Impressioni di Champions vol.3 – Numeri e statistiche

lesultanza-di-luis-suarez

Il primo round dei quarti di finale ha lasciato in eredità alle partite di ritorno un sostanziale equilibrio, una sorpresa pronosticata da pochi (la vittoria del Porto sul Bayern) e una conferma, diremmo quasi una certezza (il Barcellona). Proviamo, attraverso i numeri, a rileggere i match di andata, cercando di analizzare i duelli più interessanti, le statistiche che hanno confermato o smentito le caratteristiche delle squadre e dei singoli. Verificare una tendenza, confermarne la tesi o confutarla. Si vince attraverso i numeri? Noi crediamo di sì. Non attraverso tutti, ma ci sono alcune cifre inequivocabili e significative. Le 8 regine ai raggi x, i protagonisti analizzati attraverso una lente, passateci il gioco di parole, di rendimento.

juve monacoJuventus-Monaco 1-0

I monegaschi sono la sorpresa della competizione e la sconfitta maturata contro i bianconeri non sposta di una virgola il giudizio del loro, fin qui eccellente, cammino europeo. Dopo gli ottavi di finale gli uomini di Jardim erano la miglior difesa della Champions con 4 goal al passivo (a pari merito con l’Atletico) e al contempo il peggior attacco (7 goal): e se da un lato la carenza offensiva si può leggere alla voce cinismo e/o precisione, la straordinaria media difensiva di 1 goal subito ogni 98 attacchi portati dalle squadre avversarie ha riabilitato il caro vecchio motto “primo, non prenderle!”. Quando parliamo di attacchi, intendiamo un’azione offensiva con il pallone che varca l’immaginaria linea che gli inglesi chiamanoattacking third (vedi fig. sottostante) e che in italiano definiremo trequarti avversaria.

area attacking third

Squadra estremamente pericolosa in trasferta, dove può giocare di rimessa grazie alla rapidità di Kondogbia e Ferreira-Carrasco, il Monaco anche nell’andata dei quarti di finale ha puntato le sue fiches prevalentemente sulla fase difensiva. Daniel Subasic è stato il miglior portiere della fase a gironi con una percentuale di parate su tiri subiti del 94.7%: 1 goal subito in 6 partite sui 19 tiri nello specchio concessi dal Monaco. Un vero e proprio record. E anche se i numeri sono leggermente calati nella fase ad eliminazione diretta, i monegaschi non hanno cambiato il loro atteggiamento e martedì sera a Torino sono stati sconfitti soltanto per mano di una decisione arbitrale errata, rendendosi pericolosi in più di una occasione. Solo la bravura di Buffon ha permesso alla Juventus di portare a casa un preziosissimo 1-0.

I bianconeri, dopo la brillante prova contro il Borussia Dortmund, continuano nella loro corsa europea costellata da dati statistici positivi. Se dopo le due partite degli ottavi, la Juventus aveva portato dalle parti di Weidenfeller & Co. qualcosa come 36 attacchi a partita, accompagnati da un positivo 57% di possesso palla, contro il Monaco (dopo una sola partita) ha già migliorato le sue offensive (59) incrementando la media ottenuta nelle sei partite di girone (54) e tenendo praticamente costante la percentuale del possesso palla 60% (era 61%). Più attacchi portati, conferma del possesso palla, più precisione sotto porta, un numero nettamente più basso di tiri necessari a segnare un goal: la Juventus nel girone ha segnato 1 goal ogni 13.3 tiri, negli ottavi è passata con 1 goal ogni 3.8 tiri, mentre contro il Monaco è tornata sulle medie della fase eliminatoria (12 tiri, 1 goal). In soldoni la Juventus ha saputo capitalizzare al meglio i pochi tiri che hanno centrato la porta (5 su 12), scontrandosi con un portiere di livello, Subasic appunto, che ha parato l’80% dei tiri bianconeri. E se la precisione dei frombolieri juventini va rivista, dato che dei 5 tiri nello specchio solo 1 è stato scagliato dal cuore dell’area, bisogna rendere merito ancora una volta alla difesa monegasca che ha tenuto alla larga Tevez e soci. I 3 tiri dai 20-25 metri significano solo una cosa: grande difesa, maggior difficoltà realizzativa e tiratori costretti a pescare il jolly dalla distanza.

