Cristiano Sindaco subito

Ogni anno il calciomercato regala al popolo amante del pallone, storie, intrighi, accordi sfumati e matrimoni ben riusciti. Parlandone in linea generale, possiamo dire che il calciomercato è quanto di più simile alle vecchie telenovelas e ai fotoromanzi.
Ne abbiamo già parlato in passato ma questa ultima estate del mercato pallonaro ha addirittura offuscato le notizie provenienti dal Mondiale di Russia: l’operazione epocale che tiene banco è quella legata all’arrivo di Cristiano Ronaldo che approda in Italia e più precisamente alla Juventus.

Apro una parentesi personale. Ronaldo è il calciatore più forte del mondo ed è uno dei miei idoli e non sarà certo il passaggio all’atavico nemico a farmi cambiare idea sul giocatore.
Allo stesso tempo, non scrivo queste righe con un qualsivoglia intento denigratorio verso l’operazione, né tantomeno mi interessa moralizzare o fustigare i costumi di una operazione commerciale prima che sportiva, perché di quello si parla.

La famiglia Agnelli ha portato a termine un affare straordinario che ha molteplici sfaccettature e ricadute positive su tutto il mondo Juve.
Innanzitutto nessuno poteva immaginare un all-in di questo genere: se in precedenza le manovre di mercato bianconere assomigliavano ad una oculata gestione del patrimonio (in perfetto stile sabaudo, mai il passo più lungo della gamba), qui si va chiaramente oltre e si supera una barriera non solo fisica ma anche mentale che ha dei benefici e degli effetti negativi (e nemmeno uno è negativo per la Juve).

La Juve diventa appetibile (ancor di più) per mercati, per gli sponsor e anche per i calciatori più forti e prestigiosi che inevitabilmente seguiranno l’esempio di Cristiano Ronaldo.
La franchigia bianconera ha compiuto un passo fondamentale per allinearsi con le grandi del calcio europeo e d’ora in avanti non è peregrino paragonarsi a Real, City, Paris, Barcellona, Bayern. 
Attenzione però. Chi più, chi meno, oltre al fatturato, riesce a raggiungere una dimensione sportiva vincente a livello europeo, pertanto, passi il Dio denaro, ma ai tifosi interessa ben altro e non sempre basta spendere molti soldi per vincere.
La Juve sembra essere sulla buona strada.

Il discorso tecnico ed economico
Ronaldo ha 33 anni, ma è un atleta di prim’ordine. Maniacale nella preparazione fisica, sempre pronto a migliorare i suoi record e le sue statistiche da capogiro.
Sinceramente non so quanti goal farà Cristiano Ronaldo ma so che proverà a farne tanti come suo costume.
Non mi lancio in nessuna analisi sulla “difficoltà del campionato italiano” e sulle “marcature più strette, mica come in Spagna“: mettiamola così, ogni volta che Ronaldo ha incontrato la squadra più forte d’Italia, l’ha castigata a ripetizione, pertanto non dovrebbe essere difficile farlo con squadre che sono molto più deboli dei pluricampioni d’Italia.
Tutto il resto sono chiacchiere che il campo fugherà o meno.

L’appeal della Juve e l’appeal del campionato italiano
Vado controtendenza.
Può un calciatore solo far crescere l’interesse mediatico di un intero campionato? Forse sì, forse no.

Sicuramente la presenza di Ronaldo farà sì che il prodotto Serie A diventi più interessante, ma realisticamente, quante partite giocherà CR7?
E gli incontri non di cartello, saranno “spendibili” televisivamente?
Io prendo come esempio il sottoscritto a cui Ronaldo piace alla follia: io, Real Madrid-Malaga (per fare un esempio) non l’avrei guardata, anzi…non l’ho mai guardata.

E giro la domanda: ad uno spagnolo, o un francese, perché dovrebbe importare di uno Juventus-Genoa qualunque?

Certo, i diritti li si vende in un pacchetto unico, ma tant’è.
Resto scettico.
Resto scettico anche sulle ricadute che può avere la presenza di Ronaldo in un campionato come il nostro.

Partiamo dal fattore tecnico: sulla carta la Juve, così come è + Ronaldo, diventa praticamente imbattibile. Il gap con le dirette concorrenti aumenta incredibilmente, figuriamoci con le cosiddette piccole. Che vantaggi porterà alla Serie A, avere il miglior calciatore del mondo nella squadra più forte d’Italia? Non ne faccio certo una colpa alla Juventus ma non facciamo passare per buone, cose che buone non sono.

Il sistema lo permette, viva il sistema! Più o meno.
Alle nostre latitudini, in un movimento alla canna del gas, con squadre che lottano per salire in serie A (o B) e un mese dopo falliscono, immaginare una equità finanziario-sportiva in stile draft Nba è qualcosa di vagamente simile a svuotare il Mediterraneo con un cucchiaino da caffè.
Impossibile, impensabile.
Si potrebbe intervenire maggiormente sui ricavi e sui premi derivanti dalle stagioni precedenti secondo il modello inglese, per esempio, ma la sostanza è che una squadra sola può permettersi Ronaldo a 31 milioni di euro l’anno.

Chi gestisce Torino
In ultima analisi l’interessante visione di Comune di Torino, Ascom e Regione Piemonte, che vedono in Cristiano Ronaldo una attrazione da sfruttare, una specie di fenomeno pronto a rovesciare sugli enti pubblici e sul territorio una mole (pardon) di denaro pari ad un evento straordinario, continuo e ripetibile.

