Marocco e la decisione della federazione africana di affidare agli Nzalang (i Fulmini) l’organizzazione della competizione ha fatto sì che gli scenari cambiassero in maniera radicale. La seconda partecipazione assoluta (dopo quella del 2012, sempre da Paese ospitante) la dice lunga sulla forza e sulle possibilità della compagine che fino a pochi giorni fa era allenata dall’ex centrale difensivo basco Andoni Goikoetxea, il Macellaio di Bilbao, l’uomo capace di rompere nientemeno che Diego Maradona. Il nuovo presidente della federazione Andrés Jorge Mbomio, nel giorno del suo insediamento, ha silurato il tecnico basco, lasciando la selezione priva di una guida. Non un grande viatico per una nazionale che aveva come obiettivo il miglioramento della buona prestazione del 2012, quando raggiunse i quarti di finale.

Gli equatoguineani sono una vera e propria multinazionale, infatti molti giocatori militano nei campionati di mezzo mondo: tra i giocatori più interessanti ci sono Ruben Belima, ala sinistra del Real Madrid C, Valeriano Nchama (Altovicentino, serie D) e una serie di giocatori che si dividono tra campionato locale, Belgio, Messico, Cipro, Colombia, Marocco e India. L’elemento più rappresentativo è il trentacinquenne capitano Juvenal (28 presenze e 6 reti) che milita nel Santa Coloma, campionato di Andorra. L’esordio per i Fulmini sarà il 17 gennaio nel match inaugurale, contro i Diavoli Rossi del Congo.

congoCongo

FIFA Ranking: 61° posto, agg. 18 dic 2014
Partecipazioni alla Coppa d’Africa: 7
Miglior piazzamento: vincitore nel 1972

Ai dirigenti congolesi serviva un allenatore vincente ed esperto conoscitore dell’Africa: l’identikit perfetto corrispondeva alla figura di Claude Le Roy. Sessantasei anni spesi quasi tutti in Africa, lunghi capelli biondi, occhiali da intellettuale (e non solo gli occhiali), cresciuto nel Continente nero al seguito di suo padre, un’idealista che ha sostenuto parecchie lotte per l’indipendenza di Paesi in guerra. L’allenatore nato in Normandia ha allenato, tra le altre, Camerun, Repubblica Democratica del Congo (a più riprese), Ghana e Senegal. Passato anche dal Milan, in qualità di osservatore del mercato africano, terminò la sua esperienza dopo circa tre mesi, senza lasciare traccia alcuna. Impegnato politicamente, Le Roy non è soltanto un uomo di calcio, bensì un antropologo, un uomo di cultura che cita Rimbaud e rifugge la guerra («Quando allenavo la Siria, scoprii che il governo sparava sui suoi cittadini. Me ne andai in quattro e quattro otto»). Lo stregone bianco, questo è il suo soprannome, ha condotto i diavoli rossi del Congo ad una miracolosa qualificazione ai danni della quotatissima Nigeria.

Servirà un altro miracolo per passare il turno nell’equilibratissimo girone A e la rosa congolese non sembra attrezzata per compiere risultati di alto livello: il centrocampista N’Dinga in forza all’Olympiacos, Prince Oniangué dello Stade Reims e il desaparecido Dominique Malonga (ex Torino e Cesena, ora in forza all’Hibernian, Scozia) sono gli uomini più rappresentativi. Occhio a Bifouma, ventidue anni, gioca in Spagna, nell’Almeria, ma l’eroe delle qualificazioni è N’Ganga che con un tracciante da trentacinque metri ha regalato al Congo il passaggio del turno. Il Congo non si qualificava alle fasi finali della Coppa d’Africa dal 2002.

GabonGabon

FIFA Ranking: 65° posto, agg. 18 dic 2014
Partecipazioni alla Coppa d’Africa: 6
Miglior piazzamento: quarti di finale, 1996 e 2010

Per cancellare una cocente delusione, per dimostrare che le Pantere sanno ancora graffiare, per cancellare la delusione del 2012, quando, da padrone di casa, il Gabon vide la sua corsa fermarsi nei quarti di finale contro il Mali (5-4 ai rigori). Da lì deve ripartire la giovane storia, costellata da risultati magri e, appunto, delusioni cocenti, di un piccolo Paese calcisticamente (ma non solo) poco attrezzato. Si riparte dalla maledetta serata di Libreville e dal rigore sbagliato dal suo giocatore simbolo, Pierre-Emerick Aubemeyang (3 goal nell’edizione 2012) e dalla sua voglia di riscatto. Il venticinquenne cresciuto calcisticamente nel Milan, ora al Borussia Dortmund, è sicuramente l’uomo su cui vertono le speranze di successo della nazionale gialloblù. Attaccante veloce, letale negli spazi, contropiedista eccellente, a Dortmund gioca in posizione più defilata ma Jorge Costa potrebbe utilizzarlo da centravanti classico.

L’ex difensore del Porto, noto per il suo gioco rude, dopo la gavetta sulle panchine di mezzo Portogallo, ha ottenuto la vittoria nel campionato romeno con il Cluj nel 2011-12 e nel 2014 ha accettato di allenare le Pantere. Servirà qualche malizia in più e, in questo senso, l’esperienza maturata da Ecuele-Manga (Cardiff), Madinda (Celta Vigo), Ebang (Ostenda) e Poko (Bordeaux), solo per citare i più rappresentativi, potrà essere una freccia in più all’arco dell’allenatore portoghese.

burkina fasoBurkina Faso

FIFA Ranking: 63° posto, agg. 18 dic 2014
Partecipazioni alla Coppa d’Africa: 10
Miglior piazzamento: secondo posto 2013

La nazionale allenata dal belga Paul Put è stata la rivelazione dell’edizione 2013. Gli Stalloni, questo il soprannome dei burkinabè, nel 2013 hanno raggiunto il loro miglior risultato di sempre venendo sconfitti in finale dalla Nigeria. Ai nastri di partenza il Burkina Faso si presenta con la miglior Nazionale di sempre. Accanto al monumento Jonathan Pitroipa capocannoniere delle qualificazioni, (una carriera tra Bundesliga, Friburgo e Amburgo, e Ligue 1, Rennes, ora in forza all’Al-Jazira) il movimento burkinabè può contare su giocatori di ottimo livello come Kaborè (Kuban Krasnodar) e Bakary Konè (Lione). Ma ancora una volta sarà la forza del collettivo, quella capace di eliminare Togo, Ghana e Zambia nel 2013, la base su cui poggerà il credo di Put.

Il suo esilio dal calcio che conta, Put lo sta scontando a suon di risultati. Squalificato per lo scandalo scommesse del campionato belga (e per questo la sua carriera in patria è di fatto chiusa) ha recentemente ammesso che il suo obiettivo è guidare una grande squadra per dimostrare il suo valore. Quanto fatto (e quanto farà) con il piccolo Burkina potrà servire per far dimenticare il suo torbido passato.

Questo articolo è stato pubblicato da Contropiede.net e Ilgiornale.it

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