Il pensierino de la noche – Carletto, Sergio e Cristiano, ovvero come ti demolisco il Pep

Metti una sera a Monaco di Baviera, Allianz Arena. Tutti per il Bayern, tranne quattromila.
Anzi, quattromila e tre.
I tre sono nell’ordine: Carletto Ancelotti, Sergio Ramos e Cristiano Ronaldo.

E sono quelli decisivi. Tre più di quattromila. Sembra incredibile, ma è così.
Era una semifinale di ritorno di Champions, ed è stata la fatal legge del contrappasso: l’anno scorso fu il Bayern a passeggiare sui resti del Barcellona, quest’anno è una spagnola, anzi, La spagnola a ridimensionare e demolire i campioni in carica, il loro allenatore e la sua filosofia.
Mi preme sottolineare che è Guardiola – e la sua filosofia – già poco amato da qualche ex di lusso, da parte della stampa e dell’opinione pubblica, ad uscire con le ossa rotte.
Nelle due partite la sua squadra è mancata clamorosamente a tutti i livelli: fisico, tattico e psicologico.
Nelle due partite i suoi uomini crack, Robben e Ribery, quelli dei successi dello scorso anno, sono mancati, avulsi dal gioco, nervosi (soprattutto Ribery) e inconcludenti.

La mossa di Martinez per Mandzukic è sembrata una resa e allo stesso tempo un modo per dire ai suoi, cerchiamo di non prenderne altri…
In prospettiva futura questo cambio non promette niente di buono per il prossimo centravanti del Bayern, Robert Lewandowski.
Diciamocelo chiaramente, a Guardiola questi attaccanti non piacciono e non servono. Ibrahimovic, Mandzukic, Lewandowski forniscono punti di riferimento mentre il suo gioco non ama questo tipo di situazione. Staremo a vedere.

Certo, la doppietta di Sergio Ramos è un segno del destino un po’ come quella di un altro difensore in un’altra semifinale famosa: Thuram contro la Croazia ai Mondiali 1998.

Sono segni.
Se poi la doppietta arriva in pochi minuti ed entrambe le reti vengono segnate su calci da fermo con la complicità di una difesa immobile, beh allora vuol dire che la finale la puoi tranquillamente guardare da casa.

Ancelotti ha vinto dominando. Ha trasmesso serenità ad un ambiente molto difficile da gestire, ha la fortuna di avere dei grandissimi campioni, ha dato equilibrio ad una squadra terribilmente sbilanciata.

Il doppio regista è un suo marchio di fabbrica. Modric, che non è Pirlo ma quantomeno ci si ispira e lo copia nelle movenze (mi sembra chiaro!), e Xabi Alonso (ma qualche genio pensò che fosse meglio Poulsen) sono il cervello e il cuore di questa squadra.
Verticalizzare a folle velocità è un esercizio difficile che entrambi svolgono con una semplicità incredibile.

Di Maria è un giocatore straordinariamente duttile. Difende e offende con grande spirito di abnegazione, nonostante tutte le polemiche e le diatribe del recente passato con il pubblico madridista.
Bale, Benzema e Cristiano Ronaldo sono il braccio armato di una squadra capace di segnare 37 goal in questa edizione di Champions: in dodici partite fanno 3 golletti e qualcosa di media a partita.

Aggiungiamo a tutto questo un calciatore pazzesco, Cristiano Ronaldo. 250 con il Real, 442 in carriera, 16 in Champions e 53 in stagione. Per inciso, i numeri sono goal.
Non so se stasera Carletto abbia ucciso il tiki-taka.
Diciamo che ha contribuito a restituire al calcio un’impronta più semplice, fatta di cambi di gioco, verticalizzazioni e soprattutto di tiri in porta e (vivaddio!) di goal.
Guardiola è un bravo allenatore che deve necessariamente superare la sua filosofia. A Barcellona il tiki-taka non aveva rivali e lui aveva giocatori di qualità straordinaria, soprattutto Xavi e Iniesta, adatti a quel gioco.
A Monaco è una questione anche culturale e dovrà necessariamente adattare il suo stile di gioco ad un modo più teutonico di vedere il calcio. E non solo il calcio.

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