Boca-River, l’ultima follia del calcio argentino

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Che Boca-River non sia una partita come le altre, lo avrete già sentito dire in qualunque articolo riguardante un match tanto delicato e tanto importante. Boca-River non è solo calcio, è un fenomeno sociale che andrebbe studiato a fondo per carpirne i più reconditi segreti: il Clasico è poesia, dicono i più innamorati; il Clasico è un evento che trascende spesso in episodi di violenza.

Nella notte italiana andava in scena El Clasico copero, la sfida per eccellenza del calcio argentino traslata nella coppa Libertadores, la Champions del Sudamerica. Ottavi di finale, partita di ritorno, dopo la vittoria striminzita del River nel match di venerdì scorso: 1-0 con rigore di Sanchez all’82’. Match bloccato, con poche occasioni, poco spettacolo e qualche calcio di troppo, 7 cartellini gialli e un rosso.

Alla Bombonera, ieri sera, come sempre, pubblico delle grandi occasioni. E al termine di 45 minuti di nulla o poco più, sempre conditi da interventi rudi e da 5 cartellini gialli, iniziava, o meglio, finiva il terzo Clasico disputato negli ultimi 12 giorni (uno in campionato, 2-0 per il Boca, e quello in Libertadores di cui abbiamo parlato in precedenza). Al duplice finale dell’arbitro Herrera, i giocatori si dirigevano verso il tunnel mentre alcuni tifosi del Boca provavano ad entrare nello stesso aprendo una breccia dagli spalti. Il tutto mentre la polizia tentava di contenere la folla durante il passaggio dei giocatori del River. Ed è allora che succede il finimondo.

boca-river afpSecondo le prime ricostruzioni, all’interno del tunnel scoppia un ordigno, apparentemente contenente gas urticante, e a farne le spese sono quattro giocatori del River: il terzino Vangioni (seguito da parecchie squadre italiane, Torino in testa), Funes Mori, Ponzio e Kranevitter, a cui i medici hanno diagnosticato ustioni di primo grado. Prontamente soccorsi con acqua e asciugamani bagnati (come si può vedere nei video che circolano in rete), mentre si viveva in uno stato di apparente follia collettiva con i giocatori e i dirigenti del River che spingevano per sospendere la partita e quelli del Boca che insistevano per giocare.

Ma davvero i Barra bravas sono entrati nel tunnel? E soprattutto, le ricostruzioni sono tutte veritiere? Secondo le nostre fonti, no. Cosa è successo realmente dentro quel tunnel? Innanzitutto non stentiamo a credere che il tentativo di qualche teppista, becero e vergognoso, fosse mirato all’aggressione dei giocatori del River: uno scandalo, l’ennesimo del calcio argentino, ma allo stesso tempo alcuni testimoni da noi raggiunti hanno confermato la volontà di pochi “tifosi” ad introdursi nel tunnel, ma l’assoluta estraneità dei tifosi xeneizes per quanto riguarda il presunto ordigno esploso.

polizia boca-river reutersE allora? Allora i testimoni raccontano di una polizia colta di sorpresa e costretta all’uso degli spray urticanti in dotazione degli uomini della Federal, proprio mentre stavano giungendo nel tunnel i giocatori del River. Nessun ordigno rudimentale, nessun gas urticante. Solo una manovra incauta delle forze dell’ordine e dettata dal momento di tensione. L’attenzione in Argentina, quando si svolge il Clasico, è tutta rivolta alla partita: il Paese intero si ferma e i media non parlano di altro. Figuriamoci dopo quella che in Argentina è stata già ribattezzata “La noche de la vergüenza” e sulle pagine di tutti i quotidiani online ci sono video, foto, ricostruzioni (vere o fittizie) di quanto accaduto. Il quotidiano El Clarin è partito all’attacco: il giornale di Buenos Aires, da sempre filo-River, ha mobilitato l’artiglieria pesante grazie alla sua potenza mediatica e si è scagliato contro i Bochensi e non ha comunque dimenticato quanto accaduto nei 45 minuti di gioco: «Antes de la vergüenza, River fue el mejor» (Prima della vergogna, il River è stato superiore, ndr). La stampa argentina, per finire, ha messo nel mirino anche i giocatori del Boca, rei di aver applaudito il loro pubblico mentre uscivano dal campo.

La questione non si spegnerà facilmente. Il Boca, per voce del suo presidente, non nasconde la delusione: «Es lamentable todo lo que ocurrió, es un papelón mundial. Quiero identificar a esos diez inadaptados» (Quanto accaduto è vergognoso, è una pessima figura di livello mondiale. Voglio che siano identificati quei dieci disadattati, ndr). Allo stesso tempo, però, il presidente Angelici assicura che quei teppisti non provengono dai Barra Bravas, la frangia più calda della tifoseria bochense e simultaneamente ha fatto le sue scuse al suo collega Rodolfo D’Ambrosio (presidente del River) «dicendo che non poteva credere a quanto stava accadendo ma assicurava che negli uffici dello stadio, i responsabili della sicurezza non hanno trovato nulla».

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La campana dei Millionarios, contemporaneamente, risuona feroce. Ponzio, centrocampista del River, non le manda a dire: «Siamo stati aggrediti, siamo vittime di un vero e proprio agguato. Questo non è calcio, ma guerra». Fernando Cavenaghi, storico centravanti del River con trascorsi europei (ex di Spartak Mosca, Bordeaux, Maiorca e Villerreal), intercettato durante i convulsi momenti pre-sospensione dice: «Bisogna sospenderla. Noi, questa merda, non la giochiamo!». In conclusione, le parole di Gallardo, tecnico del River: «Es una vergüenza que abran la manga para tirar eso. Fue en la manga, una vergüenza total» (È una vergogna che abbiano aperto il tunnel per tirare qualcosa. È successo nel tunnel ed è una vergogna totale).

Cosa succederà adesso? Dal lato sportivo, sicuramente, il Boca subirà una sconfitta a tavolino per 3-0 e una probabile sanzione (e squalifica?) dalla federazione sudamericana, la Comnebol. Il River, altresì, approderà ai quarti per continuare il suo sogno: la vittoria della Libertadores che manca dal 1996, oggettivamente troppo per un club glorioso e titolato come i Millionarios. Dal punto di vista sociale, invece, si aprirà l’ennesimo dibattito sulla violenza negli stadi, il disagio sociale, l’impatto devastante che hanno i tifosi all’interno dei clubs… Già tutto visto, già sentito, sullo sfondo di un Paese sull’orlo di una nuova crisi economica, con qualche ombra di troppo sulla presidentessa Kirchner (indagata per altro) e l’omicidio del pm Nisman che aveva ipotizzato l’arresto della stessa.

Del resto, quando si parla di violenza negli stadi, anche in Italia il terreno è dannatamente fertile. La bomba carta nel derby di Torino, l’atto vandalico allo stadio Franco Ossola di Varese, il razzismo: le curve e i club ostaggi di pochi delinquenti e la gente perbene costretta a subire le conseguenze di una legge non sufficiente a stroncare i fenomeni di violenza. Tutto già visto, anche a chilometri di distanza.

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