20 giugno – Giorno#9

CoreaItalia66

La partita #24

Italia v Costarica 0-1

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Sarà ricordata come: Anche la nostra generazione ha la sua Corea e il suo Mick Jagger

Quando Eddie Vedder ha scelto di salire sul palco alle 17.50 di un caldo venerdì milanese, a San Siro non eravamo in molti.
Sui maxischermi stavano passando le prime immagini da Recife e lui, maglietta numero 10 della nazionale, novello Jagger, si esibiva per un aperitivo pre-match e pre-concerto.
Due miti che si rinfrescano: Jagger con la maglia azzurra e il dentista Pak Doo-Ik (che poi dentista non era) che non potevano entrare nell’immaginario collettivo delle nuove generazioni alla voce ti ricordi quella volta che noi eravamo al concerto e l’Italia…che anno era?
Da oggi abbiamo, noi e i nostri figli, un nuovo spauracchio: Bryan Ruiz, un giocatorino di discreto valore, con un presente in Europa diviso tra Olanda, Inghilterra e Belgio.
Il paese che mette in ginocchio i quattro volte campioni del mondo, si chiama Costarica e ci sottomette a livello di gioco, di ritmo, di entusiasmo, a livello fisico e tattico: insomma, disfatta completa, su tutta la linea, senza se e senza ma.
Le scusanti azzurre non possono reggere a fronte di un tasso tecnico, sulla carta, superiore. 
A fronte di qualche occasione sprecata (Balotelli) qualche tiro nello specchio con Navas protagonista (Darmian, Pirlo): troppo poco.
Costarica molto ben messo in campo, ordinato, veloce, pronto a ripartire e soprattutto qualificato grazie al bel colpo di testa di Ruiz su cross di Diaz.
Anche noi abbiamo la nostra Corea e chissà se Ruiz è capace ad estrarre molari. 

I protagonisti del match

In positivo: Ruiz e Bolanos per il Costarica
In negativo: Chiellini e Thiago Motta per l’Italia

La giocata del match

Provata e riprovata. E’ la loro giocata tipo. A cambiare il lato dell’attacco e poi via il cross a ribaltare di nuovo il fronte, per pescare gli attaccanti sul secondo palo.
Lo hanno fatto parecchie volte con l’Uruguay. Lo hanno fatto anche ieri con noi.
Così, quando il pallone ha raggiunto Diaz, dovevamo capirlo. Dovevamo capire che i sogni di un piccolo paese, passano dalle cose semplici, dalle cose che si conoscono, dalle tradizioni. Sicuramente in Costarica si tramanderanno i cross di Junior Diaz come si tramandano le ricette della nonna.
E che dire del destinatario di quel cross? La Donnola, Bryan Ruiz, presente sul secondo palo ad incornare un pallone che un intero paese aveva crossato per lui.
La specialità della casa ha portato al goal del vantaggio, della vittoria e della qualificazione.
Bella l’elevazione, ad incrociare. Bello il bacio alla traversa.
Tutto bello e tutto, così, terribilmente, tipico.

La statistica del match

81 palle perse per l’Italia

La partita #25

Svizzera v Francia 2-5

Sarà ricordata come: La guerra lampo dei fratelli Blues

Travolti i cugini svizzeri, ora la Francia sogna. Troppa Francia per questa Svizzera. Una partita dominata in lungo e in largo dai Blues, capaci di segnare due goal in 66” e di chiudere virtualmente il match con un uno-due di stampo boxeristico.
Questa partita passerà alla storia anche per il goal numero 100 dei francesi nella Coppa del Mondo, merito del bomber Giroud, preferito a Griezmann da mister Deschamps.
I più avranno storto il naso e la bocca, vedendo Pogba in panchina (entrerà nel secondo tempo) ma il centrocampo francese ha agevolato il tridente e ha reso Benzema e compagni, ancora più devastanti di quanto non fossero stati contro il modesto Honduras.
Cinque marcatori diversi, un rigore fallito, un goal annullato sul fischio dell’arbitro: i francesi sono veramente un caterpillar.
Svizzera mai in partita ma qualificazione non in bilico, l’Honduras non può rappresentare un ostacolo sulla strada verso il secondo posto.

