Fuga per la vittoria

Moti con la maglia del suo compagno Cvorovic esulta con i tifosi

Moti con la maglia del suo compagno Cvorovic esulta con i tifosi

 

Fino all’anno scorso Razgrad era un’ignota località a 300 km da Sofia, Bulgaria.
Poi l’anno scorso le Aquile di Razgrad sono balzate agli onori della cronaca grazie ad una storica qualificazione ai gironi di Europa League, nonostante la cocente delusione dell’eliminazione dai playoffs di Champions che li relegava nella ex Coppa UEFA.
Una squadra giovane, fondata nel 2001, che ha saputo inserirsi nel dominio Sofia-Lovech-Plovdiv, vincendo tutte e tre le competizioni nazionali e compiendo l’impresa di vincere gli ultimi tre campionati bulgari disputati, cosa che è riuscita, nella storia, solo a CSKA Sofia e Levski Sofia.

Da ieri sera però, il Ludogorets Razgrad aggiunge una storia da raccontare, una di quelle che capitano una volta sola nella vita.
Si disputa il ritorno del playoff di Champions League, siamo a Sofia perché il piccolo stadio di Razgrad non può ospitare competizioni ufficiali UEFA e i padroni di casa devono ribaltare lo 0-1 della settimana scorsa contro la titolata Steaua Bucarest: quasi un derby dell’est, ex Cortina di Ferro.
La partita volge al termine quando al 90’ su calcio d’angolo, il centrocampista brasiliano Wanderson Farias con un destro al volo di rara bellezza, insacca imparabilmente.
1-0, tutto da rifare, si va ai supplementari.
Lo stadio Levski diventa è una bolgia. Il pubblico ci crede, ci sono ancora 30 minuti per compiere il miracolo ed eventualmente allungare il tutto nella drammatica appendice dei rigori.
I supplementari scorrono veloci.
Siamo al 119’. Lo Steaua cerca il pareggio. Lancio per Fernando Varela, attaccante portoghese di origini capoverdiane: l’estremo difensore bulgaro Stoyanov esce alla disperata e lo stende.
Rosso sacrosanto, tre sostituzioni effettuate, il tutto ad un minuto dai rigori. Padroni di casa in inferiorità numerica, senza portiere e senza possibilità di inserire la riserva.
Che si fa? Lo stadio ammutolisce e in porta ci va Cosmin Moti, modesto difensore romeno con qualche presenza in nazionale, un passaggio fugace al Siena e un passato importante nella rivale storica dello Steaua, la gloriosa Dinamo Bucarest.
Si va ai rigori. Il primo a battere è il Ludogorets e a tirare ci va proprio Moti, già vestito da portiere con tanto di guanti e maglia della riserva Cvorovic, che con grande sicurezza spiazza imparabilmente il portiere dello Steaua.
Ludogorets in vantaggio e la lotteria va avanti.
Pareggio Steaua, errore per il Ludogorets e subito dopo si compie l’ennesimo miracolo della serata.
Già, perchè Moti ipnotizza Pirvulescu e rimette in carreggiata i suoi. Lo stadio impazzisce.
Si continua e si va ad oltranza. Chi sbaglia per primo esce: crudele, drammatico, emozionante anche per chi non è tifoso di Ludogorets e Steaua.
Al quattordicesimo rigore Rapa incrocia nell’angolo destro, Moti ci arriva e blocca.
Ludogorets qualificato per i gironi di Champions, Steaua in Europa League.
Il tuffo di Moti ricorda un po’ quello di Stallone in Fuga per la vittoria, un po’ le parate fatte dai ragazzini ai giardinetti; la corsa e l’urlo liberatorio, la festa con i tifosi mentre il romeno si aggrappa alle inferriate per godersi l’abbraccio del suo pubblico.
Storie di onesti pedatori che per una notte diventano eroi.
Razgrad non è Madrid, Moti non è Sergio Ramos, o forse sì.

Per stasera, sì.

 

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