La stagione 2016/17 del Torino FC – Seconda parte

(segue dalla prima parte)

Il girone di ritorno si apre con una partita dai due volti.
Arriva a domicilio il Milan, che qualche giorno prima ci ha eliminati dalla Coppa Italia.
Sarà una partita strana come quella ad eliminazione diretta, con qualche pecca a livello arbitrale (Belotti viene letteralmente martoriato da Paletta) e troppi errori a tinte granata proprio nei momenti clou del match.
Usciamo dalla coppa con qualche rammarico di troppo.
In campionato però riusciamo a fare anche peggio. Dominiamo in lungo e in largo, andiamo avanti per 2-0 e abbiamo il match point per mandare gambe all’aria la stagione milanista.
Calcio di rigore, Ljajic va sul dischetto, tiro centrale e parata di Donnarumma. Il Toro finisce qui, il Milan ci crede e pareggia in maniera rocambolesca.
Si ripropone la questione rigori. Anche quest’anno ce ne assegnano molti ma non siamo assolutamente infallibili: prima Belotti ne sbaglia qualcuno di troppo, adesso è Ljajic a non capitalizzare la ghiotta occasione.
A mio modesto parere, il rigorista deve essere uno e uno solo, sempre lo stesso. In caso di assenza, si cambia ma assistere a questa eterna litania, mi sembra francamente assurdo.

A Bologna le prendiamo senza colpo ferire. Bruttissimi, molli, irriconoscibili rispetto alla partita precedente. Ci punisce una doppietta di Dzemaili che, evidentemente, non conosce il significato della parola riconoscenza.
Alla terza di ritorno ci tocca la scatenata Atalanta di questa stagione. Una gran brutta bestia che domiamo in parte, fino a quando Mihajlovic non è costretto a togliere Obi (ennesimo infortunio muscolare) e quando Gasperini inserisce Kessié, di ritorno dalla Coppa d’Africa.
L’ivoriano ci spezza in due, la partita gira ed è un miracolo se riusciamo a portare via un punto.
Al termine della partita salutiamo, tra le lacrime, uno dei pilastri di questa squadra, Peppino Vives, che lascia dopo cinque stagioni e si trasferisce alla Pro Vercelli.

A Empoli, in un acquitrino, buttiamo alle ortiche tre punti che avrebbero tenuto in vita le flebili speranze europee. Segna Belotti e poi Ajeti combina la frittata e il suo retropassaggio ad Hart trova ostacolo in una pozzanghera che frena la corsa del pallone.
Pucciarelli è lesto ad inserirsi e a trafiggere Hart. Il secondo tempo si apre con un altro calcio di rigore e questa volta è Falque a sbagliare, dopo aver disquisito a lungo con Belotti su chi dovesse tirare la massima punizione.
Non vinciamo da ben 6 partite (5 di A e una di coppa Italia) e la crisi si chiude con la partita casalinga contro il derelitto Pescara di Massimo Oddo.
C’è l’esordio in campionato da titolare del giovane serbo Lukic e la conferma di Ajeti, nonostante la prova incolore di Empoli.
Arriva una vittoria, ma la partita del Toro è sconcertante. Pronti via ed è 3-0 (siamo al 15′), poi Ljajic (finalmente) e Belotti, confezionano il rotondo 5-0. (siamo al 61′).
Ma quando pensi che finalmente la squadra sia cresciuta a livello psicologico, ecco l’ennesimo esame fallito per mancanza di concentrazione. Il Pescara accorcia con un autogol di Ajeti, e poi trova la doppietta di Benali per il 5-3 finale.
Sconcertante è dire poco.

La settimana dopo andiamo a Roma e la prova è tra le più brutte del Toro 2017.
Perdiamo malamente per 4-1 e l’unica nota positiva è il ritorno al gol di Maxi Lopez.

Andiamo là a fare la nostra partita, senza paura, sapendo che per vincere devono verificarsi tre cose: noi dobbiamo giocare una grande partita, loro non devono giocare una grande partita, e la fortuna deve girare dalla nostra parte.

Sin dalla vigilia si intuisce che non sarà un Toro da battaglia e nella consueta conferenza stampa Mihajlovic appare piuttosto dimesso.
Come se non bastasse, ci sono le assenze pesanti di ben 3 difensori centrali, così, al centro della difesa giocherà, adattato, De Silvestri.
Con scarsissimi risultati.

