Storia, poesia e un pallone che rotola

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Milano ogni volta
che mi tocca di venire
mi prendi allo stomaco
mi fai morire
Milano senza fortuna
mi porti con te
sotto terra o sulla luna
Lucio Dalla, Milano

 

Andrà a finire proprio così come dice Lucio Dalla, chi sotto terra chi sulla Luna e tutto dipenderà ancora una volta da un pallone che rotola.
Una serata di gala per nobilitare un inizio di stagione titubante, una partita da vincere per garantirsi la leadership cittadina, perché il derby della Madonnina è la storia di una città divisa a metà.
Un confronto che affonda le sue radici nella nebbia dei navigli, Casciavit contro Bauscia ovvero la classe operaia contro l’élite, in sottofondo le canzoni di Svampa, Gaber, Jannacci e Vecchioni, gli scritti aulici di Brera e il sarcasmo di Beppe Viola, il Derby inteso come club, la Milano da bere e sullo sfondo il solito pallone che rotola.
Milano manda in scena, nello splendido teatro della Scala del Calcio, la stracittadina che mette in campo più titoli, 59 (18 scudetti per entrambe, 7 coppa italia per l’Inter contro 5 del Milan, 6 supercoppe dei rossoneri contro 5 dei nerazzurri), senza contare le vittorie internazionali (unica città ad aver vinto la coppa Campioni/Champions con entrambe le squadre) e una serie inesauribile di campioni che hanno nobilitato e scritto pagine importanti di questa sfida.

«Va da sé che tutti gli onesti cacciabauscioni si augurino di poter vedere il meglio da una parte e dall’altra. E per quanto riguarda i pronostici, se ne fanno millanta che tutta notte canta e quindi sono indotto ad augurarmi che le nostre beneamate giochino ciascuna facendo conto dei propri schemi…»
Gianni Brera, Il Giornale 28 ottobre 1979

Quello che andrà in scena a San Siro domenica prossima sarà il derby ufficiale numero 213, il 183esimo in campionato, il 296esimo in totale: il bilancio in Serie A è favorevole ai nerazzurri con 68 vittorie, 53 pareggi e 61 vittorie appannaggio dei cugini rossoneri.
Si gioca in casa del Diavolo, dove gli interisti hanno trionfato 32 volte su 82, con 27 vittorie rossonere e 23 pareggi.

Il match di domenica presenta le incognite classiche di ogni stracittadina, partita che per eccellenza sfugge ad ogni pronostico.
La storia del derby ambrosiano è una sorta di rosario laico in cui si elencano i grandi protagonisti del calcio milanese e italiano in generale. Giocatori straordinari come Paolo Maldini (recordmen di presenze nella stracittadina, 56), Veleno Lorenzi, Nordhal, Javier Zanetti, Corso, il duello a distanza tra l’Abatino Gianni Rivera e Sandro Mazzola, il capocannoniere del derby Shevchenko (14 goal), Altobelli, Liedholm e Facchetti, o allenatori come Herrera, Trapattoni, Sacchi e Mourinho, Bersellini, Capello e Foni. E poi Ronaldo, Van Basten, Luisito Suarez, il Milan dei terzetti (svedese e olandese), l’Inter teutonica di Klimsmann, Brehme e Matthaus, le colonie argentine in neroazzurro, quelle brasiliane in rossonero.
E poi i presidenti tifosi, Moratti (padre e figlio) e Pellegrini da una parte, quelli controversi come Farina e Carraro, quelli vincenti come Colombo e Berlusconi sotto le insegne rossonere.
Altro lunghissimo elenco è quello dei giocatori che hanno vestito entrambe le casacche: una serie di campioni, mezze cartucce e fenomeni che hanno contribuito ad alimentare la rivalità. Il più eclatante tradimento fu quello del Pepin Meazza per arrivare ai giorni nostri con i vari Pirlo, Ibrahimovic, Vieri, Crespo, Cassano, Baggio, Seedorf e Ronaldo.

