Big match – Visti da fuori

Comodamente adagiato sul divano di casa, uno sguardo interessato a Napoli-Fiorentina e Inter-Juventus.
Interessato perché erano i due big match della giornata di campionato.
Per non perdere l’abitudine di vedere calcio, sperando di divertirsi.

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Napoli-Fiorentina
Le premesse c’erano tutte. Bello il Napoli di Sarri dopo un inizio un po’ così, bella la Fiorentina di Paulo Sousa che fino ad oggi aveva steccato solo a Torino contro il Toro.

Sarri fa giocare bene le sue squadre, lo abbiamo visto a Empoli, e Sousa, dopo un lungo girovagare per i campi di mezza Europa, sta conducendo la Fiorentina ad un campionato di vertice.
Entrambi puntano sul gioco palla a terra, entrambi hanno dato una fisionomia ben delineata alle due formazioni.

La partita è stata divertente e di questi tempi non è facile vedere due squadre così organizzate che giocano a pallone così bene.
Dopo un inizio di marca viola (direi ai punti meglio la squadra ospite), il Napoli ha iniziato a macinare gioco mettendo in mostra alcune individualità che ne recente passato erano state delle vere e proprie palle al piede.
Innanzitutto Coulibaly e Jorginho, due giocatori trasformati rispetto alla gestione Benitez, passando poi per Marekiaro Marek Hamsik, più nel vivo del gioco e libero di svariare alle spalle della punta centrale e infine Lorenzo Il Magnifico, Insigne.
Il gol dell’1-0 è frutto di una bella verticalizzazione di Hamsik e di un colpo di biliardo di Lorenzo.
Proprio Insigne sta vivendo il suo momento migliore da quando è tornato a Napoli dopo le esperienze di Foggia e Pescara sotto maestro Zeman: non dimentichiamo che il fantasista di Frattamaggiore arriva da un brutto infortunio e qualche incomprensione di troppo con il suo pubblico che adesso lo osanna.

A questo screzio durante il ritiro di Dimaro, arrivarono i fischi del San Paolo durante il match di andata tra Napoli e Athletic Bilbao valido per i playoff della Champions 2015: il tutto finì con un plateale lancio della maglietta verso la panchina e più di uno smoccolamento verso il pubblico al momento della sostituzione accompagnata da sonori fischi.
Insigne segna e diverte, Coulibaly è diventato un arcigno difensore, più concentrato del solito, mentre Jorginho ha mandato in panchina l’uomo di fiducia di Sarri, ovvero quel Valdifiori voluto a tutti i costi in estate.
Se poi aggiungiamo la qualità di Allan e il solito Higuain molto più attento al gioco di squadra che al suo score personale e nonostante questo, letale uomo d’area, il Napoli assomiglia molto ad una pretendente al titolo.
La Viola di Sousa ha giocato bene nonostante un evanescente Bernardeschi e proprio con l’ingresso di Ilicic e l’uscita del numero 10 la Fiorentina ha mostrato il suo lato migliore: prima Kalinic servito proprio da un pallone al bacio di Ilicic che approfittava di un’uscita dissennata di Albiol che lasciava uno spazio troppo ampio in cui l’ex centravanti del Dnipro si infilava lasciando di stucco Reina e i due difensori che avevano cercato di rattoppare la falla lasciata dallo spagnolo.

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(Hysaj e Coulibaly non possono fare molto: il primo è esterno ed è impensabile una sua copertura, il secondo quantomeno ci prova)

Poi lo stesso Ilicic la combina grossa perdendo un pallone sanguinoso sulla trequarti: Higuain glielo soffia e serve Mertens che subito vede lo scatto del Pipita e lo serve con un filtrante.
Il fatto che sia proprio Ilicic a rincorrere e contrare l’attaccante argentino, la dice lunga sulla coscienza del calciatore, inevitabilmente sporca, per quella palla persa che costa ai viola una sconfitta che Paulo Sousa a caldo, analizza così

È stata una grande partita, contro una grande squadra. Abbiamo perso, è vero, ma questo non cambia il nostro lavoro… Eravamo sotto di un gol, abbiamo raggiunto il pareggio e volevamo vincere la partita. Poi è accaduto…  Ma io sono contento, perché abbiamo giocato una grande partita. Noi e il Napoli. Siamo stati vivi fino in fondo, i gol che abbiamo subito fanno parte di quegli errori che ogni tanto si commettono, sono cose individuali, sono quelle cose in cui dobbiamo migliorare.

Sarri si era nascosto nella conferenza di ieri (Per il Napoli parlare di tricolore resta una bestemmia), ma a vedere l’esultanza del tecnico dall’accento toscano (ma napoletano di nascita), qualche dubbio sorge spontaneo.
Per concludere, risultato giusto e bello spettacolo. Finalmente.

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Inter-Juventus
L’atteso derby d’Italia è stata una partita finalmente all’altezza delle due contendenti (almeno per storia e blasone), senza polemiche, molto spigolosa ma corretta, arbitrata da Valeri che ha sventolato tanti cartellini con la cautela dovuta a non rischiare di espellere qualcuno dei già sanzionati.

Bene l’Inter nel primo tempo, bene la Juventus nella seconda frazione: un legno per parte, migliori in campo per distacco Jovetic e Barzagli, adattato nell’insolita posizione di terzino destro.

La Juventus finalmente ha avuto a disposizione il suo centrocampo titolare (fino ad ora per infortuni vari era stato praticamente impossibile vederli tutti e tre insieme) nonostante un Pogba a mezzo servizio, reduce da un piccolo fastidio fisico accusato in nazionale.
Eppure a Pogba non si può rinunciare, anche se il francese è stato abulico (a parte una serpentina tanto bella quanto inutile nel secondo tempo del match), a tratti nervoso (si veda uno screzio con Guarin per un calcettino a palla lontana del colombiano) e mai decisivo.
Cuadrado avrebbe bisogno di un pallone tutto suo, ma in fondo è stato il più pericoloso: sembra l’unico uomo in grado di fare la differenza in fase offensiva e rinunciare alla sua fantasia e alla sua velocità sarà sempre più difficile.
Si metta l’anima in pace Dybala (e anche Marotta che ha speso più di 30 milioni), costretto all’ennesimo subentro, che adesso deve vedersela anche con Zaza, abile nello scalare le gerarchie di Allegri.

Mancini al secondo pareggio consecutivo dopo quello con la Samp sta dando una forma più sensata alla sua Inter. Certo Jesus e Santon terzini, probabilmente non se li immaginava nemmeno nei suoi incubi peggiori ma Medel e Melo lì in mezzo a recuperare e bonificare palloni per il trio slavo Perisic-Jovetic-Brozovic e soprattutto in fase difensiva sono una diga efficace per coprire le magagne di un Murillo svagato e di un Miranda costretto a qualche straordinario di troppo.
Jovetic è apparso molto pimpante ed è stato letteralmente maltrattato dagli avversari: 8 falli subiti e 2 cartellini gialli sul groppone di Evra e Khedira.
In sostanza il distacco resta immutato, l’Inter tiene botta esattamente come la Juve: diciamo che i due pesi massimi si sono scambiati bei cazzotti ma sono rimasti in piedi e il prosieguo del campionato dice essenzialmente due cose.
La prima che la Juve, al completo, resta la squadra da battere anche se segna poco (9 goal in 9 partite).
La seconda, che l’Inter può lottare per il titolo a patto di avere una continuità di gioco e l’intensità dei minuti a cavallo del 30esimo del primo tempo. Impressionante relativamente alla compassatezza e alle difficoltà mostrate fino ad ora in fase di costruzione.

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