Le 32 protagoniste – Puntata no.16 – L’Islanda

La Squadra – Strákarnir okkar (I nostri ragazzi)

Sull’onda lunga di una legge che ha il buon sapore del welfare, la nazionale islandese raccoglie i frutti e nel breve volgere di un biennio, si qualifica prima ad Euro2016 e poi a Russia2018: due prime volte, consecutive, che firmano un risultato eccezionale.
Parlare di frutti in una terra ghiacciata come l’Islanda può sembrare fuori luogo, ma il miracolo ha il sapore dolce dell’impresa dopo anni di oblio.

L’Islanda ha vinto il girone I di qualificazione spedendo ai playoff la quotata Croazia, vendicando così lo spareggio per Brasile 2014, in cui ebbero la meglio i croati.
Un cammino tutto sommato agevole, seppur costellato da due cadute (contro Croazia e Finlandia) e costruito su alcune piccole imprese quali le vittorie in rimonta sulla Finlandia (3-2), quella in extremis sulla Croazia (1-0 al 90′) e l’impresa (0-3) a domicilio della Turchia.
Il ruolino parla di sette vittorie (di cui 5 casalinghe, en-plein), un pareggio e due sconfitte, 16 gol segnati e 7 subiti.

Heimir Hallgrimsson

Il ct, l’islandese Heimir Hallgrímsson, è diventato capo allenatore dopo aver ereditato la panchina di Lars Lagerback protagonista agli Europei 2016 e in precedenza ex tecnico della Svezia.
I numeri sono dalla sua parte con 10 vittorie sulle 19 partite disputate, il dentista part-time che ha fatto la gavetta, ha il compito di comandare una truppa che punta tutto sulla coesione di squadra e sull’entusiasmo generato da un intero popolo.

“La voglia di stare insieme: abbiamo sempre trovato forza da questo. Noi islandesi viviamo in prossimità della natura, da sempre abbiamo a che fare con tempeste, terremoti, nevicate, eruzioni: solo stando insieme potevamo farcela.”
Gudni Johannesson, capo di stato islandese

Proprio dall’entusiasmo e da una squadra priva di grandi individualità, partirà la nave vichinga alla scoperta del mondo e del Mondiale.
Dal giorno della avvenuta qualificazione l’Islanda con i suoi 335mila abitanti è la nazione meno popolata che prende parte ad una Coppa del Mondo: prima il record era di Trinidad & Tobago (2006, 1.3 milioni di abitanti) seguiti dall’Irlanda del Nord (ultima apparizione 1986, 1.85 mln), Slovenia (2002, 2.08 mln) e Giamaica (1998, 2.89 mln).
Come se a qualificarsi fosse la città di Bari, per rendere l’idea…

Per capire il senso dell’impresa islandese, a Euro2016, l’8% della popolazione era sul suolo francese per sostenere i propri beniamini: indimenticabile fu la Geyser sound che accompagnava le imprese della squadra di ghiaccio.
21500 praticanti, un paese con più vulcani attivi che calciatori professionisti e un cuore grande così.

I protagonisti

Gylfi Sigurdsson, basta la parola. Numero 10 di straordinario talento, classe cristallina, carisma dentro e fuori dal campo.
Ex Tottenham, Swansea, Hoffenheim e ora Everton, è il calciatore simbolo di questa Islanda: Iceman (il suo soprannome) è uno specialista nei calci piazzati ed ha grandi doti offensive, soprattutto grazie alla sua capacità di inserirsi.
Suoi i gol qualificazione, sua la carriera più prestigiosa.
Suo anche un grave infortunio che pareva averlo messo fuori gioco e dal quale, invece, il 10 dell’Everton ha recuperato a tempo record.

Tra i pali, il titolare sarà Halldórsson mentre la linea a 4 sarà composta da Saevarsson, Arnason, Sigurdsson e Magnusson.

A centrocampo Gudmundsson, Gunnarsson, Sigurdsson, Bjarnason, di punta Finnbogason e Bodvarsson.
Sarà uno scolastico e ordinatissimo 4-4-2, senza tanti fronzoli e con un contropiede mortifero.
Vecchie, si fa per dire, conoscenze del calcio italiano sono Magnusson (ex Juve, Spezia e Cesena), Hallfredsson (ex Reggina, Verona, ora in forza all’Udinese) e Bjarnason (ex Pescara e Samp, ora all’Aston Villa).

Tra i 23 va segnalato anche il bomber Finnbogason. L’ex Heerenven, vera macchina da goal in Eredivisie, ha vissuto un pessimo periodo con il trasferimento alla Real Sociedad. Il successivo prestito all’Olympiacos non ha portato i frutti sperati e solo all’Augsburg, il centravanti islandese è tornato sui suoi standard.

I record dell’Islanda (clicca per vedere l’infografica)


Testa a testa – Il Gruppo D

Il sorteggio nel gruppo D non è stato certo un regalo alla Cenerentola Islanda.
Infatti, come già detto in precedenza, questo raggruppamento è il più duro di tutto il Mondiale.
Esordio complicatissimo per l’Islanda, che nel primo match a Mosca, se la dovrà vedere con una delle favorite alla vittoria finale, l’Argentina di Leo Messi.
Secondo incontro un po’ più facile ma comunque duro contro la Nigeria, una delle squadre africane con tradizione.
Infine il terzo impegno contro la Croazia, avversario ben noto che gli islandesi hanno relegato al secondo posto nel girone di qualificazione.
Se sarà passaggio del turno sarà l’ennesimo miracolo di un gruppo straordinario.
Leggermente indietro rispetto alla Croazia, nonostante il recente passato, l’Islanda sta mostrando un po’ tutti i suoi limiti nelle amichevoli pre mondiali: sconfitte ampie contro Perù e Messico che non scoraggiano nessuno.
Fari sapientemente spenti?

