La sceneggiata


Novantaquattro milioni e qualcosa, adesso scesi a novanta per un cavillo presente nella clausola rescissoria, tanto spenderà la Juventus, per assicurarsi i servigi (e i goal) di Gonzalo Higuain, capocannoniere dello scorso campionato con il Napoli, unica squadra che ha potuto competere alla corsa per la conquista dello scudetto 2015/16.
Novanta milioni pagabili in due comode rate, spalmabili sui bilanci di due anni: quasi come dilazionare la spesa di una bella auto, di un televisore ipertecnologico o di un comodo divano con chaise-longue.

In queste ore convulse, i giornali, i media, i tifosi si sono divisi in analisi etiche e morali, sulla fedeltà ai colori, sulla correttezza dell’operazione e sugli attori di questo trasferimento che sta monopolizzando il calcio italiano e che potrebbe avere un effetto domino per molte società del nostro campionato.
Radiomercato parla chiaro. Il Napoli sarà costretto a re-investire i milioni guadagnati nell’affare Higuain e sembra intenzionato a puntare su Mauro Icardi.
L’Inter dal canto suo non vuole privarsi del suo bomber, ma il mal di pancia di Maurito, le paturnie della Sig.ra Icardi (i soldi, tanti, e il cinema, argh!) al secolo Wanda Nara, costringeranno i nerazzurri a cercare un nuovo attaccante e forse anche un nuovo allenatore.
Se al Mancio venisse meno anche il bomber titolare, l’allenatore jesino potrebbe veramente essere preda di uno sconforto cosmico tale da costringerlo ad abbandonare la nave nerazzurra.
Se invece il Napoli virerà su Carlos Bacca allora sarà il Milan a dover fare i conti con un addio pesante e una sostituzione difficile, visti anche i chiari di luna legati al passaggio di proprietà della società rossonera: i rossoneri stanno provando a piazzare il colombiano un po’ ovunque ma rischiano di non rimpiazzarlo a dovere e questo potrebbe essere un problema serio.
Queste sono le vie del mercato. Infinite e tortuose, impervie e di difficile comprensione per il tifoso medio sulle quali non c’è proprio niente di cui stupirsi.

Mi dispiace deludere tutti coloro che si scandalizzano per questa super manovra di calciomercato ma la realtà dei fatti è che il giocatore, in questo caso Higuain, come sempre capita, ha scelto e, siccome è un top player, la sua scelta fa necessariamente più clamore di una qualunque operazione di compravendita e lo scalpore fa sì che si sprechino fiumi di inchiostro, servizi televisivi e post sui social network.

Certo, diranno i più romantici, Higuain poteva scegliere di andare altrove, evitando questa serie infinita di polemiche, di pericolosi e velenosi strascichi che alimenteranno l’ambiente del calcio italiano.
Il numero 9 argentino avrebbe potuto anche restare a Napoli dichiarando il suo grande amore per la città e per i colori azzurri, avrebbe potuto addirittura chiedere scusa come poche persone al mondo sanno fare e al primo goal nessuno avrebbe più detto mezza parola su tutto questo gran pasticcio: perché le parole le porta via il vento ma i goal restano e alla gente quello interessa.
Certo, poteva. O meglio, avrebbe potuto.
Ma perché ha scelto di andare via da Napoli per approdare a Torino per di più agli odiati rivali della Juve?

«Ho messo i soldi sul tavolo. Offerte non gliene sono arrivate e il Pipita è un uomo serio, quando finirà la coppa America ci dirà. Sento che non tradirà l’affetto di Napoli».
Aurelio De Laurentiis, 11 giugno 2016 – Corriere dello Sport

Questo intreccio di mercato altro non è che uno dei tanti episodi di quel genere di rappresentazione popolare, che a Napoli porta il nome di sceneggiata.
C’è l’oggetto del desiderio, Higuain (qui declinato al maschile e che nella sceneggiata è la femmena, la uagliona), c’è l’amante tradito (il popolo napoletano), c’è ‘o fetente (il cattivo di turno, Marotta e la Juve) e c’è il guappo deluso (ma poi così tanto deluso?) e voglioso di rivincite (ovvero De Laurentiis) verso il fetente che lo ha spodestato nel suo ruolo di aspirante dominatore.
Niente che non si sia già visto in qualche film anni Ottanta con Mario Merola, Nino D’Angelo o ascoltato nelle canzoni più banali e scontate dei neo-melodici tipo Gigi D’Alessio.
Oppure niente che non meriti di essere omaggiato e rivisitato, come nella seguente versione.

La storia è andata a finire così come doveva, senza il lieto fine, perché l’amore era finito, il guappo e la femmena si erano già scambiati dispettucci fastidiosi e parole pesanti: come da copione ora voleranno gli stracci e sappiamo benissimo che De Laurentiis non si farà mancare niente.