Nonostante una precaria forma fisica, Pirlo è stato ancora una volta il fulcro del gioco bianconero: 91% di precisione nei passaggi, 64 passaggi riusciti su 70, 1 lancio decisivo da cui è nata l’azione che ha portato al discutibile rigore trasformato da Vidal. Il cileno nel primo tempo ha sbagliato parecchio, compresa un’occasione da goal, ma con Marchisio è stato uno dei più propositivi. Per il Monaco sarà necessario snaturarsi, in primis perché difficilmente la Juventus si scoprirà, e i monegaschi saranno obbligati ad attaccare, dovranno “fare” la partita, cosa che non prediligono a causa dell’atavica difficoltà ad attaccare le difese schierate.

atletico realAtletico Madrid-Real Madrid 0-0

Al termine di una partita a tratti bellissima (soprattutto nel primo tempo) e molto spigolosa, a volte anche rude, Simeone blocca ancora una volta Ancelotti: nei 7 derby stagionali, l’Atletico ha vinto 4 volte, pareggiato 3. Ma questa volta, la prima in stagione, i Colchoneros hanno subito maggiormente il Real. Le Merengues sono state incapaci di incidere, tenute a zero alla voce reti segnate: non accadeva dai quarti di finale della scorsa edizione (Dortmund-Real 2-0). L’Atletico dal canto suo ha riproposto i dettami di Simeone: difesa arcigna (4 reti subite, attualmente la migliore dopo 9 partite in Champions), gioco duro con 128 falli commessi (14.2 falli commessi a partita), ma soprattutto 28 cartellini gialli e 1 rosso. Il tecnico argentino ha arginato con successo le bocche da fuoco avversarie, ma deve dire grazie soprattutto al portiere Oblak, protagonista assoluto della serata con 8 parate di cui alcune veramente miracolose (su Bale e su James Rodriguez, per fare un esempio).

Il Real ha spinto molto grazie a 66 attacchi (nella fase a gironi furono 53.5 di media, negli ottavi 42), con 8 tiri nello specchio e un cospicuo possesso palla (58%): numeri che non sono stati sufficienti a scardinare l’arroccata difesa dei campioni di Spagna. Non sono bastate, ad un Ancelotti molto deluso per le tante occasioni sprecate, l’illuminata regia di Kroos (67/71 nei passaggi, 94% di precisione) e le invenzioni di James Rodriguez, al rientro a tempo pieno dopo il brutto infortunio al piede. Simeone ha teso la trappola, l’ennesima, dopo quelle seminate ai madridisti durante l’anno, al Barcellona nei quarti della Champions 2014 e al Chelsea nella semifinale della medesima edizione. Risultato ottimo per l’Atletico, mentre al Real basterà “semplicemente” vincere: cosa che non è ancora riuscita nei derby in questa stagione. Facile, no?

lesultanza-di-luis-suarezPsg-Barcellona 1-3

Continua la straordinaria cavalcata blaugrana verso Berlino. C’è stato poco da fare per un Paris ridotto all’osso dalle tante assenze e costretto a rinunciare a Verratti, Motta, Ibrahimovic e Aurier. Troppo Barcellona, troppo Suarez e pratica parigina (quasi) archiviata. Il Barcellona ha strapazzato i francoqatarioti, ha stabilito un record (è la seconda squadra a segnare 400 reti in Champions) e ha mostrato i muscoli grazie soprattutto al trio delle meraviglie Suarez-Messi-Neymar. Praticamente impossibile immaginare chi possa fermare un terzetto così assortito, mortifero, rapido e qualitativamente eccelso: Messi assist per Neymar, goal. Suarez per Messi, palo e per concludere la serata le perle del Pistolero (con doppio tunnel a David Luiz). I numeri parlano chiaro e parlavano chiaro anche prima della partita: il Psg, delle 8 qualificate è quella che concede di più ai suoi avversari, visto che ogni 4.2 tiri verso la porta i francesi subiscono un goal (la media della Champions è 8.1, praticamente il doppio) e sono tra i peggiori attacchi con 13 reti all’attivo in 9 partite (1.4 a partita).

