Le 32 protagoniste – Puntata no.6 – Il Belgio

La Squadra – Rode Duivels / Diables Rouges (I Diavoli Rossi)

Il Belgio ha letteralmente dominato il girone H di qualificazione ed è stata la prima nazionale europea a guadagnare un posto tra le 32 di Russia 2018.
Un successo schiacciante per la nazionale allenata da Roberto Martinez che nei 10 match disputati ha subito appena 6 reti a fronte delle 43 realizzate: una media gol esagerata che ha prodotto nove vittorie e un pareggio (contro la Grecia seconda nel raggruppamento).

Martinez ha ereditato la panchina di Marc Wilmots, colpevole delle deludenti prestazioni (soprattutto quella degli Europei 2016), della gestione del gruppo e (pare) di qualche festicciola alcolica di troppo.
I risultati non in linea con le aspettative della federazione hanno pesato tantissimo nella scelta di esonerare Wilmots ma qualche dubbio sul reale valore della rosa è affiorato.

Roberto Martinez

I Diavoli rossi hanno accumulato maggior esperienza, i loro giocatori più rappresentativi sono protagonisti di primo piano nelle migliori squadre europee e offrono maggiori garanzie rispetto al passato.
Oltre a qualche dubbio tattico e la scarsa personalità, quello che è sempre parso chiaro è che il Belgio è più una somma di individualità anziché una squadra vera e propria.

Il Belgio però può migliorare la sua ultima apparizione (quarti di finale in Brasile) ed eguagliare, approdando alle semifinali, la truppa guidata del leggendario Guy Thys nel 1986.

I protagonisti

Romelu Lukaku e Kevin De Bruyne

Un paese piccolo, un bacino d’utenza limitato, una rosa strabordante di talenti.
Se tre indizi fanno una prova, molti dovrebbero riflettere sulle potenzialità che la cura dei propri vivai nazionali può offrire.
A Martinez l’arduo compito di selezionare, facendo scelte anche impopolari (vedi il caso Nainggolan) per gestire i mugugni degli esclusi.

Nell’undici titolare Courtois, guardiano di un Chelsea tutt’altro che esaltante, sarà il titolare tra i pali, alle sue spalle Mignolet e Casteels.
La linea difensiva è schierata a 3 con Kompany, Vertonghen e Alderweireld in pole position e Vermaelen e Ciman pronti a subentrare. A centrocampo i due esterni, abili a spingere e coprire, Meunier e Carrasco, ma Limbombe e Jordan Lukaku (in forza alla Lazio) proveranno a scalare gerarchie all’interno della rosa di Martinez.

Dalla cintola in su

I centrali di centrocampo sono Witsel e De Bruyne: quantità e qualità abbinate ad una tecnica sopraffina, garantiscono verticalizzazioni, goal pesanti ma soprattutto tanti assist per il super attacco esplosivo formato da Mertens-Romelu Lukaku-Hazard.

Sulla carta, una squadra da sogno, con qualche pecca in difesa, ma bellissima dalla cintola in su.
Romelu Lukaku è atteso alla prova del nove. In Brasile un fastidioso infortunio lo limitò pesantemente e il suo secondo mondiale dovrà essere quello della consacrazione.
Attaccante moderno, già a quota 26 in stagione con lo United di Mourinho, è il miglior realizzatore all-time per i Diavoli Rossi con 33 reti in 66 presenze.

Le prestazioni di Eden Hazard saranno la cartina tornasole dei risultati dei belgi: mi aspetto un Mondiale da protagonista, condito da parecchi gol.
Tra i 23 potrebbe esserci anche suo fratello, Thorgan.
Per capire di cosa parliamo quando parliamo di abbondanza, vi basti pensare che tra le riserve trovano posto calciatori del calibro di Nainggolan, Fellaini, Dembélé, Chadli e Tielemans a centrocampo, mentre in avanti faranno panchina Batshuayi, Origi e Mirallas, con Benteke che rischia fortemente il taglio. 

I record del Belgio (clicca per vedere l’infografica)


Testa a testa – Il Gruppo G

Inserito nel gruppo G, il Belgio può puntare al primo posto nel raggruppamento.
La Cenerentola Panama può essere un ottimo viatico per cominciare al meglio il mondiale e considerando che il secondo incontro vedrà i Diavoli rossi impegnati contro la Tunisia, si può facilmente immaginare che Belgio-Inghilterra varrà il primo posto nel girone.
La storia però dice che l’Inghilterra è la bestia nera del Belgio come potete leggere nello specchietto sottostante.
Curiosità: uno due precedenti tra belgi e inglesi, detiene il record  (insieme a URSS-Colombia) del pareggio con più gol nella storia dei Mondiali, otto, per il 4-4 d.t.s di Svizzera 1954. 