In questa scelta c’è il senso pieno del tradimento, che comprende anche l’ingratitudine.
Aurelio De Laurentiis, 27 luglio, Corriere dello Sport

Eppure, prima di comprendere che l’amore stava per finire De Laurentiis aveva provato a blandire e corteggiare il suo centravanti con parole al miele: parole che, però, celavano un fondo di preoccupazione.

“Se lui vuole, sono pronto a rinnovargli il contratto fino a cinque anni. È una gioia vederlo giocare con l’Argentina e io mi auguro sia stato sincero con il nostro pubblico in modo che possa restare a vita con noi”
Aurelio de Laurentiis, 19 giugno

Dal canto suo, Higuain covava risentimento ma mostrava sicurezza, bluffando, come il più consumato dei giocatori di poker e durante l’intervista nella mixed zone di Argentina-Venezuela della scorsa Coppa America, dichiarava:

“Ai tifosi del Napoli dico di stare tranquilli perché io sono qui e sono tranquillo. Penso solo alla nazionale, ora, ma quando tornerò…”

…Uno “state tranquilli” che mi ha ricordato da vicino il renziano “Enrico, stai sereno” rivolto all’ex Presidente del Consiglio Letta.

Il guappo de Laurentiis si è visto costretto, così, a cambiare strategia.
Prima ha messo davanti al fatto (non ancora compiuto) la Juventus, dicendo che “i bianconeri non si sarebbero mai resi così antipatici…”, poi ha mostrato i muscoli e, punto nell’orgoglio, ha provato a scaricare la colpa al centravanti, obbligandolo a prendersi la responsabilità della sua decisione.
De Laurentiis ha messo all’angolo Higuain, invitandolo ad uscire allo scoperto e l’argentino non si è fatto pregare.
Qui il presidente ha capito che stava per perdere il suo bomber. Anzi, che lo aveva già perso.

Così, in un silenzio irreale quanto preoccupante, Higuain e la sua famiglia hanno portato avanti la trattativa con la Juve, senza dichiarazioni ufficiali (ci sarà tutto il tempo, e sono curioso di sentire le parole del Pipita), senza lasciar trapelare la minima indiscrezione e soprattutto senza prove tangibili (foto o video) di incontri clandestini in qualche albergo o in qualche località balneare.
Dietro quel silenzio, quei silenzi, si celava il più tragico dei tradimenti.

Fa specie anche il comportamento scorretto della società bianconera: intendiamoci, Marotta e co. non hanno violato nessuna regola, ma lo stile, ancora una volta, è venuto meno. Sarebbe bastata una telefonata: “Paghiamo la clausola, il ragazzo fa le visite mediche…”. Invece Giuntoli ha scoperto gli altarini a giochi fatti grazie a questa foto pubblicata in un tweet galeotto.

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, recitava una famosa canzone di Sergio Endrigo: ed è proprio il cuore dei napoletani che in questo momento soffre le pene di un amore finito.
Notte tempo come l’amante che si appresta a tradire, Higuain ha mollato Napoli e il Napoli.

Napoli sta patendo la delusione maggiore e i tifosi stanno attraversando le classiche tappe che appartengono alla fine delle relazioni amorose: prima la negazione, poi la rabbia, lo scendere a patti, la depressione e l’accettazione.
Ma come? Proprio alla Juve? Ma perché?
Innanzitutto perché Higuain vuole vincere e evidentemente aveva realizzato che a Napoli non sarebbe stato possibile, o quantomeno sarebbe stato molto difficile.
In più perché questo è verosimilmente l’ultimo contratto della sua carriera.
Aggiungiamo infine che alla Juve, Higuain si ritrova in pole position per vincere non solo lo scudetto ma anche la Champions: i bianconeri hanno una squadra più competitiva anche se, come sembra, partirà la loro punta di diamante, Pogba.

