L’alfabeto della Champions League

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Si è conclusa la fase a gironi della Champions League 2014-2015 e mai come quest’anno si è sentita la nostalgia per la vecchia formula ad eliminazione diretta. I motivi che mi spingono a ricordare con piacere i bei tempi andati sono facilmente spiegabili. In primis c’è la cristallizzazione dei valori e un inquietante livellamento verso il basso. Consideriamo poi che l’80% delle squadre si era già qualificato prima degli ultimi due turni e che nell’ultimo, appena disputato, solo 5 squadre hanno dovuto giocarsi il tutto per tutto per approdare agli ottavi di finale. Ne consegue che lo spettacolo si è ridotto a poche (pochissime) partite indimenticabili e che questa benedetta prima fase assomiglia sempre di più alla regular season dell’NBA, ovvero ad una sorta di circo itinerante con molte partite sbilanciate, molte goleade, poche sorprese e tante squadre inadeguate ad una competizione di questo genere.

A come Atletico & Allegri
Juventus - Atletico Madrid
Dal girone A si sono qualificate Atletico Madrid e Juventus. I Colchoneros (voto 8) attraversano un momento storico esaltante anche per merito del “Cholo” Simeone (voto 8), tecnico coriaceo che nonostante il saccheggio subito durante il mercato estivo ha saputo dare una precisa identità ai suoi uomini. L’Atletico ha segnato 2.3 goal di media a partita e ha concesso solo 3 goal in tutto il girone di qualificazione: unica mancanza di concentrazione pagata nel passo falso del Pireo (sconfitta per 3-2) nella prima giornata. Non bello da vedere, efficace e soprattutto difficile da affrontare, l’Atletico Madrid di Simeone è una squadra con cui si dovranno fare i conti: basso numero di attacchi necessari per arrivare al tiro (3.5) e appena 5 tiri per realizzare un goal. L’Atletico è una squadra concreta, senza grandissimi campioni, ma con una coesione, uno spirito non comune e soprattutto una filosofia (non solo tattica) che risulta vincente.

La Juventus (voto 6.5) di “Acciughino” Allegri (voto 7) ha passato il turno non senza qualche intoppo. Le due sconfitte subite a Madrid e al Pireo avevano fatto temere una prematura eliminazione e un pericoloso remake della scorsa campagna europea. Confrontando i dati statistici della passata edizione con quelli di quest’anno, la Juve ha un ruolino di marcia praticamente uguale: scarsa capacità realizzativa (7 goal in 6 partite, l’anno scorso furono 9) a fronte di un grande possesso palla (62.5%) e di 54.5 attacchi di media a partita (terza in UCL). Allo stesso tempo il numero delle azioni necessarie a segnare un goal è alto (46.7, la media è di 42), per non parlare dei tiri necessari ad andare a rete: 10.7 (a partita, la media è 6.7). Ciò vuol dire che sì, la Juve crea, ma non è sufficientemente cinica, incisiva, spietata. Negli ottavi sarà dura, ma è anche vero che il doppio confronto può venire in soccorso dei bianconeri: l’obiettivo dichiarato è quello di entrare nelle prime otto d’Europa. Con un pizzico di fortuna nell’urna di Nyon, si potrebbe aspirare anche a qualcosa di più.

Real Madrid vs Basilea - Champions League 2014/2015B come Blancos & Basilea
Il girone B è stato dominato dai campioni in carica del Real Madrid (voto 9), che hanno vinto tutte e 6 le partite senza titubanze, allungando a 19 partite utili la striscia vincente tra campionato e coppe: i blancos sono l’unica squadra ad aver compiuto il percorso netto. Squadra a trazione anteriore, con un attacco da 16 goal (2.6 a partita) e una difesa ermetica che ne concede solo 2: Ancelotti ha registrato il reparto arretrato dopo lo choc dell’inizio di stagione, frutto di quelle 8 reti subite nelle prime 5 partite ufficiali. Da quel momento, nelle successive 19 partite, il Real ha subito solo 9 reti. Il Real di Ancelotti è una meraviglia tecnica, una vera e propria orchestra composta da virtuosi. Sicuramente, nella griglia di partenza delle 16 elette, le Merengues sono in pole position.

