Residui d’Intercontinentale

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Mentre la FIFA è travolta dall’inchiesta sulle presunte tangenti per l’assegnazione dei Mondiali 2018 e 2022 (Russia e Qatar), si disputa in Marocco (nello scarso interesse generale) la Club World Cup, ovvero la versione riveduta e ampliata della tanto cara e affascinante Coppa Intercontinentale. Ricordate i tempi che furono (non i più giovani purtroppo), con le sfide sangue e arena nella versione andata-ritorno e la conseguente evoluzione giapponese (ahi, che levatacce!) che modificarono dagli anni Ottanta in avanti la formula della Coppa Intercontinentale denominata Toyota Cup in onore dello sponsor principale? Altri tempi, altro calcio. Dal 2005 la FIFA ha deciso che la vecchia formula non era sufficiente ad incoronare il club più forte del mondo: una evidente forzatura che ha portato la Federazione Internazionale a scegliere una sede itinerante (fino ad ora Giappone, Emirati e Marocco), qualificando alla fase finale ben 7 squadre (le 6 vincenti delle rispettive “Champions” continentali più la squadra campione nazionale del Paese ospitante. Nel caso in cui una squadra del Paese ospitante vince il proprio trofeo continentale, al posto dei campioni nazionali partecipa la finalista della competizione internazionale, visto il divieto di partecipazione per più squadre dello stesso Paese).

Stasera, nella notte di Marrakech, andrà in scena l’ultimo atto della competizione e sarà ancora una sfida tra vecchio continente e Sud America. A contendersi la coppa saranno infatti il Real Madrid e gli argentini del San Lorenzo de Almagro, alla loro prima partecipazione in quanto detentori della Libertadores. Sarà la logica conclusione di un torneo che ha condotto le due favorite ad eliminare le cosiddette comprimarie e se nelle semifinali il Real ha avuto vita facile con i messicani del Cruz Azul (vincitori della CONCACAF Champions League) dominando per 4-0, la squadra di Buenos Aires ha dovuto faticare più del previsto: 2-1 dopo i tempi supplementari, per superare l’Auckland City (Campione d’Oceania). Nei giorni precedenti si erano disputati i playoff tra i neozelandesi e i marocchini del Moghreb Tetouan (4-3 ai rigori), mentre nei due quarti di finale, i kiwi avevano eliminato i campioni d’Africa dell’ES Setif (Algeria) per 1-0 e i messicani del Cruz Azul avevano superato i Sidney Wanderers, campioni d’Asia, per 3-1 dopo i tempi supplementari.

Finale Copa Sudamericana, Universidad de Chile-Liga Deportiva UniversitariaSulla carta il Real di Carletto Ancelotti non dovrebbe avere problemi a sbarazzarsi della compagine argentina: troppo grande il divario tecnico, troppi i campioni in grado di poter risolvere una partita secca, senza dimenticare l’abitudine a giocare partite così importanti. Allo stesso tempo i Cuervos allenati dall’esperto Edgardo Bauza, già due volte vincitore della Libertadores, la prima nel 2008 con gli ecuadoregni dell’LDU di Quito, non hanno nulla da perdere e tutto da guadagnare. Il fresco trionfo della competizione continentale è uno stimolo in più e, in più, una finale è sempre una finale e c’è da scommettere che gli argentini venderanno cara la pelle. Del resto questa partecipazione è un premio conquistato dopo un lungo inseguimento durato 54 anni: tanto hanno dovuto attendere i tifosi argentini per poter festeggiare l’agognata Libertadores. Al Boedo, il quartiere dove il San Lorenzo è nato, si sogna lo sgambetto.