I napoletani hanno incominciato ad elaborare il lutto ma è ancora troppo presto per comprendere appieno cosa sia accaduto.
Aspettiamo le prime parole di Higuain da neo-juventino e forse capiremo qualcosa di più.
Chi ne esce male, al momento, è proprio il Pipita. Le dichiarazioni anti-juventine del passato stonano, fanno sorridere e adesso appaiono piuttosto anacronistiche.
Come dicevo all’inizio del post, questa (e in generale il mondo del calcio) è una sceneggiata e gli attori non sono di primissimo livello: i tifosi meriterebbero più rispetto e forse, meglio un Ibra qualunque che non promette amore eterno piuttosto di gente che bacia la maglia ogni due per tre.
Higuain ha scelto e avrà avuto le sue motivazioni: i soldi, le vittorie…non lo so e poco importa.
I napoletani possono comprendere o meno ma sono giustamente indispettiti (per usare un eufemismo) ed è logico attendersi fantasiose vendette in salsa partenopea.
A Torino sponda bianconera, ovviamente, gongolano. Partiranno Pogba (divenuto come per magia, una pedina sacrificabile) e qualche altro elemento della rosa ma alla fine vedrete, che la Juve avrà una squadra super competitiva e i conti pressoché in ordine.
Certo che l’azzardo appare grosso. Higuain ha 29 anni ed è un giocatore in grado di risolvere le partite con un guizzo. Ma ha senso spendere una cifra che a spanne si aggira sui 150 milioni di euro (90+14 all’anno per cinque anni)?

Un salto in avanti, in termini di spesa, concepito dopo aver esaminato il contesto sportivo-economico italiano e internazionale, accettando una dose di rischio nella convinzione che l’alternativa – mi rafforzo in misura “ordinaria” per continuare a essere leader in A e nel giro della Champions – avrebbe portato prima o poi alla stagnazione.
La Gazzetta dello Sport, Marco Iaria

Lecito pensare, come alcuni tifosi bianconeri fanno, che l’all-in bianconero potrebbe anche risultare vano al tavolo verde della Champions League, un torneo spesso deciso da episodi che non viene vinto sempre dai migliori.
Sembra ovvio che in corso Galileo abbiano immaginato un assalto alla Coppa nei prossimi uno-due anni e così si spiegherebbero gli ingenti investimenti su giocatori non propriamente di prospettiva (vedi Dani Alves, Higuain e Benatia) e su uno zoccolo duro che rischia di esaurire il suo filone aureo nel prossimo biennio (Buffon, Barzagli, Chiellini, Marchisio).

Insomma, se il nostro campionato rischia di diventare una brutta copia della Bundesliga (del resto il mercato juventino assomiglia molto a quello che il Bayern compie rastrellando i migliori giocatori dalle sue avversarie) o una bella copia di quello norvegese, il merito (o la colpa), decidete voi, è della Juve.

Marotta ha pianificato il tutto in maniera pressoché scientifica, mettendo spalle al muro i suoi diretti concorrenti, seminando zizzania (la conseguenza della cessione di Higain si potrebbe ripercuotere su Icardi e sull’Inter; il massimo per un tifoso bianconero) e attirandosi le poche antipatie rimaste con manovre tanto utili quanto diaboliche.
Il tutto mentre i competitor bianconeri brancolano nel buio più totale.
Il Napoli orfano del suo alfiere, se investirà in maniera fruttuosa i soldi che la Juve verserà nelle sue casse potrebbe mantenersi in linea di galleggiamento, sempre in prima fila, ma sempre staccato (e non di poco) dalla Juventus.
La Roma vende benissimo e compra malamente. Pjanic non è stato ancora sostituito, la rosa è in pieno sfoltimento e sono più le incertezze e i punti oscuri rispetto alle sicurezze di cui avrebbe necessità una piazza come quella giallorossa.
Leggo della probabile cessione di Paredes e mi chiedo: “Ma questi una strategia, un piano a lungo termine, ce l’hanno?”.
Le milanesi per tutta una serie di motivi continuano a scegliere di giocare a ciapanò piuttosto che organizzare la loro personalissima traversata nel deserto.
A Milano e alle milanesi prima delle figurine che Galliani e Mancini desiderano, servirebbero idee, possibilmente buone: non è una questione (soltanto) di denari ma di progetto, di visione a lungo termine.
Certo è che se per colmare il distacco, il guappo De Laurentiis acquista Tonelli, Giaccherini e perde Higuain, allora forse il titolo di questa storia potrebbe essere a ragion veduta, Lacrime napulitane.
L’acquisto repentino di Milik e la pista Icardi fanno pensare che il Napoli sia partito in quarta non appena subodorato l’addio di Higuain.

Aurelio De Laurentiis

Sarà bellissimo guardare Napoli-Juventus, sarà bellissimo assistere alla possibile esultanza di Higuain in caso di goal, sarà fantastico vedere l’accoglienza che verrà riservata al numero 9 argentino: la legge dell’ex, tremenda, tragica, straordinariamente affascinante rischia di scrivere una delle pagine più crudele della sfida infinita tra Juve e Napoli.
Ha detto José Altafini: “Finalmente qualcuno mi ha superato e finalmente non sarò più io, Core ‘ngrato.”
Quanto è vero.

Precedente Racconti europei - Italia-Germania, Bogart e una valanga di ricordi Successivo Joe Hart - A Midsummer Night's Dream

Lascia un commento

*