Al secondo posto del girone B, il Basilea (voto 8). Gli elvetici hanno estromesso il Liverpool (vera delusione del torneo, voto 3) e dopo i grandi risultati ottenuti in Europa (semifinale UEL 2013, quarti UEL nel 2014, ottavi di Champions nel 2011) raggiungono un risultato di grande prestigio. Una squadra che cambia continuamente volto, smantellata in estate e ricostruita pescando gioielli in giro per il mondo: il Basilea è in testa al campionato svizzero e nell’urna di Nyon sarà un cliente molto appetibile. Attenzione però a questa piccola ammazzagrandi, che ha giocatori interessantissimi in ogni reparto: l’albanese Xhaka, gli ivoriani Sio e Serey Die, il giovanissimo Breel-Donald Embolo (camerunense classe 1997 naturalizzato svizzero) e l’ottimo Fabian Schar, un difensore centrale di 22 anni dotato di piedi buoni e visione di gioco. Per gli svizzeri il capolinea sembra essere il primo turno eliminatorio, ma in questi casi la prudenza è d’obbligo. Mai dire mai.

Champions League - Le partite della 5a GiornataC come corazza
Nel girone C, il Monaco (voto 7.5) ha compiuto l’impresa di qualificarsi agli ottavi dopo un’assenza datata 2005, dopo anni costellati da molti fallimenti e una retrocessione in Ligue 2. La squadra di Jardim non ha incantato, molto debole in attacco con soli 4 goal all’attivo (peggior attacco tra le 16 qualificate), ma molto forte in difesa, dove ha concesso appena 1 goal, miglior difesa del torneo. La statistica dice che ogni 273 attacchi subiti dai monegaschi, il portiere Subasic capitola. Se non è un record, poco ci manca. La squadra del piccolo Principato (voto 8, anche e soprattutto per il torneo di tennis) è un meccanismo perfetto: Subasic è un portiere affidabile e ha la miglior percentuale di parate della competizione (94.7%), il nostro Raggi (oramai un veterano a Montecarlo) è una solida colonna difensiva, Moutinho, Toulalan e Berbatov sono esperti mestieranti, Dirar, Ferreira-Carrasco e Kongdobia ne rappresentano la nouvelle-vague. Qualificatisi al primo posto, i monegaschi difficilmente riusciranno a ripetere le gesta del 2004, quando raggiunsero la finale perdendo per 3-0 contro il Porto di José Mourinho.

Al secondo posto del girone più equilibrato, il Leverkusen (voto 6.5) di Schmidt. Le “Aspirine” hanno avuto un cammino travagliato, complicatosi in particolar modo nelle ultime due partite. I Renani stanno vivendo un momento di transizione, chiusi dall’inarrivabile Bayern Monaco in Germania, ma sono riusciti a ritagliarsi un posto al sole in Europa. Squadra di prospettiva, unisce all’esperienza di vecchi marpioni alcuni giovani interessanti di cui sentiremo parlare: il portiere Leno, il nostro Giulio Donati, il coreano Son e lo svizzero Drmic, ma soprattutto il marocchino naturalizzato tedesco, Karim Bellarabi. La fase difensiva sembra essere la chiave di volta per conoscere meglio questa squadra: con 4 goal subiti in 6 partite, i tedeschi sono primi nella graduatoria dei tiri totali concessi (4.3 a partita); di quei 4 solo 1.6 finisce nello specchio della porta (secondi nella speciale graduatoria). Sapranno ripetersi?

Soccer - UEFA Champions League - Group D - Arsenal v Borussia DortmundD come Dortmund e distacco
Nel girone D, mai in discussione la qualificazione del Borussia Dortmund (voto 7.5). I gialloneri, protagonisti di un inizio di stagione quanto meno altalenante, almeno in Europa fanno la voce grossa. 13 punti, 14 goal fatti, il solito gioco arioso e divertente e qualche infortunio di troppo che impedisce a Klopp (voto 7 di stima) di mettere in campo la squadra migliore. Grida vendetta l’intervento sciagurato del centrocampista Bakalorz (voto 3) del Paderborn che ha messo fuori uso Marco Reus: tre mesi di stop e addio ad un 2014 da dimenticare per il Piccolo Mago di Dortmund. L’addio di Lewandowski avrebbe potuto creare più di un problema alla compagine della Westfalia, ma il terzetto di attaccanti Immobile-Ramos-Aubemeyang, con 10 goal, ha compiuto a meraviglia il proprio dovere. Ed è proprio l’attacco il reparto migliore del Borussia: grande capacità di offendere, ogni 19 attacchi il Dortmund segna un goal e ogni tre attacchi la squadra di Klopp tira verso la porta avversaria. I ragazzi terribili proveranno ancora a stupire, con un occhio di riguardo alla Bundesliga dove sarà necessario fare gli straordinari per scalare posizioni e centrare un lontanissimo (al momento) posto nell’Europa che conta.

