La traversata del deserto

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Vent’anni. Ne avevo venti io che ne ho quaranta adesso.
Venti anni. Tante sconfitte, qualche ingiustizia, qualche anno di troppo in serie B, nessun goal segnato.
Una maledizione.
Una maledizione che non ci meritavamo, costretti a ricordare quella volta che, quel gol, quel rigore, quella traversa…
Poi una domenica mattina che fa freddo per essere ad aprile, fai finta di niente e in cuor tuo pensi che in fondo la legge dei grandi numeri, prima o poi, ti dovrà dare ragione.

Domani mattina ci diranno che “è un regalo”, “massì, non contava un cazzo”, “siamo in semifinale di Champions…”, “vinciamo lo stesso”…e tutta una serie di bugie che non c’entrano niente con la loro sconfitta odierna.
La sconfitta di chi, se avesse vinto, avrebbe continuato la solita litania di una supremazia cittadina impossibile da spezzare: beh, sapete che c’è? La supremazia si è spezzata con qualche mese di ritardo perché qualche mese fa, non meritavate affatto di vincere l’altra partita.
E sapete che cosa c’è di altro? C’è che abbiamo aspettato vent’anni e ne avremmo aspettati cento…ma quando succede, come spesso succedeva in passato, il sapore è sempre quello, dolce dolce.

Poi, in una giornata così, con la pioggia forte che cade dopo un’oretta, manco a darvi l’assist “ne vincete uno e piove”, il pensiero va a vent’anni fa, a dove ero, cosa avevo fatto alla fine di quella vittoria?
Ero allo stadio, con gli amici, a godere.
Esattamente come oggi. 
Un pianto liberatorio, lunghi abbracci, tanti sorrisi e poi i bimbi, i papà che, fieri, li accompagnano con le bandiere e le sciarpe ben in mostra.

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Poi ci sarebbero novanta minuti e passa da raccontare. Per una volta la dea bendata ci dà una mano: tre pali non capitano spesso se non a noi…e lì sempre qualcuno pronto a ricordarti di Amsterdam e di quella finalaccia maledetta.
Ma oggi no. Oggi no. Oggi anche Padelli fa il portiere, oggi Glik salva un goal fatto, Darmian mette a nudo i problemi di quella difesa (stop sbagliato e una bella passeggiata in area, da solo) che giocherà in semifinale di Champions.
Poi c’è Quagliarella che proprio non ce la fa ad esultare, ma si fa male nei festeggiamenti del goal storico.
Poi c’è Bruno Peres, c’è El Kaddouri, c’è Moretti. 
C’è soprattutto il mister a cui, volenti o nolenti, dobbiamo tanto (se non tutto).

E poi c’è il fischio finale che ci riporta indietro di vent’anni. Loro che vincono il loro scudetto, noi che li battiamo.
Loro che snobbano la sconfitta, noi che godiamo doppio.

Domani mattina sarà una bella mattina.
No, state certi, non vi verrò a cercare come avete fatto con me in tutti questi anni. 
Non siete così importanti.
Siete solo una vittoria, storica, che però vale sempre tre punti.
State certi che non mancherà la battuta, lo sfottò…li ho sempre accettati anche dopo furti e rapine a mano armata.
Non so nemmeno se vi troverò domani mattina.
Forse sarete improvvisamente diventati agnostici. 
Il calcio non vi interesserà più, fino al prossimo (e vicinissimo) successo.

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Poi vi ricorderò in due battute, cosa è stato questo derby, oltre al risultato.
Un vetro rotto, qualche bomba carta lanciata in mezzo alla folla, due striscioni.
Uno idiota (il vostro), uno geniale (il nostro).
Uno inneggia alla cancellazione del 25 aprile. (il vostro)
Uno vi ricorda che a Torino siete ospiti: Sulla maglia Expo Milano, a Torino col Tom Tom in mano.
Gesti idioti, battute sarcastiche.

Da domani le nostre strade si separeranno nuovamente fino al prossimo campionato.
Meno male perché questa è la partita che non vorrei giocare mai. 
Ma non perché io tema la sconfitta, no…per niente.
Perché siamo come acqua e olio.
Perché siamo diversi.
Perché non userei mai il verbo rosicare.
Perché vincere non è l’unica cosa che conta.
Perché aspetterei altri cento anni per vedere quello spicchietto di curva in silenzio.
Perché oggi avete perso dopo vent’anni e sapete che c’è?
C’è che domani sarà una bellissima giornata e no, non vi verrò a cercare.
Preferisco godermela in silenzio.
Meglio così.

Questo post è stato pubblicato da Tuttogranata.it

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