Genova per noi – Ovvero la sera in cui s’illumina la Lanterna

lanterna

Chi guarda Genova sappia che Genova
si vede solo dal mare
quindi non stia lì ad aspettare
di vedere qualcosa di meglio, qualcosa di più.
Di quei gerani che la gioventù
fa ancora crescere nelle strade.
Ivano Fossati

A Genova questa è stata una settimana particolare. Si respirava aria di derby. Un’aria diversa, salmastra, che arriva dal mare e si infila nei vicoli della città vecchia. Una partita sentita che le due tifoserie rendono speciale nei giorni precedenti ma soprattutto al Luigi Ferraris, ovvero lo stadio di Marassi, incastonato tra le strade strette dell’omonimo quartiere. La Lanterna, simbolo della città ligure, illuminerà la serata di gala numero 64 (in Serie A; si tiene conto soltanto dei match giocati da Genoa e Sampdoria, con le denominazioni attuali, quindi dal 1946-47 ad oggi). Il bilancio è di 16 vittorie rossoblu, 24 pareggi e 23 vittorie blucerchiate: ma quando il derby si è disputato in casa del Doria, i numeri dicono 12 vittorie per i padroni di casa, 12 pareggi e 7 vittorie genoane.

«Io odio la Sampdoria e non perdo occasione per ribadirlo»
Franco Scoglio

medium-110207-220538-bast130110spo-0006-1-238239_0x410Eppure, nonostante l’importanza dell’incontro, la prevendita dovuta al caro-biglietti sta segnando il passo. Si parla molto di questo derby perché entrambe le squadre stanno disputando un campionato eccellente: appaiate nei piani alti della classifica a 35 punti, unite al bel gioco sia per gli uomini di Gasperini che per quelli di Mihajlovic. Il cammino del Doria è stato esaltante e solo nell’ultimo periodo, coinciso con il mercato di gennaio, la squadra sembra aver perso lo smalto delle prime giornate di campionato. Anche il Genoa di Preziosi ha (come spesso accade) rivoluzionato e rimescolato le carte in tavola e, numeri alla mano, sembra non poter prescindere dalla presenza in campo dell’argentino Perotti: proprio durante la sua assenza per squalifica la squadra ha accusato un vistoso calo (basti pensare che senza l’argentino sono arrivate 2 sconfitte e 2 pareggi). Gasperini e Mihajlovic hanno dimostrato di saper fare le nozze con i fichi secchi: per capirci, al primo hanno venduto i due centravanti (Matri e Pinilla) e al serbo Gabbiadini e Gastaldello (top scorer e capitano). Nonostante tutto le due genovesi tengono botta e sabato sera, almeno per la Samp che non vince da quattro partite, arriva l’occasione ghiotta per rilanciarsi, proprio nella partita clou dell’anno.

«Genoa vinceva scudetti quando campionato iniziava mattino e finiva al tramonto»
Vujadin Boskov

Partita storica del calcio italiano, l’unico derby che si è disputato in tre competizioni ufficiali (Serie A, B e Coppa Italia), la sfida è anche un lungo elenco di doppi ex che hanno infiammato i cuori delle tifoserie liguri: Vincenzo Montella, Marco Borriello, Andrea Gasbarroni e i loro antesignani Baldini e Barison, solo per citarne alcuni di un lungo elenco. Ma il derby ligure è quello dei tanti campioni che lo hanno risolto a suon di goal: come il bomber di Crocefieschi, Roberto Pruzzo, Flipper Damiani, i gemelli del goal Roberto Mancini e Gianluca Vialli, il compianto Signorini, Diego Milito (che tripletta nel 2009!), la strana coppia Bazzani&Flachi, Antonio Cassano e le tante meteore che hanno siglato goal memorabili come l’argentino Boselli (al 97’ in un derby tesissimo, 2011), l’olandese Van’t Schip, senza dimeniticare il nipponico Miura.

Soccer: Serie A: Genoa-JuventusCosa aspettarsi dalla partita di stasera? Il derby è spesso un match molto contratto, bloccato, che vive di fiammate, sempre teso e nervoso. Le due squadre amano giocare il cuoio, difficile immaginare che si facciano troppi calcoli, anche perché entrambe hanno una mentalità che le porta a proporre calcio più che distruggere quello degli avversari. Gasperini si affiderà al suo collaudatissimo 3-4-3 e dovrà fare a meno dei lungodegenti Marchese, e dei neo arrivati Tino Costa e Borriello, quest’ultimo in ritardo di condizione. Il tecnico piemontese confermerà il tridente che ha stritolato il Verona nell’ultima di campionato: Niang-Perotti-Iago. In mezzo al campo giostreranno Bertolacci e Kucka coadiuvati da Rincon ed Edenilson sulla fasce, mentre in difesa si dovrebbe rivedere Burdisso con Roncaglia e De Maio davanti al solito Perin.

Mihajlovic deve riavvolgere il nastro. Prima la sua Samp era un meccanismo perfetto, poi qualcosa si è inceppato: l’arrivo di Eto’o non ha portato i frutti sperati e Muriel non è ancora al cento per cento, nonostante il goal contro il Chievo nell’ultimo turno. Viviano tra i pali, difesa a 4 con De Silvestri e Mesbah in fascia e duo centrale Romagnoli-Silvestre. A centrocampo i muscoli di Obiang, la tecnica e la forza di Soriano, l’esperienza di Palombo e il probabile esordio casalingo di Acquah. Il reparto offensivo è un rebus con il solo Eder sicuro del posto e Okaka in pole, tallonato da Muriel e Bergessio. Eto’o dovrebbe andare ancora in panchina a meno di stravolgimenti volti ad un 4-3-3 (come nella disfatta contro il Toro, 1-5, di qualche settimana fa). Indisponibili i soli Munoz e Cacciatore.