Islanda v Argentina
nessun precedente

Islanda v Nigeria
Bilancio totale: 1 match
Islanda 1 vittoria
Pareggi –
Nigeria 

Islanda v Croazia
Bilancio totale: 6 matches
Islanda 1 vittoria
Pareggi 1
Croazia 4 vittorie


Storie – Il welfare sotto il vulcano

Anno di grazia, 2002. La piccola repubblica d’Islanda corre ai ripari.
Il dilagare di alcolismo e tabagismo tra i giovani, sta distruggendo il futuro di una intera nazione.
Gli islandesi sono un popolo particolare, forse per via della loro posizione geografica distante dal continente, forse perché nonostante tutto, a 64 gradi di latitudine nord si vive in un clima  piuttosto temperato e l’isolamento di cui molti islandesi si lamentano sembra un problema superato.

La superficie del paese è di appena 100 chilometri quadrati, di cui più del 10% ricoperti da ghiacci perenni. Una terra inospitale per il calcio, e anche per la vita, come dimostra la popolazione di appena 300mila abitanti (oltre la metà concentrata nella capitale Reykjavik).
Qui di seguito il tweet ironico dall’account Icelandic Football.

La terra ribolle. I vulcani attivi sono tantissimi, il turismo non è ancora un fattore (ma lo diventerà).
Il futuro riserverà eruzioni vulcaniche che avranno impatti su mezza Europa, una bancarotta prodotta dal sistema bancario in cui “soccorso” arriverà la Russia di Putin con un gigantesco prestito da 4 miliardi di euro e lo scandalo dei Panama Papers.
Qualcosa bolle nel futuro della tranquilla isoletta distante 900 km dalla Gran Bretagna.

Questo però è il futuro. L’Islanda dei primi anni duemila è un laboratorio musicale (i Sigur Rós e Björk) e sportivo anche se il campionato dura solo cinque mesi, perché nel resto dell’anno fa troppo freddo (anche -30 gradi d’inverno) per giocare a pallone.

La decisione

L’intuizione è geniale. Due piccioni con una fava probabilmente gli islandesi non sanno nemmeno cosa significhi, ma la legge che governo e federazione calcistica promulgano, coglie nel segno.
In primis perché va a sanare una situazione che stava diventando pericolosa, il consumo di alcol e tabacco, in secondo luogo perché migliora strutture (ha impatti anche sul lavoro), costruisce atleti (magari non professionisti, ok), aumenta il benessere fisico dei giovani e organizza una rete di tecnici federali ed educatori.

Sono stati stanziati (e spesi) soldi per la costruzione di campi da calcio al coperto, in un paese dove lo sport più praticato è uno sport indoor, la pallamano, e dove c’era un solo campo al coperto per il gioco del calcio, si è passati a 6 impianti.
Questi luoghi sono aperti a tutti, uomini donne, bambini e non solo ai professionisti.
Ogni scuola dell’isola ha campi da gioco.
In Islanda ad oggi c’è un impianto ogni 50mila abitanti, la media più alta d’Europa e un programma di aggiornamento per allenatori, aperto anche questo a tutti (e a basso costo), ha decuplicato il numero dei tecnici locali, passati da 70 a 700.

Ne ha giovato soprattutto la selezione maggiore, la cui parabola potrebbe riassunta con la carriera di Eidur Gudjohnsen, bomber all time della nazionale e tra le altre di Barcellona e Chelsea.
E’ il 24 aprile del 1996 e l’allora 18enne Eidur entra nel secondo tempo di un’amichevole contro l’Estonia prendendo il posto di suo padre Arnor: all’epoca, il calcio in Islanda era folklore e dilettantismo mentre oggi le cose sono cambiate.

Molti giocatori infatti militano nei principali campionati del continente, l’Islanda se la gioca alla pari contro le big europee.
Uno dei primi segnali di vita, il movimento islandese lo diede nel 2004. Era agosto e a Reykjavik gli ospiti eravamo noi: ci batterono 2-0. Noi sembravamo turisti, loro giocavano la partita della vita.
Erano i primi vagiti di un movimento capace di crescere in maniera esponenziale.

La nave vichinga sta viaggiando verso la Russia. Pronta per stupire.

I convocati dell’Islanda a Russia2018

Portieri: Hannes Halldorsson (Randers), Runar Alex Runarsson (Nordsjaelland), Frederik Schram (Roskilde)

Difensori: Ari Freyr Skulason (Lokeren), Hordur B. Magnusson (Bristol City), Ragnar Sigurdsson (Rostov), Kari Arnason (Vikingur), Holmar Orn Eyjolfsson (Levski Sofia), Sverrir Ingi Ingason (Rostov), Birkir Mar Saevarsson (Valur), Samuel Kari Fridjonsson (Valerenga)

Centrocampisti: Gylfi Sigurdsson (Everton), Aron Gunnarsson (Cardiff City), Emil Hallfredsson (Udinese), Birkir Bjarnason (Aston Villa), Johann Berg Gudmundsson (Burnley), Olafur Ingi Skulason (Karabukspor), Rurik Gislason (Sandhausen), Albert Gudmundsson (PSV)

Attaccanti: Alfred Finnbogason (Augsburg), Bjorn Bergmann Sigurdarson (Rostov), Jon Dadi Bodvarsson (Reading)

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