Il Barcellona ha migliorato i suoi dati offensivi: più attacchi (42 durante il girone, 62 dopo 9 partite), più tiri (da 8 a 12), più tiri nello specchio della porta (erano 4 adesso sono 6): segno che per avvicinarsi ad una notte berlinese di giugno, serve uscire dall’ordinaria amministrazione, serve alzare l’asticella e migliorare le proprie prestazioni. Complimenti a Luis Enrique, bocciato troppo frettolosamente a Roma: tra sette giorni, sarà solo una formalità e sarà ancora una volta semifinale. In un precedente articolo sulla Champions, avevamo azzardato un “Sarà l’anno di Ibra?”. Risposta: No. Facciamo ammenda.

porto-bayern reutersPorto-Bayern 3-1

Finalmente una sorpresa! Nel panorama di un calcio europeo sempre più monolitico e oligarchico, i portoghesi, in uno stadio Do Dragaõ bollente, hanno letteralmente stritolato i bavaresi. Il risultato è stato frutto di un pressing asfissiante: si vedano i primi due goal con Xabi Alonso e Dante, letteralmente aggrediti dagli avanti biancoblù. Un Bayern che ha dovuto fare a meno di giocatori fondamentali quali Javi Martínez, Benatia, Alaba, Robben, Schweinsteiger, Ribéry e il secondo portiere Starke. I tedeschi hanno concesso poco (Porto 39% di possesso palla, 22 attacchi) ma praticamente i portoghesi non hanno sbagliato niente, considerando che dei 5 tiri nello specchio della porta, 3 hanno bucato il pur prodigioso Neuer. Porto di rimessa, Bayern a fare la partita: 34 attacchi di media nel girone, 54 negli ottavi, 53 nell’andata dei quarti, segno che i tedeschi hanno comunque prodotto gioco, ma non sono stati precisi sotto porta. Appena 3 i tiri in porta (1 goal) a fronte dei 4 di media registrati durante il girone.

Evidentemente il gioco di Guardiola si traduce in un gigantesco e improduttivo possesso palla, nonostante i 24 goal (7 contro lo Shakthar, 7 contro la Roma) che fanno dei tedeschi il miglior attacco della competizione, a pari merito proprio con il Porto. Ma se i portoghesi pensano di aver chiuso la pratica si sbagliano di grosso. I tedeschi in casa, quest’anno, non hanno ancora subito una rete e tra le mura amiche hanno totalizzato 4 vittorie su 4. Attenzione: la difesa portoghese concede poco o niente (2.2 tiri in porta a partita, in 9 partite) ma il Bayern è la squadra che tira di più in tutta la Champions con 12.9 tiri totali, dei quali 6.8 nello specchio. Solo il Real fa meglio con 7.7 nello specchio della porta. La remuntada non è impossibile a fronte anche delle gravi assenze difensive che colpiranno i Dragoni: per squalifica, infatti, non potranno scendere in campo Danilo e Alex Sandro.

Qualche curiosità

Barcelona's Xavi Hernandez passes Athletic Bilbao goalkeeper Gorka Iraioz during their Spanish first division soccer match at San Mames stadium in BilbaoXavi è entrato nella storia delle competizioni europee superando Paolo Maldini nel computo delle presenze: 169 contro 168. In quei 38 minuti di gioco disputati dopo aver sostituito Iniesta, lo spagnolo ha completato 53 passaggi, più di tutti i giocatori francesi che hanno calcato il campo mercoledì sera.

Nelle partite di mercoledì, le quattro panchine di Bayern, Barcellona, Porto e Psg, erano occupate da quattro ex blaugrana che nella metà degli anni Novanta furono compagni di squadra al Barcellona: Guardiola, Luis Enrique, Lopetegui e Blanc.

Il Bayern insegue la quarta partecipazione consecutiva in semifinale.

Compresa l’ultima partita della scorsa stagione, il Psg non perdeva in casa da 24 gare.

Da allenatori a Madrid, Simeone e Ancelotti si sono affrontati 11 volte: conduce l’argentino per cinque vittorie contro tre, alle quali si sommano tre pareggi.

La Juventus si è qualificata dieci volte su dieci nei doppi confronti contro squadre francesi.

Il Monaco cerca la prima semifinale di UEFA Champions League dal 2003/04, la stagione in cui ha raggiunto la finale per l’ultima, e finora unica, volta.

Anche il Porto è alla ricerca della prima semifinale dopo quella del 2003/04, quando i portoghesi di José Mourinho vinsero il trofeo proprio in finale con il Monaco.

L’Atletico è ai quarti di finale di Coppa dei Campioni per la settima volta e insegue la quinta qualificazione in semifinale.

Questo articolo è stato pubblicato da Contropiede.net e Ilgiornale.it

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