A lezione dai Maestri

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promo216687684Sta per concludersi la stagione tennistica 2014 e il sipario calerà in Europa, dove nel giro di due settimane verranno disputati il Masters (consentiteci romanticamente di chiamarlo ancora così) e la finale di Coppa Davis. I Masters si giocheranno a Londra, dove il torneo è approdato nel 2009 dopo gli anni aurei del Madison Square Garden (1977-1989), e un lungo e tortuoso girovagare che ha portato le finali in tutti i continenti del globo terracqueo (Tokyo, Parigi, Stoccolma, Melbourne, Houston, Shangai tra le altre). Il torneo, nato nel 1970, si è disputato su 3 superfici: sintetico, cemento ed erba (una sola edizione quella di Melbourne nel 1974) e ha cambiato nome per ben 4 volte, passando da Masters Grand Prix (1970-89), poi ATP Tour World Championship (1990-99), Tennis Masters Cup (2000-2008), arrivando alla dicitura attuale, ovvero ATP World Tour Finals (2009-?).

La formula con i due gironi all’italiana – passano i primi due di ogni girone, poi semifinali e finale – ha destato sempre qualche perplessità, in quanto scardina i fondamenti del tennis, sport che ha nella eliminazione diretta la sua forza principale, quella che regala tensione emotiva a chi assiste e, soprattutto, rende ogni match un vero e proprio duello: con il cosiddetto “round Robin” si perde il fascino del dentro-fuori, senza possibilità di appello alcuno.

«Il girone all’italiana non va bene per il tennis. Chi perde una partita deve andare a casa! Non può vincere il torneo com’è successo spesso al Masters che, a mio avviso si dovrebbe giocare a eliminazione diretta, con tutte le partite 3 set su 5 e un giorno di riposo tra un match e l’altro»
Rino Tommasi

L’albo d’oro del Masters accoglie molte grandi firme che, soprattutto nelle finali, hanno scritto pagine epiche di questo torneo e di questo sport. Basti pensare alla meravigliosa finale del 1988 tra Becker e Lendl conclusasi dopo 5 set tiratissimi, o quella tra Sampras e Becker nel 1996 (ancora lui), o alle grandi sorprese (imprese) di Corretja (1998), Kuerten (2000), Nalbandian (2005) e Davydenko (2009). Il Maestro numero uno, per titoli vinti, è lo svizzero Roger Federer con 6 vittorie (8 finali in totale). Seguono nella speciale classifica, il ceco Lendl e Pete Sampras a 5, poi Nastase a 4 e via via tra gli altri: Novak Djokovic (favorito numero uno dell’edizione 2014), Boris Becker (attuale allenatore del serbo) e John McEnroe entrambi con 3 titoli. Nella classifica dei vincitori manca il nome del grande assente dell’edizione che verrà, quel Rafa Nadal capace di imporsi in carriera in tutti i tornei dello Slam, ma quasi mai competitivo (solo due sconfitte in finale, 2010 e 2013, per mano di Federer e Djokovic) nell’ultimo atto della stagione.

Per gli italiani il Masters è stato sempre una chimera. Sbiaditi ricordi datati 1975 e 1978 grazie alle partecipazioni di Adriano Panatta e Corrado Barazzutti: del resto il nostro tennis maschile, a parte qualche sporadico exploit in Coppa Davis e qualche vittoria in tornei minori dell’ATP, non è stato più capace di produrre giocatori di alto livello. Il talento più fulgido è quello di Fabio Fognini, che avrebbe le capacità e la classe per diventare un top ten ma pare troppo impegnato nella sua battaglia contro tutti: arbitri, pubblico, avversari e non ultimo (e ben più grave), contro se stesso.