Lo 0-6 nel derby? Non ricordo. E poi i giornalisti ne inventano sempre tante.
Peppino Prisco 

E poi ci sono le partite epiche, quelle che passano alla storia, come lo 0-6 del maggio 2001 a favore del Milan (a tutt’oggi lo scarto maggiore tra le due squadre) o sfide al cardiopalma come il 6-5 per l’Inter (1949, ad oggi il match con più goal), i match risolti in zona Cesarini da Shevchenko nel 2000 (2-1 Milan), Adriano nel 3-2 per l’Inter del 2005 per chiudere con il tacco di Palacio in un derby incolore (1-0 interista) del dicembre 2013.
In entrambe le sfide europee di Champions a trionfare fu il Milan, vincente sia nel 2003 (in semifinale), sia nel 2005 (quarti) con l’appendice degli incidenti nel match di ritorno che costarono lo 0-3 a tavolino alla squadra nerazzurra.

Non è sfida scudetto, ma vale molto di più dei tre punti in palio: entrambe hanno com obiettivo dichiarato il terzo posto, entrambe devono fare i conti con casse societarie asfittiche ed entrambe sono all’annozero delle loro gestioni.
A mettere altra carne al fuoco ci ha pensato il presidente nerazzurro Eric Thohir, che una settimana fa ha esonerato Walter Mazzarri per mancanza di risultati e non solo: al suo posto, un cavallo (vincente) di ritorno, quel Roberto Mancini che tanto bene ha fatto sulla panchina della Beneamata.
L’Inter è apparsa come svuotata, incapace di imporre il suo gioco, remissiva, preda del dogmatico 3-5-2 di Mazzarri che ha pagato la pessima gestione di Vidic costretto in un modulo a lui poco congeniale; l’incomprensione tattica Hernanes-Kovacic, con quest’ultimo più a suo agio tra le linee e alle spalle di una coppia di punte, piuttosto che in una posizione di interno di centrocampo, troppo distante dalla porta.
In più, come se non bastasse al rendimento altalenante, ai 16 punti raccolti (e i tanti, troppi goal subiti, 14), a Mazzarri non è stata perdonata una scarsa abitudine alla vittoria: basti pensare che in campionato su 49 partite l’Inter ha vinto solo 19 volte (il 39%), pareggiandone altrettante e perdendone 11.

La squadra è apparsa incapace di reagire: nelle 6 occasioni (su 10 gare) in cui l’Inter si è trovata a rincorrere in campionato, non ha mai ribaltato il risultato e al massimo è riuscita a pareggiare (Verona, Palermo e Napoli), altrimenti è crollata sotto i colpi di Cagliari, Fiorentina e Parma.
Lecito che Thohir abbia voluto dare una scossa all’ambiente, logico pensare che per ritornare a vincere ci volesse un allenatore con una mentalità diversa, con un bagaglio di esperienza oramai consolidato e una personalità meno avvezza a trovare alibi a fronte di insuccessi e brutte prestazioni.
Proprio in questi giorni Moratti ha confermato che Mazzarri era inviso alla piazza e che il tecnico non aveva il carattere giusto per gestire questo tipo di pressioni.

“Quelli che quando perde l’Inter o il Milan dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli.”
E.Jannacci, Quelli che

Se Atene piange, Sparta non ride. Sarà il primo derby da allenatore di Pippo Inzaghi, uno che, da giocatore, i derby li risolveva in campo (4 goal segnati, tutti decisivi per la vittoria del Milan).
L’avventura di Inzaghi sulla panchina milanista dopo un inizio positivo ha subito qualche battuta di arresto. Una rosa qualitativamente povera con tante scommesse da vincere per raggiungere l’obiettivo del terzo posto.
17 punti, tre punti nelle ultime quattro partite, un gioco solo a tratti spumeggiante, una difesa troppo allegra (16 goal subiti) e scivoloni inaspettati contro squadre di medio-basso livello (pareggi con Empoli e Cesena, sconfitta casalinga con il Palermo). Il Milan non vince in campionato dal 19 ottobre scorso, 3-1 esterno a Verona contro l’Hellas e in casa dal 4 ottobre, 2-0 con il Chievo.