La doppia trasferta ci consegna la Fiorentina. Non vinciamo a Firenze dal 1976 e cosa più strettamente attuale, non vinciamo fuori casa da novembre (contro il Crotone).
La prestazione del primo tempo è inquietante. Incosistenti, molli, svogliati, irriconoscibili.
Se ci mettiamo la voglia di rivalsa dei Viola (eliminati in rimonta in Europa League contro il M’Gladbach), la frittata è fatta.
Andiamo sotto 2-0 e quando rientriamo dagli spogliatoi (fuori il disatroso Ajeti) siamo una squadra diversa. O quasi.
Guadagniamo l’ennesimo rigore della stagione e Belotti (nel frattempo ritornato rigorista) manda alle stelle. Sembra una partita stregata ma proprio una doppietta del Gallo ci rianima.
Un pareggio che serve solo per il morale, oramai per l’Europa servirebbe un miracolo.

Alla ventisettesima, riceviamo il Palermo e riusciamo a complicarci la vita di fronte ad un avversario veramente inconsistente.
Andiamo addirittura sotto e nella ripresa solo un incontenibile Belotti (e un ispiratissimo Ljajic, due assist al bacio) rimette le cose a posto con una tripletta sontuosa che lo issa al vertice della classifica cannonieri.
Una tripletta in 7 minuti, Belotti è in stato di grazia.

La settimana successiva ci vede di nuovo in trasferta a Roma, sponda Lazio. Il primo tempo è la fotocopia delle ultime uscite e sembra proprio che il Toro necessiti di uno schiaffone che lo desti.
La Lazio ci è superiore e il gol di Immobile è la logica conseguenza della qualità biancoceleste. Mihajlovic toglie Ljajic (contropiede mal sfruttato) e inserisce Maxi Lopez.
L’argentino quando sente l’aria di Roma si esalta e pareggia di testa su assist di Iturbe.
L’ennesima porta girevole del nostro campionato sta per palesarsi. E così, quando entra lo svogliato e irrequieto Keita, sappiamo tutti come andrà a finire.
All’87esimo il talentuoso attaccante laziale pesca il jolly con un gran tiro a giro su cui Hart non può farci nulla. Il 3-1 arriva al 90′ quando siamo alla vana ricerca del pareggio. Ci condanna Felipe Anderson.

Il calendario non ci aiuta. C’è l’Inter rilanciata dalla cura Pioli e nonostante un Toro gagliardo riusciamo soltanto a strappare un pareggio. Finisce 2-2 in una emozionante altalena aperta da un errore di Hart su tiretto di Kondogbia.
Pareggia Baselli e poi Acquah sale in cattedra. Prima inventa un eurogol, poi in contropiede salta tutti e tira sul fondo di un soffio.
Il pareggio di Candreva arriva nel nostro momento migliore. L’Inter spinge alla vana ricerca della vittoria, che sfiora con Perisic (due volte).
Pareggio, l’ennesimo, inutile, di un campionato che volge al termine tra mille rimpianti.

Altra partita della serie “Rimpianti” è quella che ci vede opposti all’Udinese di Del Neri.
Una partita con due squadre che non hanno più nulla da chiedere al campionato, con un Toro sfortunato (3 legni) e danneggiato dalla decisione del pessimo Ghersini di Genova che annulla il gol del 3-2 in pieno recupero.
L’Udinese va avanti due volte grazie a Jankto e Perica poi il Toro si scuote e prima accorcia, Moretti, poi pareggia con una poderosa incornata di Belotti su cross di Zappacosta.
Usciamo dallo stadio con il dubbio che il gol di Belotti non fosse in fuorigioco. E infatti…

Trasferta isolana, in Sardegna, per il Toro che indossa la terza maglia. Il blu porta bene e vinciamo per 3-2. L’inizio è in salita e Borriello ci castiga su rigore. Per l’ennesima volta la squadra reagisce, sempre dopo aver preso un sano sganassone. Prendiamo il comando delle operazioni e in sei minuti ribaltiamo la partita, prima Ljajic e poi Belotti ci riportano in vantaggio.
All’inizio del secondo tempo un Acquah particolarmente ispirato chiude la pratica e ci porta sul 3-1. Gestiamo senza patemi fino al 46′ del secondo tempo quando lo stesso Acquah viene espulso. Da qualche minuto, sul terreno del Sant’Elia, è entrato (per il suo esordio davanti al pubblico amico), Han Kwang-Song, il primo calciatore nordcoreano a giocare in Serie A.
Non ha nemmeno messo piede in campo che già sappiamo cosa accadrà. E infatti, al quinto minuto di recupero, di testa, il calciatore asiatico segnerà la sua prima marcatura italiana.
Ovviamente, potevamo farci mancare la marcatura nordcoreana?

