Speriamo sia soltanto calcio

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L’incrocio più pericoloso e più affascinante del pallone nostrano, un mix di dichiarazioni, dispetti, sfottò, goal, decisioni arbitrali controverse, storie di calcio e di uomini, ma non solo. La rivalità più sentita del pallone nostrano si ritrova tutta nel derby d’Italia, Juventus-Inter. E se il pallone finisce per farla da padrone, la storia infinita tra la Vecchia Signora e la Beneamata continua ad infiammare cuori e animi, così, nella calza della Befana allo Juventus Stadium, troveremo in regalo il primo incontro stagionale tra Juventus e Inter.

Calcio: serie A, Juventus-Inter

Il bilancio è a totale appannaggio dei bianconeri che nei 174 incontri di serie A hanno vinto 82 volte, pareggiato 43 e perso 49. A Torino la Juve conduce per 59 a 12, mentre i pareggi sono 16. L’ultima vittoria interista è datata 3 novembre 2012, giorno in cui la Juventus subì la prima sconfitta nel suo nuovo impianto. Risultato finale 1-3 con doppietta di Milito e Palacio per i nerazzurri, goal in apertura di Vidal per i bianconeri.

«La Juventus è come una malattia che uno si trascina dall’infanzia. Alla lunga ci si rassegna.»
Peppino Prisco

Fu Gianni Brera a coniare l’espressione “derby d’Italia”, in virtù di una rivalità che parte da lontano e che venne sancita definitivamente nel lontano aprile del 1961. Juve-Inter terminò con la vittoria a tavolino per i nerazzurri ma successivamente la FIGC annullò tale decisione ordinando che il match venisse rigiocato al termine del campionato. L’Inter perse i due punti e nell’ultima giornata il pareggio tra Juve e Bari e la conseguente sconfitta dell’Inter a Catania (2-0, la famosa partita del “Clamoroso al Cibali!!” di Sandro Ciotti) resero inutile il match del 10 giugno 1961, consegnando lo scudetto alla Juve (i punti di vantaggio dei bianconeri infatti erano 3). Per la cronaca, quel giorno l’Inter schierò, per protesta, la squadra Primavera e il risultato finale fu 9-1 con sei goal di Omar Sivori e rete della bandiera di Sandro Mazzola, futura stella nerazzurra.

«Alla Juve, ci va lei. Non io.»
Roberto Boninsegna in risposta alla proposta di Ivanhoe Fraizzoli di cederlo alla Juve.

ibra juveLa storia infinita è legata anche a doppio filo alle vicende di Calciopoli, al contatto galeotto Iuliano-Ronaldo, alle battute ironiche di Prisco, alle stoccate Moratti-Agnelli e a quelle più recenti tra Thohir e Agnelli stesso, il tutto in una sceneggiatura che racconta gli scambi andati in porto (Anastasi-Boninsegna, Serena-Tardelli e Cannavaro-Carini) e quelli saltati in extremis, come l’ultimo tra Guarin e Vucinic. Ma non bisogna dimenticare gli sgarbi che portarono alle sanguinose cessioni di Zlatan Ibrahimovic e Patrick Vieira dalla Juventus (retrocessa per illecito al tempo di Calciopoli) ai nerazzurri. Proprio in queste ore la storia, in parte, si ripete con Shaqiri: l’Inter è pronta a superare la Juventus e i bianconeri che, in caso di fallimento della trattativa con lo svizzero, si butterebbero a capofitto su una delle icone del triplete, ovvero Wesley Snejider. Insomma, non si finisce mai…

«La vera gara tra noi e le milanesi sarà a chi arriverà prima: noi a mettere la terza stella, loro la seconda.»
Gianni Agnelli

In campo martedì sera ci saranno 48 scudetti, 5 coppe Campioni/Champions, 6 Coppe UEFA, 5 coppe Intercontinentali/FIFA Club World Cup, 16 coppe Italia, 11 Supercoppe italiane e per molti appassionati e, per i tifosi più nostalgici, i grandi cicli come quello della Juventus del Quinquennio (1930-35) o quello della Grande Inter (1962-65) di Helenio Herrera, la Juve di Capello, l’Inter tedesca di Trapattoni (uno che ha vinto su entrambe le panchine) e quella vincente di Mancini prima e Mourinho poi, per finire con la Juve di Conte: a momenti alterni, mal di pancia distribuiti su entrambe le sponde della classicissima del calcio italiano.

