Sciacquar la bocca nei Navigli – Bonucci va al Milan

D’estate il tema ricorrente è il calciomercato. Inutile girarci intorno, tutti ne parlano, tutti ne leggono e fanno congetture, se ne parla perfino mia madre, è evidente che l’argomento appassiona i più.
Ma perché il calciomercato è diventato così importante? Innanzitutto, perché lega alcune grandi passioni e interessi comuni: il calcio, il denaro, il gossip, i segreti e gli intrighi, le storie.
E’ qualcosa che si avvicina molto alla vita di tutti i giorni con le sue miserie e le sue gioie, le preoccupazioni e le decisioni che, in scala ridottissima, devono prendere i pedatori durante la stagione estiva, quella che non prevede impegni agonistici.
Dopo il caso Donnarumma, che ha infiammato l’inizio della sessione ed è poi rientrato nei ranghi con buona pace dei fiumi inchiostro versati invano, a oggi a tenere banco è l’affaire Bonucci che, invece, nei ranghi non ci torna manco per idea e si trasferisce per 40 milioni dalla Juventus al Milan.
Ovviamente l’operazione ha fatto scalpore, suscitando reazioni disparate, il solito campionario di amanti traditi e vedove, nuovi innamorati felici e commenti social che tralascio volutamente e che meriterebbero ben più di una semplice reprimenda.

Leonardo Bonucci è un giocatore simpatico dove per simpatico, intendo la radice greca del termine: syn (con, insieme) pathos (passione, sentire). 
Per alcuni Bonucci è il calciatore in cui riconoscere la propria passione fino a farla diventare manifesto e modus vivendi: qualcuno in cui riconoscersi non solo per le sue qualità calcistiche, ma qualcuno in cui identificarsi totalmente.
Bonucci non è sicuramente simpatico, per l’accezione comune che diamo al termine, tutt’altro.
A dirla tutta, Leonardo Bonucci è uno che divide facilmente. I suoi atteggiamenti spavaldi e arroganti non lo hanno reso, simpatico, appunto, a molti.
Con il popolo juventino c’era quella corrispondenza d’amorosi sensi che solo con alcuni giocatori si può verificare e Bonucci era uno di questi perché incarna(va) alla perfezione il prototipo del giocatore bianconero: per questo, oggi, molti tifosi si sentono traditi.
I suoi #finoallafine e il suo marchio di fabbrica #sciacquatevi la bocca sono stati i leit motiv di post accorati su twitter e facebook, esultanze e magliette (addirittura).
Quel gesto fatto con un dito a indicare appunto la necessità di pulirsi la bocca prima di parlare di lui (e anche della Juve) ha il sapore acre dell’arroganza e ha contraddistinto il personaggio, sovrapponendo (purtroppo per lui) l’immagine del Bonucci calciatore a quella del Bonucci uomo.
Un vincitore, non un vincente, sempre troppo attento a ricordare agli sconfitti che avevano perso ma piuttosto abile nello svicolare quando (raramente) le sconfitte lo riguardavano da vicino.

La sua carriera subisce una svolta, proprio nel momento più inaspettato (in passato si parlò di cessione all’estero) ma i turning point nella storia di Bonucci sono stati molti e non sempre legati agli aspetti di campo.
Si è parlato di lui per via di un processo sportivo (calcioscommesse 2012, prima richiesta 3 anni e 6 mesi di squalifica, poi assolto e infine prosciolto), si è parlato (e molto, forse troppo) dei problemi di salute di uno dei due suoi figli con una  sovraesposizione mediatica che non ha contribuito a cambiare l’immagine dura e spigolosa che il calciatore Bonucci ha prodotto in tutti questi anni.
Una immagine da bulletto di una periferia pallonara vincente fino a che non si scontra con quelli che vincono davvero.
Allora negli occhi, non di certo degli juventini, rimangono le immagini di proteste eclatanti, atteggiamenti sopra le righe ed emerge soprattutto la figura di un uomo insicuro, forte con i deboli e debole con i forti.

Ovviamente si parlerà di tante cose, dei motivi che hanno spinto il guerriero di tante battaglie ad approdare verso nuovi lidi; della scelta controcorrente di giocare in una rivale storica dei bianconeri.
Soldi? Oppure una situazione divenuta insostenibile, all’interno dello spogliatoio bianconero?
Da dove è partita la crepa? recitava la famosa battuta di Woody Allen in Io & Annie.
Diciamo da Juve-Palermo, dalla serie di vaffa tra Bonucci e Allegri, dall’esclusione in Champions contro il Porto per arrivare ai gossip più spinti che disegnerebbero un Bonucci separato in casa dopo un presunto litigio tra lui e Dybala durante l’intervallo della finale di Cardiff.
Allegri avrebbe posto una condizione per il suo rinnovo: o io o lui.
Così, la società avrebbe scelto Allegri, esautorando uno degli uomini simbolo della squadra vincente di questi anni.
D’altro canto, Bonucci si sarebbe messo di traverso, ponendo il veto sulla destinazione finale.

In castigo, a Porto (e no, non la prese bene)

Chi ci guadagna? Chi ci perde?
Il Milan inserisce un tassello importante (duttile e versatile) in una difesa che potrà giostrare a 3 o a 4.
Vero che stiamo parlando di un calciatore di 30 anni e forse l’investimento potrebbe sembrare azzardato ma, in Italia, Bonucci è il miglior difensore in circolazione.
La Juventus perde un perno ma saprà sistemare la sua difesa. I soldi non mancano, le idee pure: i bianconeri sono come le lucertole, perdono la coda, ma la fanno ricrescere più forte di prima.
Certo è che il gap con le grandi d’Europa non lo colmi cedendo i tasselli fondamentali: Pirlo, Vidal, Pogba ora Bonucci ma ogni volta che è accaduto il tassello inserito non ha fatto rimpiangere il partente.

Chiosa
Non vorrei parlare degli insulti e delle minacce ricevute da Bonucci e famiglia e non starò lì a menarla con la doppia morale che l’anno scorso prendeva spunto dal caso Higuain per mostrare come il tifo stesse trascendendo.

Non vale la pena. Lo schifo è uguale.
Ma la produzione seriale di personaggi “a la Bonucci”, produce questo.
Al bullo risponde il bullo e raramente ho visto bulli intelligenti, capaci di confrontarsi in maniera civile non dimenticando che i social danno voce all’imbecillità e amplificano tutto per cento o per mille, voilà, il gioco è fatto.

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