L’altro calcio

Enkhjargal Tserenjav (Mongolia, a sx) e Chiquito Do Carmo (Timor Est)

Non ti chiedo miracoli o visioni, ma la forza di affrontare il quotidiano.
Preservami dal timore di poter perdere qualcosa della vita.
Non darmi ciò che desidero ma ciò di cui ho bisogno.
Insegnami l’arte dei piccoli passi.
Antoine de Saint-Exupery

Il campionato mondiale di Russia2018 è appena iniziato. Sì, avete letto bene. Il Mondiale targato Putin, oligarchi russi, stadi faraonici, investimenti milionari? Sì, proprio quello.
Per la precisione è iniziato il 12 marzo scorso sull’isola di Timor Est, nella capitale Dili. Ex colonia portoghese, poi provincia dell’Indonesia al centro di un lungo processo di indipendenza terminato solo nel 2002 dopo sanguinose rivolte che si sono protratte anche nel 2006 e nel 2008, Timor Est è un paese non molto tranquillo, uno degli unici due a maggioranza cattolica in tutto il sud-est asiatico insieme alle Filippine.

Dicevamo che a Dili è partito il mondiale. Non è ancora il Mondiale di Cristiano Ronaldo e Messi, ma è l’inizio del gargantuesco torneo di qualificazione che porterà a Russia2018 le 32 rappresentative che disputeranno la fase finale.
Pertanto, il primo torneo di qualificazioni a partire è quello asiatico, e a Dili è andato in scena il match tra Timor Est e Mongolia. Per la cronaca la partita è terminata 4-1 per i padroni di casa che dopo 7 minuti conducevano per 2-0. Poi il pirotecnico finale con tre goal negli ultimi 6 minuti di gioco.
Per la Mongolia non sarà facile ribaltare il passivo nel freddissimo match di Ulan Bator domani alle ore 9 italiane (le 16 locali).
E se a Dili si è giocato a 35 gradi, in Mongolia si giocherà sottozero, in uno dei match climaticamente più incredibili della storia calcistica.
Domani quindi ci saranno le prime eliminazioni, non certo eccellenti: Yemen o Pakistan, Cambogia o Macao, Sri Lanka o Bhutan, Taipei o il piccolo sultanato del Brunei, l’India o il Nepal saranno costrette ad abbandonare la competizione al primo turno.

La nazionale del Bhutan

E proprio il Bhutan ha compiuto un piccolo miracolo. Ultimo posto nel ranking FIFA (209esimo), prima partita di qualificazione ai Mondiali (vinta per 1-o fuori casa contro lo Sri Lanka) e un piede al secondo turno di qualificazione.
Record soprattutto negativi per la nazionale dei Dragoni Gialli. Nella loro giovane storia, nelle 59 partite disputate sono arrivate 4 vittorie, 4 pareggi e 51 sconfitte per un totale di 220 goal subiti, a fronte di appena 32 segnati.

Un momento di Bhutan-Montserrat del 30 giugno 2002

Un momento di Bhutan-Montserrat del 30 giugno 2002

Il Bhutan passò all’onore della cronaca per il match disputatosi in contemporanea con la finale del mondiale nippocoreano del 2002. A Yokohama si giocava Brasile-Germania mentre nel cuore dell’Himalaya si disputava “l’altro mondiale”, una partita tra le due squadre in coda alla classifica FIFA. A 2300 metri di altitudine davanti a 15.000 spettatori, andò in scena uno spettacolo unico. 
Bhutan-Montserrat (piccola isola del Pacifico) 4-0. Senza sponsor, senza loghi, senza cartelloni pubblicitari.
Venne realizzato un film e il primo ministro del Bhutan, Wangchuk, rimase così colpito dalla vittoria da proclamare un giorno di vacanza per le scuole.

Il 22 marzo, invece, inizierà la rincorsa delle nazionali centro-nord americane.
Il primo turno si inaugurerà a Bridgetown, Barbados. A far visita ai padroni di casa le Isole Vergini Americane, da non confondere con le Isole Vergini Britanniche che giocheranno il 26 di marzo contro la Dominica.
Una corsa lunga quasi 3 anni per il raggiungimento di un sogno, più di 800 partite e una valanga di goal da tutti gli angoli del mondo.
Anche quelli più remoti.

 

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