lukassPolemiche a parte, l’Epifania ci consegna uno Juventus-Inter piuttosto sbilanciato. Innanzitutto per i punti in classifica (39-21) e poi anche per la posizione, con i bianconeri primissimi e i nerazzurri all’undicesimo posto. Il viaggio di avvicinamento alla sfida di questa sera, non può tenere conto delle sirene di mercato. Roberto Mancini, dopo il nuovo matrimonio con i colori nerazzurri, sta cercando in tutti i modi di risollevare la barca: il dopo Mazzarri non è stato indolore e la medicina sembra essere più amara del previsto. Mancini chiede a gran voce rinforzi: perso Cerci (passato ai cugini del Milan), la società di Corso Vittorio ha optato per il tedesco Podolski e sogna il Pocho Lavezzi. Forse servirebbe più qualità in mezzo al campo, visto l’equivoco tattico Kovacic-Hernanes, mentre resta in bilico la posizione del colombiano Guarin, piuttosto sottotono nelle ultime uscite e sempre a rischio cessione. Max Allegri, dal mercato, aspetta giusto qualche puntello, anche perché la Juve vista a Doha ha dato parecchie garanzie e solo l’assenza di un pizzico di cinismo e di cattiveria non ha permesso ai bianconeri di portare a casa il primo trofeo stagionale.

Se in casa bianconera si riparte guardandosi le spalle (la Roma sarà impegnata a Udine), a Milano non si possono fare troppi calcoli e Mancini sa benissimo che un’altra sconfitta equivarrebbe ad un addio pressoché definitivo ai sogni di gloria relativi al terzo posto. Certo è che il ruolino di marcia dell’Inter nelle ultime dieci partite è alquanto preoccupante: 3 sconfitte, 5 pareggi e 2 vittorie tra Campionato ed Europa League. Mancini, dal suo avvento, ha raccolto una sola vittoria in campionato (a Verona con il Chievo).

La forma della banda Allegri è nettamente migliore: dieci partite, 6 vittorie e 4 pareggi (contro il Napoli si considera il 2-2 alla fine dei tempi supplementari) tra Campionato, Supercoppa e Champions. Se i numeri non mentono mai (o quasi) i 34 goal all’attivo della Juve dovrebbero spaventare a sufficienza la difesa dell’Inter, colpita già 23 volte quest’anno. E se la Juventus in casa viaggia ad una media di quasi 3 goal a partita, l’Inter da trasferta non arriva ad una rete di media (7 in 8 partite). Numeri preoccupanti che devono far riflettere.

icardi inter juve ansaEntrambe le squadre optano per un calcio fatto di possesso palla (62% per la Juve, 57% per l’Inter) e di una fitta rete di passaggi (597 a partita per la Juve, 557 per l’Inter). Sarà dunque una partita a scacchi, tra due squadre abituate a fare la partita. Ma la sensazione è che Mancini potrebbe chiedere ai suoi di attendere la Juve per poi colpirla in contropiede. Curiosa la statistica sulle palle alte, in cui l’Inter primeggia e a cui ricorre spesso con cross dal fondo e lanci lunghi per i suoi specialisti Ranocchia, Icardi, Osvaldo, Vidic: 32 duelli aerei a partita, di cui 18 vinti. Un’arma in più per gli uomini di Mancini.