Il campionato volge lentamente al termine. Il lavoro di Mihajlovic è diventato più complicato del normale. Il mister serbo deve mettere in campo la squadra, ma soprattutto deve fornire stimoli adeguati. E’ difficile, perché la squadra non ha un obiettivo. Il realismo parla di “chiudere al meglio la prima stagione del progetto”.
Giochiamo male, la squadra non è brillante, (in realtà non lo è da qualche mese) e perdiamo colpi anche in casa.
Contro il Crotone perdiamo altri due punti. Belotti trasforma un rigore e Simy ci condanna all’ennesimo pareggio. Piove qualche mugugno dagli spalti.
Le uniche cose che rimangono? Il derby e la classifica cannonieri del Gallo Belotti.

Fuori casa però le cose migliorano decisamente e quando incontriamo il Chievo, Ljajic finalmente trova la sua collocazione naturale, Baselli dopo le strigliate autunnali è diventato un punto fermo della squadra (sempre tra i 3 che percorrono più chilometri) ed è sempre tra i migliori in campo.
Mihajlovic posiziona il serbo dietro le punte e il numero 10 granata è nettamente più coinvolto nel gioco. Tutti lo cercano, anche perché è l’uomo da cui partono tutte le idee migliori.
Il Toro gioca bene. Segnano Ljajic e Zappacosta (con un eurogol da fuori area), poi accorcia Pellissier e chiude Iago Falque per il 3-1 finale.
Si rivede Avelar, Boyé parte titolare.

Torniamo tra le mura amiche per la sentitissima partita contro la Sampdoria. Partiamo male e subiamo il gol (bellissimo e imparabile) di Schick. Non giochiamo bene, siamo arruffoni, sbagliamo tanto e troviamo il pari grazie ad un guizzo fortunato di Iturbe.
1-1 e ennesimo passo falso casalingo contro una avversaria alla portata e pensare che in casa eravamo stati praticamente perfetti (solo una sconfitta nel derby).

Ed è proprio il derby che ci attende nella settimana dedicata alla commemorazione del Grande Torino.
Il 4 maggio è un po’ diverso dal solito. Nell’aria si sentono i profumi della rinascita del Filadelfia, dell’evento storico che stiamo per rivivere.
Inutile dirlo, il 4 maggio è qualcosa di indescrivibile, soprattutto se due giorni dopo c’è il derby.
I nostri avversari attuano un turnover ragionato in previsione dei loro impegni europei.
Il Toro tiene bene il campo ma rischia di capitolare. Si va al riposo e alla ripresa delle operazioni Ljajic inventa la punizione che porta in vantaggio il Toro. 0-1.
Non facciamo nemmeno in tempo a riprenderci dallo choc che Acquah viene espulso da Valeri: somma di ammonizioni che lascia interdetti. La prima ammonizione era stata assurda, la seconda è fiscale e punisce l’irruenza (ci spiegheranno gli interpreti del regolamento arbitrale).
Diciamo che altre volte non abbiamo visto la stessa decisione nell’assegnare un cartellino giallo.
Tant’è.
I bianconeri pareggiano in pieno recupero con un guizzo di Higuain.
Il risultato è giusto ma lascia l’amaro in bocca, soprattutto a Mihajlovic (espulso e squalificato per due turni): il battibecco nel post partita con Vialli, la dice lunga sulla sua arrabbiatura.

L’affascinante sfida casalinga con il Napoli cade a tre giornate dalla fine del campionato.
Finisce male, anzi malissimo, con la peggior prestazione dell’anno. Una Caporetto in salsa partenopea che cade inattesa e inaspettata, drammatica nel suo essere così sciagurata.
A dirla tutta, più che finire, non comincia proprio e Sarri rifila un’altra lezione a Mihajlovic: 0-4 (Milan-Napoli), 5-3 (Napoli-Toro)…e per gradire, 0-5 una delle peggiori sconfitte casalinghe della storia del Toro.
Mugugni, qualche fischio e qualche polemica per gli applausi alla squadra che viene sotto la curva a salutare: va bene essere una tifoseria matura ma allo stesso tempo, qualche fischio non ha mai ucciso nessuno.
Il Toro, in realtà, ha finito le energie fisiche (da tempo) e nervose (dalla domenica precedente).
Questa è la verità e non bastano le parole di circostanza dei giocatori e del mister. Nel frattempo si vocifera di qualche screzio di troppo negli spogliatoi e ci avviciniamo alla trasferta di Genova.

