Le 32 protagoniste – Puntata no.2 – Il Brasile

La Squadra – A Seleção, la selezione nazionale

Prima nazionale a qualificarsi sul campo grazie ad un girone eliminatorio a dir poco trionfale, il Brasile di Tite è sicuramente una delle favorite per la vittoria finale.
Dall’arrivo di Tite, la Seleção si è trasformata: i verdeoro hanno staccato il “pass” per Russia2018 con 4 giornate di anticipo, infilando una striscia di 10 vittorie e 2 pareggi (30 reti segnate e solamente 3 subite) con 9 vittorie consecutive (record delle qualificazioni per i brasiliani; il precedente era 6, qualificazioni a Messico70).

Os ingleses o inventaram, os brasileiros o aperfeiçoaram
(Gli inglesi lo hanno inventato, i brasiliani lo hanno perfezionato)

Reduci dalla delusione del Mondiale casalingo e dal terribile rovescio (1-7 in semifinale contro la Germania nel celeberrimo Mineiraço) che ha gettato un intero paese nello sconforto, facendolo ripiombare indietro di sessantaquattro anni, i brasiliani si presentano alla rassegna iridata con una squadra fantasiosa e concreta.
Merito di Tite che ha lavorato prima sulla testa dei giocatori e poi sulla tattica, utilizzando il modulo che gli ha garantito tanti successi ai tempi del Corinthians, il 4-1-4-1.
Subentrato a Dunga dopo la disastrosa Coppa America del 2016, il tecnico gaucho vanta un palmares di tutto rispetto, arricchito dai tanti successi collezionati con il Corinthians e il Gremio.
Spiazzando molti giornalisti e addetti ai lavori, Tite ha spiegato che per riportare il Brasile in alto, non ha fatto altro che far giocare i suoi uomini nei ruoli che occupano nelle loro squadre di club.

I protagonisti

Qualità e quantità, vasta scelta e giocatori intercambiabili a partire dai portieri, dove Alisson appare titolare inamovibile e alle sue spalle, pronto a subentrare, c’è Ederson, mentre Neto o Diego Alves sono in lizza per la terza piazza.
In difesa, sulle fasce laterali, non ci sarà Dani Alves causa infortunio, mentre Marcelo (con Fagner e Filipe Luis in panchina) viaggerà come un treno sulla sinistra.
I centrali saranno Thiago Silva (o Miranda) e il parigino Marquinhos.

A centrocampo agiscono Casemiro (o Fernandinho), Paulinho e Renato Augusto mentre il reparto offensivo vede come protagonisti Coutinho, Gabriel Jesus e Neymar.
Non ci siamo certo dimenticati di Firmino, Willian e Douglas Costa, né tantomeno di giocatori di prospettiva come Luan o gli usati garantiti Diego Tardelli e Diego Souza ma per i rincalzi restano oramai pochi posti, il tempo stringe e Tite pare avere le idee molto chiare.

Una squadra ben impostata tatticamente, con compiti precisi e senza punti di riferimento in attacco, dove Gabriel Jesus attacca spazi e profondità mentre a Neymar e Coutinho vengono richiesti estro e fantasia.

Neymar è sicuramente l’uomo più atteso. Il numero dieci del Paris, protagonista dell’operazione di mercato più costosa di tutti i tempi, è però tuttora infortunato e il suo recupero è stimato per la fine di maggio.
Una tegola non da poco per Tite e per il Brasile. Neymar è il flutuador (galleggiante) per eccellenza, quel calciatore che partendo lontano dalla porta diventa difficile da marcare per i difensori avversari.


O’Ney partendo da sinistra viene centralmente a prendere palla e svaria da un lato all’altro del campo scambiandosi di posizione con Coutinho.
Quando i due fantasisti giocano vicini per dialogare sullo stretto possono sfruttare le loro doti balistiche con soluzioni dal limite dell’area.

Attenzione anche agli inserimenti di Paulinho, rinato al Barcellona dopo l’esperienza cinese, 6 gol nelle qualificazioni per lui.

I record del Brasile (clicca per vedere l’infografica)


Testa a testa – Il Gruppo E

Inserito nel gruppo E, il Brasile è favorito numero uno per la qualificazione al turno successivo. Interessanti le tre sfide che vedranno protagonisti i verdeoro. Un “classico” del Mondiale è il match contro la Serbia, per talento e classe considerati i brasiliani d’Europa.
Un piccolo aneddoto legato all’incontro con il Costa Rica che il Brasile ha incontrato per due volte nella storia della Coppa del Mondo.
Nella partita disputata a Torino nel 1990 al Delle Alpi, i costaricensi giocarono indossando una maglietta bianconera regalata, pare, dal club bianconero su richiesta dell’allora ct Bora Milutinovic a Giampiero Boniperti che avrebbe avuto piacere di giocare con una maglia simile a quella del Partizan di Belgrado, di cui lui è grande tifoso.
Infine, la partita con la Svizzera che ha un solo precedente alla Coppa del Mondo, nell’infausto, per i brasiliani, anno 1950.

