Torino, Suva. Isole Fiji

La fantasia per un bambino è molto, forse tutto.
Tra elementari e medie oltre a stare ore e ore sui campetti di oratorio e di giardinetti a sbucciarci ginocchia, giocare ripetutamente “alla tedesca”, organizzare partite contro altri ragazzini, una parte notevole del nostro tempo (e quando dico nostro so di cosa e di chi parlo) veniva impiegata in lunghissimi tornei di subbuteo e immaginarie partite giocate con palline di spugna tra cucina e cameretta.
Quando parlo di immaginarie, intendo che i nostri quaderni (normalmente erano le agende di banche o assicurazioni) venivano vergati a mano, come nei più begli almanacchi e album che riempivano le edicole del tempo.
La cosa divertente è che conoscevamo a memoria formazioni, squadre, allenatori, a momenti anche i nomi degli spettatori che c’erano nei nostri immaginari palcoscenici casalinghi.
Il Guerin Sportivo era la nostra spada, un’arma formidabile per reperire informazioni, scovare foto (non c’era internet), conoscere classifiche e risultati, leggere dei nostri beniamini impegnati in Spagna, Inghilterra, Olanda, Germania, Brasile e Argentina.
Eravamo dei fenomeni in geografia. Conoscevamo le capitali di ogni stato e le legavamo immediatamente alla squadra relativa.
Sapevamo le pronunce di tutte le squadre e di tutti i calciatori.
Le coppe si giocavano tutte il mercoledì. Ce ne erano tre e c’erano una valanga di partite che nel migliore dei casi potevamo ascoltare per radio, salvo qualche caso in diretta tv o addirittura (alcune) a tarda ora in differita.

Insomma, agli occhi di un ragazzino il calcio, inequivocabilmente, appariva come un magnifico spettacolo con eccellenti interpreti ad ogni latitudine si giocasse.
Solo che il mondo calcistico conosciuto non ci bastava. Non ci poteva bastare.
Ci potevamo accontentare di scrivere sui nostri quaderni di calcio inventato, che l’Italia o il Brasile stavano per vincere il Mondiale che veniva giocato ogni anno nella nostra cucina grazie a partite di subbuteo tra amici (o in solitaria) e immaginarie partite di calcio disputate con una pallina di spugna?
Bella forza, sarebbe stato troppo facile.

Volevamo il gusto dell’esotico. Volevamo scoprire un nuovo calciatore, il nuovo fenomeno che avremmo potuto vedere un giorno su quel Guerin benedetto che ci consegnava settimanalmente informazioni che valevano oro.
E dove non arrivava il Guerino, arrivavamo noi.
Si sceglieva una nazione, si prendeva un atlante o un mappamondo, si sceglievano nomi e cognomi a caso da un film, da una enciclopedia e si snocciolavano 16 nuovi calciatori da eleggere a propri beniamini: ammetto che i primi 7-8 personaggi avevano generalità magnifiche, mentre i panchinari si dovevano accontentare di qualche Wilson, Mcqualcosa…ho sempre avuto fantasia, ma non tantissima.

Le mie nazioni feticcio arrivavano praticamente tutte dall’Oceania. L’Australia, le Isole Fiji, le Isole Salomone divennero per anni, luoghi in cui il calcio non solo si praticava, ma si giocava alla grande e le loro nazionali davano filo da torcere ai mostri sacri del pallone.
Si disegnavano bandiere, maglie ipotetiche, si cercavano informazioni su almanacchi, albi e quant’altro.
Giocavano regolarmente i mondiali, spesso arrivavano fino in fondo alle competizioni e i loro giocatori militavano o in Europa oppure rimanevano nei loro paradisi, consci che per loro sarebbe stato impossibile giocare altrove.

Oggi per me, e per quelli come me che si ritrovano nel racconto di quei tempi meravigliosi di grande passione e spensieratezza, è un giorno da ricordare e da segnare sul calendario.
Sì, nessuno ne avrà parlato perché la notizia è marginale, ma le Isole Fiji oggi hanno battuto per 3-0 l’Honduras nei mondiali Under20 che si stanno disputando in Nuova Zelanda.
Lo so, non interessa nessuno se non me e qualche altro fulminato come me, ma la bellezza di un ricordo sta nel poterlo rievocare a condividere. Sono storie di calcio, piccole piccole.

Storie di calcio come quelle che si disputeranno a Torino, durante Balon Mundial tra il 6 giugno e il 5 luglio.
Balon Mundial è la manifestazione, oramai diventata una tradizione che viene disputata come una Coppa del Mondo di calcio tra rappresentative di diverse comunità di migranti che vivono a Torino.
E’ organizzata da ASD Balon Mundial Onlus, con il patrocinio del FARE (Football Against Racism Europe) e della Regione Piemonte e si giocherà a Torino all’impianto sportivo Colletta, sede della fase a gironi, e lo Stadio “Primo Nebiolo” del Parco Ruffini, dove si svolgerà la fase finale.

Al torneo partecipano 35 rappresentative divise tra maschili e femminili a titolo puramente dilettantistico.
Il Balon Mundial sarà anche l’occasione per alcuni giovani di mettersi in mostra come accadde nella passata edizione a Moustapha War, attaccante classe ’96 che – con la Rappresentativa del Senegal – si aggiudicò il titolo di miglior giocatore del Mundial e venne successivamente ingaggiato dal Torino.

Ovviamente l’iniziativa ha un importantissimo valore sociale che non dobbiamo dimenticare e non può passare in secondo piano, ma allo stesso tempo il calcio mette in luce e in evidenza caratteristiche e peculiarità di popoli diversi.
Il mondo è rappresentato in lungo e in largo: El Salvador, Palestina, Costa d’Avorio, Mali, Italia, Bolivia, Egitto, Sudan, Romania, Congo, Libano, Cina, Colombia, Iran, Burkina Faso, Marocco, Bosnia-Erzegovina, Congo, Ghana, Argentina, Perù, Polonia, Brasile, Camerun, Nigeria, India, Senegal, Kosovo e non stentiamo a credere che l’idea di calcio che ognuno proporrà sarà ovviamente influenzata da differenti modi di interpretare il gioco.

Simon Kuper ha detto: “Il calcio è un gioco ma anche un fenomeno sociale. Quando miliardi di persone si preoccupano di un gioco, esso cessa di essere solo un gioco.”
Vero, sacrosanto, ineccepibile. Abbiamo solo bisogno di farlo tornare ad essere un gioco e basta.

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