Il 4-2-3-1 degli azulgrana ha tra i suoi protagonisti due vecchie conoscenze del campionato italiano: Mario Yepes (38 anni) che ha militato tra le fila di Chievo, Milan e Atalanta, e il talentuoso Pablo Barrientos, ex Catania. All’uruguaiano Martin Cauteruccio, a lungo nei radar di molte squadre italiane e reduce da un brutto infortunio che nel 2013 lo ha tenuto lontano dai campi per ben 7 mesi, sarà affidato il compito di scardinare la difesa avversaria. Il tecnico argentino Bauza potrebbe regalare la passerella allo smisurato talento di Leandro Romagnoli, 33enne nato e cresciuto allo stadio Nuevo Gasometro, oramai sul viale del tramonto: giocatore molto amato, El Pipi ci mette l’anima in ogni partita che gioca, sacrificandosi, sputando sangue se necessario, come nel 2011-2012, quando giocò praticamente con un ginocchio rotto. Alla difesa toccherà il lavoro più difficile e non vorremmo essere nei panni dell’estremo difensoreSebastian Torrico, per lui si prospetta una serata di straordinari per bloccare le bocche da fuoco madridiste.

Cristiano Ronaldo, Carlo AncelottiIn casa Real, dopo la vittoria della tanto sospirata Décima, l’obiettivo è quello di portare a casa il secondo titolo stagionale dopo la vittoria nella Supercoppa Europea. Nessuno pronuncia la parola pokerissimo, ma questa squadra ha tutte le carte in regola per continuare a vincere (e divertire). Le ultime dichiarazioni diFlorentino Perez sono parole al miele: «Ancelotti tratta tutti i giocatori come una famiglia», sintomo che lo spogliatoio è unito (cosa non banale in un club come il Real) e che vincere aiuta a vincere, come dimostra la striscia positiva delle Merengues, giunta a 21 vittorie consecutive: 12 in Liga, 6 in Champions, 2 in Copa del Rey, 1 alla Club World Cup. Il Real non perde dal 13 settembre scorso (1-2 con l’Atletico Madrid). Formazione scontata in attacco con Cristiano Ronaldo, stranamente a secco nella semifinale di martedì, ma già a quota 25 reti in campionato (dopo 14 partite), e Benzema, sempre più calato nel ruolo di assistman (7 assist in Campionato, 1 in UCL).

Sembra tutto scritto con le Merengues grandi favorite e il San Lorenzo vittima sacrificale. L’abbiamo vista talmente tante volte una finale così che per un attimo, non ce ne vogliano i tifosi madridisti, spereremo in uno scherzo azulgrana, nell’ennesima rivisitazione di Davide contro Golia. Senza essere blasfemi, immaginiamo che Papa Francesco pregherà in maniera ancora più fervida del solito: il socio tessera numero 88.235 è infatti tifoso della squadra azulgrana, tanto da averla ricevuta in Vaticano dopo la vittoria nella Libertadores. Certo, servirà più di una preghiera, diciamo che servirà un altro miracolo dopo quelli compiuti nella marcia di avvicinamento a questa finale. E se l’intervento è divino, la mente ritorna ad una parata, anzi ALLA parata, quella dell’estremo difensore Sebastian Torrico diventato titolare durante il Clausura 2013: il numero uno argentino salvò il risultato nella partita decisiva contro il Velez, strozzando l’urlo di gioia al suo avversario Allione. Una parata spettacolare proprio al 90esimo, risultato cristallizzato sullo 0-0 e San Lorenzo Campione. Da lì è cominciato tutto.

Evidentemente l’intercessione di Bergoglio al suo Superiore funziona, se consideriamo la leggera deviazione (divina?) che ha spedito il tiro del neozelandese Tim Payne sul palo alla destra del solito Torrico. Sarebbe stato il goal del 2-2 al 113’ della semifinale, con l’inferno dei rigori lì ad un passo. Insomma, i Gauchos del Boedo dovranno fare del loro meglio, ma sapere che lassù qualcuno li ama potrebbe essere un vantaggio mica da poco. Peccato che il diavolo vesta blancos e questa volta pregare potrebbe non bastare. Solo una notazione statistica per ricordare che il Real ha già vinto 3 intercontinentali (1960, 1998 e 2002), mentre le vittorie per confederazione sono quasi in equilibrio con l’Europa in leggero vantaggio: 27 a 26 sul Sud America. Nessun’altra confederazione è riuscita ad imporsi e il miglior piazzamento è quello dell’Africa, che ha portato due volte in finale le sue esponenti (Mazembe, 2010 contro l’Inter, e il Raja Casablanca nel 2013).

Questo articolo è stato pubblicato da contropiede.net e Ilgiornale.it

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