Brasile v Svizzera
8 partite giocate di cui 1 nella fase finale della Coppa del Mondo
Brasile-Svizzera 2-2, Brasile 1950 
Bilancio totale:
Brasile 3 vittorie
Pareggi 2
Svizzera 3 vittorie

Brasile v Costa Rica
10 partite giocate di cui 2 nella fase finale della Coppa del Mondo
Brasile-Costa Rica 1-0, Italia 1990
Costa Rica-Brasile 2-5, Corea/Giappone 2002
Bilancio totale:
Brasile 9 vittorie
Pareggi –
Costa Rica 1 vittoria

Brasile v Serbia
19 incontri di cui 4 nella fase finale della Coppa del Mondo
Yugoslavia-Brasile 2-1, Uruguay 1930
Brasile-Yugoslavia 2-0, Brasile 1950
Brasile-Yugoslavia 1-1, Svizzera 1954
Brasile-Yugoslavia 0-0, Germania 1974

Bilancio totale:
Brasile 10 vittorie
Pareggi 7
Serbia 2 vittorie


Storie – Il calcio è felicità, traiettorie impossibili e una maglietta strappata

Nel calcio ipermuscolare di oggi, parole sue, non giocherebbe nemmeno. Anzi, per dirla tutta, manco lo prenderebbero a giocare nelle giovanili come capitò a lui a quattordici anni.
Eppure nonostante fosse magro e secco come un chiodo, venne selezionato dal Flamengo.

Il piccolo e gracile Arthur giocava in una piccola squadretta di calcio a cinque insieme ai suoi fratelli, nella periferia nord di Rio de Janeiro. Era il più piccolo ma il più tecnico e dotato dei cinque.
A diciotto anni Arthur Antunes Coimbra detto Zico fa il suo esordio in prima squadra, contro il Vasco de Gama: è lui a firmare l’assist per Fio Maravilha per il gol che vale il 2-1 finale.

Dal 1974 è titolare del Flamengo, al termine di un percorso di preparazione fisica e potenziamento muscolare al limite del lecito (per sua stessa ammissione).
Zico diventa il Galinho, dopo Pelé il calciatore brasiliano più forte, il Pelé bianco.
Tutto il mondo si accorge di lui quando nel 
1981, l’anno della consacrazione, Zico trascina il Flamengo alla conquista della Copa Libertadores, in una drammatica tripla finale con i cileni del Cobreloa, per poi demolire il Liverpool nella finale dell’allora Intercontinentale in quel di Tokyo.
Paisley, allenatore degli inglesi dopo quella partita ebbe a dire: “Zico pratica un gioco che noi non conosciamo. Lui danza con il pallone. Penso dovrebbe essere proibito”.

È il 1982. Il Brasile è favorito numero uno alla vittoria della Coppa del Mondo che si gioca in Spagna. Nel girone eliminatorio, Zico segna tre gol di cui uno meraviglioso, in acrobazia, alla Nuova Zelanda. Futebol bailado, spettacolo puro per la Seleção che viene estromessa dagli Azzurri nella storica partita del Sarrià, quella della famosa maglietta strappata.
Quella resterà l’unica partita persa da Zico ai Mondiali, nelle tre edizioni disputate dal numero 10 brasiliano.

Udine e la specialità della casa

Il brasiliano si trasferisce in Italia nel 1983, un fatto normale per l’epoca, dato che il nostro campionato attrae i migliori campioni in circolazione.
Quello che colpisce è che la squadra che riesce a convincere il brasiliano non è uno dei club storici del nostro calcio.

È l’Udinese di Mazza e Dal Cin a fare il colpaccio e con 6 miliardi di lire si accaparra i servigi del numero dieci brasiliano.
Succede di tutto. Il governo del calcio (e non solo quello) blocca l’acquisto di Zico e Udine e il Friuli tutto, si ribellano: “O Zico o Austria”, si legge sui cartelli di protesta che campeggiano nei giorni più caldi della contestazione di piazza.
Zico è il motore di una Ferrari su un Maggiolino. La squadra lotta ma arriva nona, lontana dalle posizioni di vertice ma il brasiliano segna 19 gol e incanta il pubblico di tutta Italia.

Specialità della casa, i calci piazzati che Zico tira con una particolare rincorsa, disegnando traiettorie balistiche imprendibili. Un passettino con il destro, un passo lungo con il sinistro, il corpo all’indietro e via a calciare con l’interno collo del destro.
Sette volte su dieci, era gol. Una percentuale stratosferica per uno dei più grandi specialisti della storia del calcio.

Ci sono momenti, lampi, ricordi che ti legano per sempre ad un campione sportivo.
Il calcio di Zico era il calcio dei bambini, dribbling, finte e controfinte, il calcio dei geometri, degli architetti. Il calcio bello, quello che diverte e regala gioia a chi lo gioca e a chi lo guarda.
Se è vero che quella maglietta strappata nel duello rusticano con Gentile è entrata nell’immaginario collettivo, ci sono momenti di Zico che voglio ricordare per la loro bellezza: il passaggio smarcante per Socrates in Italia-Brasile 3-2, il gol in rovesciata a San Siro contro il Milan e un calcio di punizione a vostra scelta.

 

I convocati del Brasile a Russia2018

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