L’analisi del campionato delle due milanesi passa attraverso dati che confermano il loro rendimento altalenante.
I problemi arrivano soprattutto dalla difesa: il Milan concede 14.5 tiri a partita mentre l’Inter 12.7. I nerazzurri sono i migliori nei duelli aerei (192), mentre i rossoneri sono terzultimi nella speciale classifica (136): le due contendenti si equivalgono sul numero dei cross a partita (19 contro 20) ma il Milan soffre sulle palle inattive dove concede 5 dei 16 goal subiti fino ad ora, mentre l’Inter segna 4 dei suoi 17 proprio su calcio piazzato.

Per le statistiche offensive, interisti al terzo posto per tiri totali (52 nello specchio su 188) con una precisione del 27%, mentre i milanisti sono più precisi (31%) ma tirano molto meno nello specchio con 45 conclusioni su 141.
Milan che ricorre più facilmente al contropiede e al lancio lungo (74 per partita contro i 53 dei rivali), Inter più avvezza al gioco manovrato, in vantaggio nel numero dei passaggi totali 5753 contro 5081 e più abituata ad un fraseggio fatto di passaggi corti (475 a 394). Nel possesso palla Inter davanti con il 56.8% a fronte del 52.3% del Milan.

 Il derby sarà anche Mancini contro Inzaghi e sarà interessante capire come il Mancio rivoluzionerà la sua squadra: difesa a 4, centrocampo a rombo con Hernanes vertice basso e Kovacic vertice alto?
I primi allenamenti parlano di un 4-3-1-2 con importanti reintegri (Guarin) e qualche dubbio in difesa (Juan Jesus per Vidic?).
Inzaghi insisterà con il suo 4-3-3, senza un centravanti di ruolo (ma Torres scalpita), con Honda e l’ottimo El Sharaawy visto in nazionale a dare manforte al bizzoso Menez: centrocampo muscolare e difesa con la coppia Rami-Alex (o Mexes), ai lati De Sciglio e Abate se recupererà dall’infortunio.

Se il sogno di ogni allenatore è la vittoria di squadra, una squadra che vince e convince, una squadra che gioca bene e diverte, il sogno nemmeno tanto recondito di un calciatore è quello di risolvere le partite da solo, figuriamoci se poi la partita in questione è il derby.
Uno che con i derby ha un certo feeling è l’oggetto misterioso milanista El Niño Fernando Torres (1 goal in campionato), che a suon di reti ne ha risolti parecchi: dieci goal che hanno fruttato 6 vittorie e un pareggio nei confronti stracittadini di Madrid (sponda Colchoneros), Liverpool e Londra (Chelsea).

Il derby di Milano è stato deciso da grandi campioni, ma anche da carneadi o da insospettabili ed estemporanei goleador di giornata: il milanista Fogli, il mediano interista Oriali (due volte in goal, due vittorie per 1-0), il terzino milanista Sabadini (4 goal tutti decisivi), Giuseppe Minaudo e il suo esordio da favola in serie A con il goal vittoria che conddanò il primo Milan di Berlusconi, era il 1986. E ancora Orlandini, Kaladze, Samuel (detentore del singolare record di 10 vittorie consecutive nei derby da lui disputati), fino ad arrivare all’ultimo dei comprimari, Nigel De Jong autore del goal vittoria nella partita del maggio 2014.

Abbiamo dimostrato tutto, potevamo perdere questa partita solo in 6, era l’unico modo per perderla, perché in 7 la vincevamo.
José Mourinho [Derby del 24 gennaio 2010, 2-0 per l’Inter in doppia inferiorità numerica]

Sarà un esordio anche per Marco Guida di Torre Annunziata, arbitro internazionale dal 2014, alla sua prima direzione nel derby meneghino. Nel corso della sua carriera, ha già diretto sia l’Inter che il Milan. Con i nerazzurri si contano 6 precedenti di cui 4 vittorie, 2 pareggi e nessuna sconfitta; con i rossoneri i precedenti sono sette e si dividono in 3 vittorie, 3 pareggi e una sconfitta.

Sarà notte da diavoli o notte di stelle nerazzurre?
Sicuramente sarà un appuntamento da non perdere tra le nebbie novembrine, le luci a San Siro, un pallone che rotola e ancora una volta, siamo convinti, Milan sarà gran Milan.

Questo articolo è stato pubblicato su Contropiede.net  e Ilgiornale.it

 

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