A Genova ci attendono i rossoblù, clamorosamente invischiati nella lotta per non retrocedere. I rapporti tesi tra le due tifoserie e i giornali che montano il caso, riportano alla luce i fatti del 2009, quando furono i genoani a firmare la condanna del Toro.
La gente chiede di ripagare con la stessa moneta la squadra di Preziosi e molti ricordano che basterebbe dimostrare amor proprio dopo la sconfitta casalinga.
Il Toro però non ha un briciolo di motivazione, di forza di volontà e soprattutto di interesse alla contesa: ne esce una partita brutta che viene vinta da chi quella voglia ce l’ha.
Perdiamo 2-1 e il Genoa è salvo.

L’ultima partita del campionato è un ottovolante. Vinciamo 5-3 e il Sassuolo si presta a fare da sparring partner ad un Toro nuovamente scatenato.
Prima rete stagionale per Boyé (finalmente) e per De Silvestri. Segnano anche Baselli (finale in crescendo), Iago e Belotti.
Il Gallo chiude con 26 reti una stagione esaltante. La stagione della clausola da 100 milioni, la stagione della sua esplosione.

Tre giorni dopo la fine del campionato viene inaugurato lo Stadio Filadelfia. Inutile dirvi la grande emozione e la grande gioia che abbiamo potuto vivere varcando il cancello di quello che non è solo un impianto sportivo. Ne ho scritto su queste pagine, ne ho scritto per terzi e ho potuto fare il pieno di momenti indimenticabili.
Ce lo ricorderemo a lungo il 25 maggio 2017, questo è poco ma è anche sicuro.

Ritornando a bomba, il Toro conclude il suo campionato al nono posto con 53 punti.
Di questa stagione ricorderemo il vulcanico Mihajlovic e le sue scaramucce verbali prima e dopo le partite, i suoi cambi incomprensibili e votati alla “vittoria siempre”.
Ricorderemo bellissimi gol, bellissime prestazioni (casalinghe) e qualche amnesia di troppo.
Ricorderemo l’anno 2017 come l’anno di Hart, uno dei giocatori più carismatici che abbiano indossato la maglia granata e ci ricorderemo di tante cinquine casalinghe (4, Bologna, Cagliari, Pescara, Sassuolo e ahinoi anche Napoli, sigh!).
Calcio spettacolare, differente da quello compassato di Ventura. Abbiamo imparato a conoscere il significato di pressing alto, recupero del pallone nella trequarti avversaria, aggressività.

Il futuro, la fase due del progetto, è in questi giorni in atto.
Dal mercato Mihajlovic attende 6 nuovi innesti. C’è ovviamente grande attesa per i nomi che vestiranno la maglia granata e c’è attesa per capire se Belotti andrà via o meno.
Questa notizia farà tutta la differenza del mondo.
Si ripartirà comunque da alcuni punti fermi: Ljajic trequartista, due punte, un centrocampo più muscolare e aggressivo, votato a contenere, sopportare il peso di una squadra a trazione anteriore e abile a ripartire verticalizzando molto rapidamente.
Si parla di intercambiabilità dei moduli: 4-3-1-2 o 4-3-3, 4-2-3-1 a seconda del momento e della disponibilità dei giocatori.
Personalmente credo che necessiteremo di due mastini da affiancare a Baselli, in mezzo al campo e non credo che questa squadra possa permettersi Ljajic e altri tre giocatori offensivi (l’anno scorso è capitato spesso).
Ne ha sofferto la difesa, reparto che necessita di un calciatore di spessore ed esperienza, e soprattutto lo sbilanciamento ha prodotto molta frustrazione negli interni di centrocampo (Baselli e Benassi, ma anche in Valdifiori).
A ruota hanno patito i terzini, più Barreca che non Zappacosta, e i centrali.
Tra le novità, c’è grande interesse e attesa per Lyanco e Bonifazi (richiestissimo dallo Zenit) e grande attenzione per il nuovo no.1, Salvatore Sirigu, in rampa di lancio per i Mondiali 2018.

I numeri della stagione

Posto: 9°
53 punti

13 vittorie
14 pareggi
11 sconfitte 

71 goal segnati
66 goal subiti

LA ROSA (in verde, arancio e giallo i top 3 – con qualche ex aequo – per ogni statistica)

 

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