Viene da chiedersi dove lor signori pensano di vivere. 
In primis perché lo Stadium contiene qualcosa in più di 40 mila persone e le contiene in un sold out perenne, da quando la Juve ha costruito il nuovo impianto.
Se è sold out, nemmeno un biglietto in più verrà staccato e diventa complicato capire come attrarre nuovi tifosi (turisti?) in città, considerando che il paradosso potrebbe risolversi con questa affermazione: “Tu, turista/tifoso vieni a Torino, per non vedere Cristiano Ronaldo.”

Sarà, ma non capisco come possa avere ricadute un numero di persone sempre più o meno uguale considerando quelli che hanno la fortuna di avere un abbonamento e che, non vedo perché proprio ora, dovrebbero recedere dallo stesso.
Allo stesso tempo vi chiedo: ma voi andreste a Basilea perché è la città di Roger Federer?
O meglio, ci andreste sapendo di non vederlo se non in foto?

Aggiungiamo anche che la Juve è una di quelle società che non permette ai propri tifosi di assistere agli allenamenti quotidiani in quel di Vinovo (prima) e a meno di smentite alla Continassa ora.
Chiedo: dove, un forestiero potrebbe vedere in una qualunque forma Cristiano Ronaldo?
Risposta, per il momento nelle vetrine e sulle porte a vetri dei negozi a cui l’ASCOM (associazione commercianti) ha dedicato una foto di benvenuto proprio nei giorni precedenti l’arrivo del campione di Madeira.
Ora, all’ASCOM sapranno il fatto loro e avranno fatto i loro calcoli, ma mica penseranno di sfruttare l’immagine di Ronaldo senza lo straccio di una sponsorizzazione? Un campione che è una macchina da soldi, una industria dicono molti, secondo lor signori presterà il suo volto per i negozianti e per le iniziative di Comune e Regione (vedi Olimpiadi?) a zero euro, per pura filantropia?
Consideriamo anche che Ronaldo è un bene della Juventus, ovvero di una società privata quotata in borsa: siamo proprio sicuri che la Juve sia così interessata nel vedere il suo pezzo da novanta, usato come uomo sandwich? E chi paga?? E i diritti d’immagine?

In Cilento, alla discoteca La Suerte, fanno la stessa cosa. Chissà cosa ne pensa Angelina Jolie?

Il comune di Torino per voce della sua amatissima Sindaco Appendino non ha fatto mancare esternazioni di gaudio e gioia per l’avvento del profeta portoghese sperando che CR7 sia manna dal cielo al grido di: “CR7 tu che puoi tutto, arresta il declino della città e rilanciala!”
Su questa linea si è allineato il quotidiano cittadino della famiglia Agnelli, che in più di un triste articolo ha restituito l’immagine di negozianti di provincia disperati, che agitando le icone del divo, si illudono che la celebrità in questione, per quanto famosa, possa fargli avere un ritorno economico.
Madame Appendino ha subito esternato: “Ci saranno grandi ricadute sul territorio.”
Mah, sarà.

Mentre il comune e i bottegai attendono le ricadute, Ronaldo e consorte vanno in giro per shopping. A Milano.

Chi ci guadagna su tutta la linea è la Juve: a livello mediatico, economico, tecnico e sportivo.
Non c’è un solo campo dove questo trasferimento sia vagamente paragonabile ad un azzardo. Certo, qualcuno dirà che il campione portoghese si avvia verso una parabola discendente (plausibile per via dell’età) e che l’all-in bianconero sia focalizzato a quella vittoria europea che i bianconeri inseguono spasmodicamente.
Vero anche questo, ma penso che questo sia un investimento molto più ad ampio respiro di quanto si possa immaginare.

Non è nel breve periodo (vedi Higuain affaire) che si muove la Juve, bensì a lungo termine e il tempo, gli darà (ahinoi) ragione.

Chiosa.
Quando ero ragazzino e immaginavo tornei di calcio e subbuteo tra le mura casalinghe, mi divertivo a inventare una sorta di Lega a 16 squadre che giocavano (andata e ritorno) il loro torneo internazionale.
Una specie di Eurolega di basket, magari a inviti, dove gli sponsor potevano investire montagne di denaro e le squadre migliori potevano confrontarsi tra di loro. Quanti spettatori potrebbe attirare, una manifestazione magari itinerante?
Tanti, tantissimi.
Potrebbe mostrare la corda dopo un tot di anni? Chi lo sa? 
La sensazione è che la Champions League disegnata così stia mostrando le sue debolezze, i club non amano essere eliminati perché uscire equivale a perdere denaro e nemmeno il paracadute Europa League può bastare.
Vado controtendenza anche qui e dico, per favore: organizzatevi una Lega vostra, divertitevi nell’orticello dei miliardari e fate giocare i vostri campioni. 
Contatevi e il tempo ci dirà se la formula è vincente o no.
E’ impossibile competere con voi, per cui, perché no?
La ICC estiva è un prototipo vagamente simile ma per molti addetti ai lavori è qualcosa che rasenta il fastidio.

Ma è inevitabile che quello sia l’approdo. 
Però, per piacere, tenetevi i vostri soldi e ridateci il pallone e i nostri sogni, grazie.

Precedente Diario #24 & #25

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.