Numeri alla mano: 35 punti a testa, 35 goal segnati per il Genoa, 29 per la Samp. 28 quelli subiti dal Grifone, 26 dai blucerchiati. Squadre molto aggressive (cartellini gialli 62 a 59 per il Genoa) e piccoli mismatch che potrebbero far svoltare la partita a favore di una delle due: prendiamo ad esempio la statistica dei tiri verso la porta (13 a 12 per la Samp). Il Genoa tira per il 58% dall’interno dell’area di rigore e la Samp subisce il 52% dei suoi tiri proprio all’interno dei sedici metri. Doriani troppo permissivi, che concedono troppe occasioni e soprattutto da distanza ravvicinata. Altro capitolo, questa volta favorevole al Doria, sono i duelli aerei: i blucerchiati vincono il 53% dei palloni alti, al contrario del Genoa che non arriva al 45%.

perottiL’uomo derby: partiti Gabbiadini, Matri e Pinilla, alla voce uomo derby ci troviamo costretti ad eliminare candidati eccellenti. Diciamo che spesso è l’insospettabile di turno ad essere eroe per un giorno.
Senza avventurarci nell’impossibile (goal di un centrale difensivo? De Maio o Silvestre?) partiamo dalle certezze e uscendo dalle logiche dei punteros, indichiamo come possibili protagonisti due centrocampisti.
Per il Genoa Diego Perotti e per la Samp Roberto Soriano.

Argentino di Moreno (sobborgo di Buenos Aires), classe 1988, il primo è un centrocampista che fa della velocità e del dribbling le sue armi preferite, ma soffre spesso di problemi muscolari. El Monito (la scimmietta) a Siviglia era l’assistman per eccellenza (ne sanno qualcosa Negredo e Luís Fabiano) e solo una serie interminabili di infortuni più o meno gravi gli hanno precluso (fino ad oggi) scenari ben più importanti. Qualche maligno all’epoca di Siviglia sostenne che la sua condotta extracalcistica non fosse delle migliori e pare proprio che la movida sevillana non facesse altro che mettere il carico a briscola. Centrocampista geniale, non grande realizzatore ma abilissimo nel mettersi al servizio della squadra, Diego Perotti sembra aver trovato la sua collocazione naturale nel 3-4-3 di Gasperini.

roberto-sorianoRoberto Soriano è un centrocampista fisicamente e muscolarmente ben messo (182cmx76kg), nato centrocampista centrale nel vivaio del Bayern Monaco (!) è stato rivitalizzato da Mihajlovic che lo ha avvicinato (e non poco) all’area di rigore: in questa sua seconda vita calcistica sfrutta meglio le sue qualità. Ottimo nel cambio di passo e negli scambi veloci con la prima punta, vede bene i corridoi liberi di passaggio e ha un’ottima scelta di tempo negli inserimenti. Tatticamente intelligente, capisce a perfezione quando c’è da soffrire e ripiegare per aiutare i compagni in fase di non possesso.

«Preziosi è alla ricerca di attenzioni, ogni volta che mi cita dovrebbe versarmi i diritti d’autore»
Massimo Ferrero, Presidente della Sampdoria

«Credo che lui (Ferrero, ndr) abbia contatti con l’aldilà o con qualcuno di veramente potente visto che sa tutto prima che le partite inizino. Io credo invece che le partite vadano giocate e poi commentate. Mi ha dedicato “Coccolino (Trottolino!) Amoroso”? Beh preferisco che certe dediche me le faccia una donna ma lui è spassoso, divertente, un qualcosa di nuovo nel mondo del calcio. Gli faccio dire quello che vuole, io non parlo mai di lui, lui parla sempre di me, vuol dire che sono nei suoi pensieri»
Enrico Preziosi, Presidente del Genoa

Le più belle coreografie, gli sfottò, la rivalità. Tutto all’altezza, tutto bellissimo. Da sempre, per conformazione, il Luigi Ferraris ha regalato grandi momenti di tifo e quasi sempre il tema delle due contendenti è stato legato al mare, alla città e alle rispettive origini. Ma spesso anziché nei settori popolari il derby si gioca nella dialettica dei dirigenti e (sigh!) dei presidenti. Ovviamente quando si parla di Samp, di questi tempi, non si può prescindere dalla personalità, forse un po’ troppo sopra le righe, del Presidente Ferrero. Uomo bizzarro, quasi macchiettistico nel suo essere, molto eccentrico nel suo modo di tifare, lontano anni luce da uno storico presidente blucerchiato come Mantovani (tanto per citare il più importante), Massimo Ferrero ha riempito gli schermi televisivi con interviste strampalate e il web con tweet incomprensibili, ingaggiando un duello a distanza con il suo dirimpettaio, Enrico Preziosi: tra i due non corre buon sangue e le costanti diatribe dialettiche sono diventate fin troppo noiose. Insomma, sono lontani i tempi dei battibecchi ironici tra Viola-Boniperti, gli sfottò di Prisco, le metafore di Ferlaino: qui, più che le metafore, ogni tanto volano gli stracci (come accadde durante una delle prime assemblee di Lega di quest’anno). A ognuno il suo. Con tanta malinconia, poco fair-play e soprattutto, poca, pochissima classe.

Questo articolo è stato pubblicato da Contropiede.net

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