Belgio v Panama
nessun precedente

Belgio v Tunisia
1 match disputato in Coppa del Mondo:

Belgio-Tunisia 1-1, Corea/Giappone2002, Gruppo H
Bilancio totale: 3 matches
Belgio 1 vittoria
Pareggi 1
Tunisia 1 vittoria

Belgio v Inghilterra
2 match disputati in Coppa del Mondo:
Belgio-Inghilterra 4-4, Svizzera54, Gruppo 4
Inghilterra-Belgio 1-0, d.t.s, Italia90, Quarti di finale

Bilancio totale: 21 matches
Belgio 1 vittoria
Pareggi 5
Inghilterra 15 vittorie


Storie – Il cicciottello di Lebbeke

Una famiglia numerosa, una roulotte nel centro di Anversa, un’infanzia spensierata che a dodici anni ha una drammatica interruzione per la morte di papà Honoré.
Questa è la storia del cicciottello di Lebbeke, piccolo centro nelle Fiandre Orientali dove il vento e il ciclismo sono di casa, soprannominato Patapouf, al secolo Jean-Marie Pfaff.

Il giovane Jean-Marie è una buona forchetta.
Mangia tantissimo e ingrassa, la conseguenza è che quando inizia a giocare a pallone, finisce nel posto dove vanno quelli cicciottelli, in porta.
Para tanto, Jean-Marie, para tutto e mantiene la promessa fatta a suo papà: “Vedrai, diventerò un bravo portiere.” – anche se il calcio è un diversivo perché bisogna lavorare per aiutare i suoi undici fratelli a sbarcare il lunario.

Nonostante tutte le difficoltà, la vita del giovane Pfaff è una vita felice.
A forze di parate il Beveren gli consegna la maglia numero uno e sul finire degli anni Settanta il club rompe il dominio del Bruges conquistando una coppa nazionale e uno “scudetto”.
Pfaff viene premiato come miglior giocatore belga del 1978.

La svolta

Il 1982 è l’anno del grande salto, il Bayern lo acquista per difendere i pali del prestigioso club bavarese.
L’esordio contro il Werder Brema è da dimenticare: uscita a vuoto, palla sfiorata e direttamente da una rimessa laterale arriva l’autogol che decide il match.
Ed è qui che la vita spensierata e felice di Pfaff, quella della roulotte nel centro di Anversa, non cambia, anzi accelera alla velocità della luce, perché le cose sono due: o ti abbatti oppure preferisci continuare ad essere Patapouf, il cicciotello di Lebbeke.

Dopo l’erroraccio contro il Werder, Uli Hoeness riceve una telefonata.
Dall’altra parte del filo il suo interlocutore lo mette in guardia sul carattere del portiere belga: “quello è nato e cresciuto per strada, è figlio di ambulanti, una specie di zingaro che ride sempre e non si tiene un cecio in bocca mai.”
Hoeness lo tranquillizza ma Pfaff non ne ha bisogno e ci ride su.
La sua risposta è qualcosa che va ben al di là della più fervida immaginazione.

L’errore con il Werder secondo me è stato un episodio positivo, molto positivo. Ho fatto una cretinata così grande che mi ha reso famoso in tutto il mondo.

Hoeness lo invita a non parlare con la stampa. Il suo silenzio durerà oltre due mesi.
Il mondo impara a conoscere lui e la sua filosofia di vita ovvero, prendere tutto con il sorriso.
Per lui il calcio è divertimento, una specie di spettacolo circense in cui recitare la parte del giullare.
Un posto in cui indossare una maglia rossa per omaggiare Kelly Le Brock, portarsi tra i pali un orsacchiotto di peluche e mangiare una mela che il pubblico ti ha tirato durante una amichevole Olanda-Belgio.

La vita è un circo

La più grossa Pfaff la combina durante i Mondiali di Spagna quando dopo essere stato spinto in piscina da un giornalista, finge di annegare in piscina. Piccolo particolare, Pfaff non sa nuotare.
Per mettere la ciliegina sulla torta, dopo il match contro l’Ungheria, Pfaff dopo uno scontro di gioco con il suo compagno Gerets, finge un infortunio alla spalla e ruba, di fatto, l’ambulanza al suo compagno.
Thys non la prende bene e fa giocare prima Custers e poi Munaron.

Quando in Messico, durante i Mondiali nel 1986, viene ribattezzato El Simpatico per via dei suoi modi divertenti, clowneschi e mai sopra le righe, a Jean-Marie Pfaff viene praticamente consegnato una specie di Oscar alla carriera, un appellativo che certifica il suo stile di vita e gli rende il dovuto omaggio.
Pfaff fa in tempo a prendere un gol di tacco da Madjer in una storica finale di Coppa dei Campioni tra Bayern e Porto, poi si trasferisce al Lierse e chiude al Trabzonspor una carriera costellata di tanti successi e tanti sorrisi.

Dal 2002 al 2011 sulla tv belga va in onda De Pfaffs, un reality show sulla sua famiglia ambientato nella villa di Brasschaat, vicino Anversa. Perché quando cala il sipario sulla tua carriera da calciatore sei costretto a lasciare quel palcoscenico mica la tua vita.
E se alla vita non sorridi, che gusto c’è?

I convocati del Belgio a Russia2018

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