(SP)FRANCE-PARIS-TENNIS-ATP-MASTERSAi nastri di partenza del torneo 2014, come già detto, mancherà lo spagnolo Nadal, fuori per infortunio. Il torneo vede così, come logico favorito, Djokovic, che comanda la classifica ATP con 1310 punti di vantaggio su Federer. Il serbo ha vinto 6 tornei durante l’anno e si presenta in grande forma dopo la vittoria di Parigi-Bercy, forte dei record appena raggiunti (le 600 vittorie in carriera, i 20 Masters1000 vinti) e proverà ad eguagliare il record di vittorie consecutive al Masters (3) detenuto da Ivan Lendl e Ilie Nastase. Giocatore dal fisico straordinario, dal grande temperamento e dalla grande carica agonistica, Djokovic basa il suo gioco su potenti e profondi colpi da fondo campo; ribattitore abituato a gestire lunghi scambi, copre a meraviglia il campo grazie ai suoi prodigiosi recuperi. Il suo colpo migliore? La risposta al servizio, nella quale Djokovic abbina prontezza di riflessi, potenza e precisione. Nel girone A Djokovic incontrerà Wawrinka, Berdych e Cilic: sulla carta è questo il raggruppamento più facile dei due, anche perché nessuno dei tre contendenti sembra in grado di impensierire il numero uno del mondo. Djokovic è in vantaggio negli head to head con tutti e tre i suoi avversari: Wawrinka (15-3), Berdych (16-2) e Cilic (10-0).

“Stan the Man” Wawrinka è stato autore della prima impresa dell’anno con la vittoria agli Australian Open. Lo svizzero, numero 4 della classifica ATP, nel 2014 ha conquistato tre titoli, compreso il prestigioso Masters1000 di Montecarlo. Il suo colpo migliore? Sicuramente il rovescio (ad una mano), una vera delizia per i puristi dei gesti bianchi: il movimento fluido e completo della racchetta unisce potenza e timing. Negli scontri diretti con gli avversari del girone, Wawrinka è in vantaggio con Cilic (7-2) e Berdych (9-5).

Tennis, ATP Masters 1000 di ParigiIl ceco Tomas Berdych (numero 7 al mondo) è all’ennesima chiamata di una carriera fatta di alti e bassi. Berdych ha un gioco molto piatto, praticamente privo di rotazioni, sia offensive che difensive. Il colpo migliore è il servizio, non a caso è considerato uno dei migliori battitori del circuito (597 aces per lui quest’anno nei 71 incontri disputati). Negli scontri diretti è in svantaggio con Wawrinka e Djokovic, mentre contro Cilic è in vantaggio per 5 a 4.

Marin Cilic (numero 9) è entrato tra i magnifici otto a causa dell’assenza di Nadal. Il tennista croato, dopo la squalifica (fermato per nove mesi a causa di un integratore vietato), sembra aver trovato la strada giusta e i risultati del 2014 ne testimoniano la grande crescita, soprattutto a livello psicologico. Vincitore degli ultimi US Open e capace di conquistare di ben 4 titoli in stagione (Zagabria, Delray Beach, Mosca, US Open) è allenato daGoran Ivanisevic che lo ha migliorato nel gioco di volo. È dotato di un servizio potente e gioca prevalentemente da fondo senza particolare rotazione e angolazione. Il suo colpo migliore, sicuramente è il diritto con il quale chiude molti punti proprio con lo schema servizio-diritto. Negli scontri diretti è in svantaggio con tutti e tre i suoi avversari.

Tennis, ATP Masters 1000 di ParigiIl girone B è composto da Roger Federer, ovviamente favorito, due esordienti, il giapponese Nishikori (numero 5) e il canadese Raonic (numero 8), e il redivivo Andy Murray (numero 6), all’ennesima prova di maturità dopo il cambio di gestione tecnica da Ivan Lendl ad Amelie Mauresmo. Federer giocherà il suo 13esimo Masters (record assoluto a pari merito con Agassi, ma lo svizzero vi ha preso parte consecutivamente) e può vantare l’invidiabile record di 44 vittorie e 11 sconfitte nelle Finals. Il 2014 di Federer è stato semplicemente esaltante: 5 titoli vinti (Dubai, Halle, Shangai, Cinicinnati e Basilea); nessuno Slam, ma il rimpianto della finale di Wimbledon persa contro Djokovic; grande quantità di record battuti; secondo posto nella classifica ATP e caccia ancora aperta (ma difficilmente realizzabile) alla posizione numero 1. Se Federer vincerà il Masters (senza perdere nemmeno una partita) e conquisterà i due singolari in coppa Davis, totalizzerà 1500 punti che in una peregrina ipotesi potrebbero essere sufficienti a regalare la prima piazza al tennista svizzero, anche se potrebbe non bastare perché a Djokovic basterebbe vincere una sola delle 3 partite del girone per restare al comando della classifica. Lo svizzero, favorito dalla distanza breve (nel due set su tre è ancora lui il più forte), si trova a proprio agio sulla superficie veloce e ama particolarmente il tennis indoor: in due parole, Federer può compiere l’ennesima impresa di una carriera straordinaria. Grande colpitore di volo ha nel suo repertorio una infinita serie di soluzioni di tocco, è lui uno dei pochi (se non l’unico rimasto) interprete del serve and volley. Negli scontri diretti con gli avversari del girone, Federer è in vantaggio con Raonic (6-1, anche se l’ultimo match a Parigi lo ha vinto il canadese), mentre il bilancio è pari con lo scozzese Murray (11-11) e il giapponese Nishikori (2-2).