 

«Dobbiamo iniziare a fare punti in campionato, altrimenti le altre scappano. Vogliamo il terzo posto. Con Mancini va tutto bene, capisce il calcio offensivo, ci chiede sempre di tenere alto il pressing. Il mio ruolo? Non conta dove giocare, ma riuscire a dare sempre tutto»
Mateo Kovacic, centrocampista Inter

Diamo un’occhiata alle possibili formazioni, partendo dagli assenti. Se la Juve lamenta le assenze dei lungodegenti Barzagli (motivo per cui Marotta proverà a portare in bianconero un difensore, Montoya e Rolando sembrano in pole position), Asamoah e Romulo, l’Inter dovrà fare a meno di Yuto Nagatomo, impegnato in Coppa d’Asia con il suo Giappone, e di Mbaye in Coppa d’Africa. Rischia di saltare la sfida Dodò a causa di uno scontro in allenamento con il suo compagno Kuzmanovic, mentre il neoacquisto Podolski si dovrebbe accomodare in tribuna (problemi con il transfer da Londra). Allegri e Mancini si sfidano per la prima volta in assoluta in serie A (almeno da allenatori). Per Allegri il bilancio contro l’Inter è negativo: 11 precedenti, 6 sconfitte, 3 vittorie e 2 pareggi. Per Roberto Mancini contro la Juve i numeri sono pessimi: 12 sfide, 3 vittorie, 5 sconfitte e 4 pareggi.

Entrambi i tecnici utilizzano il 4-3-1-2, ma se Allegri (salvo novità dell’ultim’ora) dovrebbe insistere con l’undici titolare, con Bonucci che torna a disposizione dopo la squalifica e Pereyra che siederà in panchina nonostante si candidi per il ruolo di trequartista alle spalle della coppia Tevez-Llorente, Mancini potrebbe invece riproporre Guarin in posizione centrale, con Kovacic dietro le punte (Icardi e Palacio, con Osvaldo terzo incomodo). Il tecnico interista ha diversi atout da poter giocare: innanzitutto vedremo se Hernanes troverà spazio, ma non è da escludere la presenza in campo di Obi o Bonazzoli, che hanno già risposto presente in più di una occasione e, nel caso del nigeriano, hanno già dimostrato di poter essere addirittura decisivi (goal nel derby). Vedremo se Mancini si preoccuperà più di distruggere e contenere (Palacio o un centrocampista a disturbare Pirlo) oppure se preferirà giocarsi le proprie possibilità, con un centrocampo più propositivo (Kovacic-Guarin o Kovacic-Hernanes). Potrebbe essere anche 4-2-3-1 con Medel e Kuzmanovic davanti alla difesa e il terzetto Kovacic-Hernanes-Palacio dietro l’unica punta Icardi.

2038144-buffonSarà sfida nella sfida tra Buffon eHandanovic, senza ombra di dubbio i migliori portieri del campionato: 22 parate per il bianconero, 32 per il nerazzurro (3 rigori parati su 3), sicuramente più sollecitato. Il capitano della Nazionale italiana è il portiere che ha raccolto il maggior numero di partite senza subire reti (10 su 15). Sostanziale equilibrio per quanto riguarda il numero di falli a partita (13 a testa) e per il numero dei cartellini gialli: 26 per l’Inter e 28 per la Juve nella speciale graduatoria dei “cattivi”, rispettivamente seconda e terza sulle venti squadre di A.

E quando si parla di cartellini, si deve parlare della giacchetta nera che sarà chiamata ad arbitrare lo spinoso match dello Stadium: toccherà all’internazionale Luca Banti di Livorno dirigere il match-clou della diciassettesima giornata. Statistiche alla mano, questo è il secondo confronto arbitrato dal livornese, il primo fu lo 0-0 maturato a San Siro nell’ottobre del 2010. La Juventus ha incrociato Banti 20 volte: bilancio di 14 vittorie, 3 pareggi e altrettante sconfitte. I nerazzurri sono stati invece diretti per 21 volte dal fischietto labronico., con un bilancio di 14 vittorie, 4 pareggi e tre sconfitte. L’arbitro che non si fa notare è quello che mantiene in pugno la partita, quello che non arbitra con i cartellini, quello che non interrompe spesso il gioco. La speranza è di vedere, finalmente, ventidue protagonisti maturi e un giudice severo e inflessibile, magari assistere ad un bel match, ben giocato da entrambe, senza dover ricordarci per forza il nome dell’arbitro e gli eventuali errori a lui ascritti. Speriamo che sia prima di tutto calcio. Ne abbiamo bisogno noi amanti, ne ha bisogno il nostro movimento. Per le polemiche, citofonare altrove. Grazie.

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