Sprofondo azzurro

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Lo avevamo scritto in precedenza nel nostro viaggio nel calcio italiano e non siamo né particolarmente fantasiosi, né tantomeno siamo i soli ad assistere allo sfacelo dello sport più amato dagli italiani: risultati pessimi, scandali, disorganizzazione e business sempre più compromesso.

Venghino, siori, venghino e si uniscano anche loro al peana che fa da sottofondo al nostro approfondimento.

Ci chiedevamo, dove sta andando il calcio italiano?
Beh, innanzitutto diciamo dove non sta andando. Non sta andando alle semifinali dell’Europeo Under21, non andrà alle Olimpiadi e non andrà da testa di serie al sorteggio per i gironi di qualificazione di Russia2018 e infine non andrà in Cile ad ottobre ai Mondiali Under17.
Se vogliamo aggiungere dove non è andato, aggiungiamo anche che il nostro calcio non è andato in Nuova Zelanda dove si sono appena svolti in Mondiali Under20, vinti dalla Serbia sul Brasile.
Tanto per chiarire il concetto, la nostra Under20 non si qualifica ad un Mondiale dal 2oo9 (quarti di finale) e nelle 19 edizioni disputate ha preso parte soltanto a 5 (1977, 1981, 1987, 2005 e 2009): la qualificazione doveva passare attraverso l’Europeo U19 del 2014, ma l’Italia non c’era neppure lì e da quattro edizioni si ferma alla fase Èlite.

Non parliamo della nazionale Under17, mai più in là di un secondo posto agli Europei di categoria e di un quarto ai Mondiali nel lontanissimo 1987.

E così, mentre l’ennesima estate calda, caldissima, vedrà i tribunali pieni, le squadre invischiate tra carte bollate e ricorsi, ripescaggi e fallimenti, il calcio italiano vivacchia stancamente osservando il suo declino.
Un declino conclamato, annunciato, confermato nei risultati delle nostre nazionali e certificato dai nostri club che in Europa non sanno più vincere.
Certo, l’annata almeno dal punto di vista dei club aveva dato segni di vita importanti: la Juve tornava in finale di Champions dopo dodici anni, il Napoli e la Fiorentina raggiungevano le semifinali di UEL e il ranking UEFA ci vedeva (finalmente) protagonisti.
Non ce ne vogliamo i tifosi delle tre squadre citate, ma i risultati (per quanto meritati) sono giunti per piacevoli e fortunate congiunzioni astrali: non certo per via di una programmazione mirata; diciamo che mi aspetto ancora anni di fallimenti internazionali. (ben contento di essere smentito).

Under21
I ragazzi di Di Biagio si sono semplicemente adeguati all’andazzo di un intero movimento.

Praticamente eliminati dopo due partite, sono usciti anche per un biscotto lusitano-scandinavo (di nuovo gli svedesi! vedi Euro2004) riuscito benissimo grazie ad un pareggino tanto scontato quanto penosamente anti-sportivo. Tant’è.
Eppure i giovanotti di Di Biagio, sulla carta, facevano ben sperare.
Il suicidio messo in atto contro la Svezia, in vantaggio 1-0 per 53′ e in superiorità numerica, e la rimonta subita nel finale (1-2) sono il peccato originale di un gruppo incapace di ripetere le gesta delle Under di Maldini e Gentile.
La prova orgogliosa ma poco concreta contro il Portogallo ha preannunciato l’eliminazione.

Non sono bastati Rugani, Berardi, l’ottimo Cataldi (una delle poche sorprese dell’ultimo campionato) e altri prospetti interessanti come Benassi, Zappacosta e il centrale Romagnoli: il 3-1 all’Inghilterra non è servito a nulla e Di Biagio nicchia in attesa di un probabile esonero.
Non andiamo in semifinale, non andiamo a Rio2016 ed è la seconda volta di fila che la spedizione azzurra non va ai Giochi Olimpici.

Cosa sta succedendo?


Innanzitutto la riforma Tavecchio, lo stravolgimento epocale che doveva costringere le squadre della Serie A ad apportare alcune importanti modifiche ai propri organici (numero massimo di giocatori in rosa – 25-, obblighi riguardanti i giovani cresciuti nel vivaio – almeno quattro- e quelli cresciuti in un altro vivaio italiano -minimo quattro- tutti “over 21″ e comunitari; unita alla stretta sui giocatori extracomunitari con vincoli particolari legati al curriculum verrebbe meno a causa di una ventilata proroga (si parla di un anno).
Motivo? La difficoltà di un intero sistema a regolamentarsi nei modi e nei termini? Il conservatorismo e l’ostracismo dei club?
In definitiva sembra proprio che anche per la prossima stagione non cambierà nulla.
Come non cambierà il numero delle squadre partecipante ai campionati e nemmeno gli scandali (Parma, scommesse, compravendita di partite- vedi Catania) riescono a fungere da grimaldello per far partire una rivoluzione.
Un’altra occasione mancata e la riforma dei campionati, ammesso venga fatta, potrebbe partire dalla stagione 2017-2018.

Conte e la Nazionale senza testa. Di serie.
Il 25 luglio, intanto si avvicina e il sorteggio per le qualificazioni a Russia2018 ha già creato polemiche nelle fila della nazionale maggiore. Innanzitutto perché al sorteggio, l’Italia non sarà testa di serie e rischia un girone complicato.

Conte dopo la sconfitta in amichevole con il Portogallo ha replicato ai giornalisti alla solita maniera: “Non so, mi chiedo piuttosto perché l’Italia sia dietro a nazionali inferiori. Si vede che quanto fatto in precedenza ha portato a questa situazione…”.
In due parole: citofonare Prandelli.
Conte rispedisce al mittente le critiche ad una nazionale che continua a restare un rebus indecifrabile nonostante l’ottima prova offerta nel pericoloso match contro la Croazia, l’ultimo di difficoltà elevata prima della discesa verso Parigi: restiamo secondi nel girone di qualificazione a EURO2016 con partite abbordabili che non dovranno far altro che certificare la nostra partecipazione alla manifestazione continentale.
La Nazionale A viene da due Mondiali disastrosi e il futuro è nebuloso.
Negli uffici della Figc da un anno gira un dossier preoccupante: in queste condizioni, con i vivai depauperati, l’Italia non andrà al Mondiale 2022.
In questo inizio di calciomercato, 122 milioni sono stati investiti in stranieri e solo 40 per giocatori italiani.

Fate qualcosa prima che sia troppo tardi.

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