I protagonisti del match

In positivo: Benzema e Matuidi per la Francia
In negativo: Djorou e Seferovic

La giocata del match

Sono quei goal che quasi ti dispiace segnarli a risultato acquisito. Se poi stai perdendo 5 a 1, la rabbia e la frustrazione sono i genitori di quel gesto tecnico che nessuno ricorderà. Ma Granit Xhaka, kosovaro-albanese naturalizzato svizzero, non è abituato a segnare goal di pregevole fattura. Lui è più un centrocampista di lotta.
Così, sul finire di un match già ampiamente finito, Inler lo pesca con un lancio a cucchiaio di pregevole fattura. Delicato e preciso a superare Koscielny, normalmente distratto e pasticcione, che prova ad agganciare il pallone senza riuscirci.
Allora Granit Xhaka, taglio alla mohicana e numero dieci sulla schiena, si coordina alla perfezione e di sinistro scarica tutta la sua rabbia alle spalle dell’incolpevole Lloris.
Non se lo ricorderà nessuno questo goal, buono solo per rimpolpare le statistiche e forse per la differenza reti svizzera, abbastanza compromessa.
Il goal di Xhaka è dedicato a tutti quelli che soccombendo, illuminano la scena con un goal tanto bello quanto effimero.
Il goal di Granit Xhaka.

La statistica del match

22 i tiri totali della Francia

 

La partita #26

Honduras v Ecuador 1-2

Sarà ricordata come: Zero tattica, tanta corsa. E un numero, il 32.

Trentadue anni dopo. 511 minuti dopo l’ultimo goal in un mondiale e a segnarlo, il figlio di un giocatore honduregno, presente a Spagna 1982: Carlo Costly, figlio di Anthony. E in Honduras è festa grande.
Peccato che a rovinare la festa ci pensi il bell’Ecuador di Rueda che, dopo il bel match con la Svizzera, ha replicato e si trova ancora in corsa per la qualificazione.
Il vantaggio di Costly, subito pareggiato dal Valencia che non ti aspetti, Enner, che sarà anche il protagonista del goal vittoria: bello il suo stacco nel cuore dell’area.
Honduras virtualmente fuori, Ecuador per il sogno: servirà superare la Francia nell’ultimo match. 
Non è propriamente una cosa semplice. Sognare non costa niente.

I protagonisti del match

In positivo: Enner Valencia per l’Ecuador, Costly per l’Honduras
In negativo: Figueroa per l’Honduras

La giocata del match

Il rilancio della difesa honduregna non era nemmeno uno di quei rilanci fatti con coscienza. Il pallone calciato con forza, in avanti, sembrava più uno di quei lanci oratoriali, alla viva il parroco, quasi a disfarsi del cuoio.
Carlo Costly nasceva nel 1982, a distanza di qualche giorno dall’ultimo goal dell’Honduras in un Mondiale. Suo padre era della spedizione di Arzu e delle lacrime di un intero popolo, eliminati dal Mondiale spagnolo senza demeritare.
Quando giochi con il peso di una responsabilità così grande (sei il centravanti di una nazione che non segna al mondiale da 32 anni) ogni pallone è buono per riportare lo straordinario nel reale.
Non ha fatto molti calcoli, Carlo Costly, e si è fiondato sul rimpallo vincente di quel campanile assurdo lanciato nello spazio da Beckeles e poi ha corso velocemente, per accorciare quel dolore, per cancellare 32 anni in un colpo solo.
Si è trovato davanti a Dominguez, ha aggiustato la mira e poi ha scaricato il suo sinistro per il goal che  ha fatto piangere di gioia un intero popolo.
32 anni dopo le lacrime di Saragozza.

La statistica del match

303 passaggi completati per l’Ecuador, 299 per l’Honduras.
Possesso palla 51%-49% sempre per l’Ecuador

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