Bilbao Calling -5

Nel 2010 a Bilbao era tempo di sondaggi. 
Venne sottoposta ai tifosi dell’Athletic una domanda molto semplice e diretta: “Volete aprire le porte del club a calciatori stranieri?”.
La risposta fu chiaramente no, con la percentuale bulgara del 94%.

A Bilbao, nell’Athletic, ci possono giocare (per una regola non scritta ma tacitamente accettata da tutti) soltanto giocatori baschi o di origini basche (sia di Hegoalde che di Iparralde), oppure che abbiano imparato a giocare a calcio nei circuiti giovanili baschi, o ancora giocatori “oriundi” (stranieri con origini basche) ma solo se di prima generazione (con genitori o nonni baschi).

Tra i casi più estremi, l’ex terzino francese Bixente Lizarazu o il venezuelano Fernando Amorebieta, entrambi ex rojiblancos.
Eppure le origini del club sembrano smentire la politica del club. Avvolta nelle nebbie degli anni, la fondazione dell’Athletic (1898) pare sia avvenuta grazie agli inglesi e alle tante navi che giungevano nel golfo di Biscaglia.
Proprio i colori biancorossi spiegherebbero la somiglianza con la divisa del Southampton, una delle mete più visitate anche dai giovani della borghesia basca.
Si spiega anche il motivo di quella “h” nel nome del club: Athletic. Solo per un periodo, sotto la dittatura franchista, quella “h” venne cancellata per un molto più anonimo e autarchico: Atletico.
Non c’è bisogno di dire, che quanto prima, i baschi tornarono fieramente a scrivere il loro nome con quella lettera.

E ricordatevi. Se andate a Bilbao, o parlate con un basco, dite sempre Athletic. Non il Bilbao o peggio l’Atletico di Bilbao.

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