Kei Nishikori è il primo tennista giapponese a prendere parte al Masters, oltre ad essere stato il primo giapponese a disputare una finale dei tornei del Grande Slam (US Open 2014, sconfitto da Cilic). Vincitore di quattro titoli nel 2014 (Memphis, Barcellona, Kuala Lumpur e Tokyo), si presenta all’esordio nelle Finali del Masters forte della sua classifica migliore. Classe 1989, Nishikori è un giocatore offensivo, noto per la sua velocità e il suo gioco di gambe. Il dritto è un’arma pericolosa e soprattutto negli ultimi anni è diventato abilissimo nella risposta, molto anticipata, che gli consente di prendere il controllo del gioco. Negli scontri diretti è in vantaggio contro il canadese Raonic (4-1), in svantaggio contro Murray (0-3) e in parità con Federer (2-2).

Tennis, ATP World Tour Masters 1000 - Parigi 2014Andy Murray è stato per anni uno dei “Fab Four”. Lo scozzese ha vinto due tornei del Grande Slam, 28 tornei dell’ATP (di cui 9 Masters1000) e si può fregiare del titolo di campione Olimpico a Londra 2012. Una carriera solida, certo, ma anche una carriera di grandi rimpianti e grandi delusioni. Nel 2014 ha vinto tre titoli (Shenzen, Vienna e Valencia). Il suo colpo migliore è il rovescio bimane con cui disegna traiettorie imprevedibili. Il suo stile di gioco è mutato negli anni e la sua passività e remissività sono state in parte accantonate per una maggior aggressività che gli ha consentito di vincere il suo primo Slam (Us Open 2012). Ha un ottimo servizio ma una pessima seconda palla, molto lenta e facilmente attaccabile. Negli scontri diretti è in vantaggio con Nishikori, in parità con Federer e in svantaggio con Raonic (1-3).

Il canadese Milos Raonic fa il suo esordio alle Finals di Londra ed è il primo canadese ad approdare al Masters. Nativo di Podgorica, ma trasferitosi da piccolo in Canada, è l’unico degli otto partecipanti ad essere nato negli anni Novanta. Il suo 2014 è stato un anno di crescita che lo ha visto protagonista nel torneo di Wimbledon, dove è arrivato in semifinale (sconfitto da Federer) e lo ha visto trionfare nel torneo di Washington (cemento) in una finale tutta canadese contro il suo compagno di Davis, Vasek Pospisil. Dotato di un fisico imponente (196 cm x 90 kg), Milos Raonic ha nel servizio la sua arma migliore che gli consente di realizzare molti punti: è primo, nel 2014, per punti vinti sul primo servizio (82%) ed è secondo nella classifica degli aces realizzati, a quota 1093 (in 65 partite, quasi 17 aces di media a partita). Facile pensare che su una superficie veloce, il canadese sia a proprio agio e potrebbe risultare un osso duro per tutti i suoi avversari. Negli scontri diretti è in svantaggio con Federer e Nishikori, e in vantaggio con Murray (3-1).

Se tutto fosse facilmente riconducibile a classifiche e numeri, la finale migliore sarebbe Djokovic-Federer (forse anche quella più attesa), ma le incognite derivanti da una stagione lunghissima, una superficie non sempre digeribile, l’abitudine a giocare partite così importanti (ricordando che una eventuale sconfitta potrebbe non essere determinante) potrebbero determinare qualche sorpresa. Gli outsider ci sono e sono stati spesso domati, ma il Masters non è un torneo come un altro: qui ci arrivano solo i migliori. E vincono solo i Maestri.

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