Al secondo posto, anche qui senza nessun problema i Gunners (voto 7.5) del solito Arsene Wenger (voto 6 -). Il tecnico francese resiste all’usura e conduce i suoi ragazzi all’ennesima qualificazione agli ottavi di finale. Un Arsenal che vince e diverte, segna molto (15 goal, 2.5 di media a partita) e che subisce parecchio (8 goal): una sorta di ottovolante che ha nella difesa il suo punto debole. Nonostante la grande quantità di infortuni (Ospina, Debuchy, Wilshere, Ozil, Diaby, Walcott) i giovanotti hanno centrato il bersaglio qualificazione con ampio distacco dalla terza in classifica, l’Anderlecht. Bella e incompiuta, anche quest’anno la favola dell’Arsenal non sembra avere il respiro necessario per spiccare il volo verso la gloria. Non qualificarsi in un girone così debole (Anderlecht e Galatasaray sono sembrate poca roba) sarebbe stato quantomeno delittuoso. Obiettivo alla portata? I quarti di finale, a patto di pescare bene nel sorteggio.

Manchester City vs Bayern Monaco - Champions League 2014/2015E come egemonia teutonica
Niente di nuovo sotto il sole (anche se poco) di Monaco di Baviera. Il Bayern (voto 8) di Guardiola vince il suo raggruppamento a mani basse, lasciando per strada una sconfitta (per altro inutile ai fini della sua qualificazione) e cinque vittorie. I bavaresi non mollano l’osso, il calcio tiqui-taca dell’allenatore catalano prosegue nella sua opera di trasformazione culturale del club più vincente di Germania. Primissimi in campionato dove la marcia appare inarrestabile, pericolosissimo cliente per chiunque in Europa: se il Real appare in pole, il Bayern completa la prima fila delle pretendenti al titolo. Le statistiche dei tedeschi sono eccezionali. Fortissimi in attacco (439 attacchi portati, primi nella speciale classifica e primi anche nei tiri in porta, 14.4 a partita), solidi in difesa: 16 goal all’attivo, 4 al passivo. Possesso palla al 64%, un impianto di gioco perfetto con un’ossatura oramai consolidata, pochi innesti ma di grande qualità (Lewandowski, Xabi Alonso e Bernat) e soprattutto una fame di successi che resta immutata nonostante le tante vittorie.

La seconda piazza è andata al Manchester City (voto 7) di Manuel Pellegrini. Al solito i Citizens hanno dovuto sudare oltremodo per ottenere la qualificazione e a farne le spese è stata la Roma (voto 5), che ha buttato via il passaggio del turno nelle ultime due giornate: il pareggio subito in extremis a Mosca e la sconfitta casalinga con il City hanno decretato il declassamento dei giallorossi in Europa League. Tanta qualità per gli Skyblues, che possono annoverare tra le proprie fila un gruppo di giocatori in grado di fare la differenza in ogni momento: Aguero in primis (5 goal in 5 presenze) è stato il vero trascinatore dei campioni d’Inghilterra, ma non possiamo fare a meno di ricordare che i bomber di scorta si chiamano Dzeko e Jovetic, mentre in mezzo al campo Yaya Touré, David Silva e Nasri sono giocatori di livello superiore alla media. Un cammino altalenante che i numeri confermano pienamente: male nei tiri verso la porta avversaria (9.5 a partita di cui 4 nello specchio), male nella pericolosità offensiva. Ai Citizens serve attaccare molto per segnare un goal (33 attacchi di media). Negli ottavi di finale un cliente comunque scomodo. Sono o non sono i campioni d’Inghilterra?

Barcellona vs. Psg - Champions League 2014/2015F come Fantacalcio
E sono 16. Il Barcellona (voto 8), per la sedicesima volta, si qualifica vincendo il proprio girone e Luis Enrique (voto 7) si coccola il suo tridente da fantacalcio, approdando agli ottavi trascinato dal capocannoniere all-time di Champions, Lionel Messi, che con il goal di mercoledì ha raggiunto quota 75. Sembra non fare più notizia il Barcellona 2.0, superato il Guardiola-pensiero e calatosi in una versione più edulcorata del tiqui-taca che si è fuso in un concentrato di pericolosità offensiva da far tremare le vene ai polsi: 15 reti all’attivo (2.5 di media) e il termometro che sale alla voce attacchi pericolosi, ben 403 in 6 partite per la squadra catalana (secondi nella speciale classifica). Ancora più qualità in mezzo al campo, con Rakitic che aumenta sostanzialmente il livello del reparto, ma soprattutto è al tridente Neymar-Suarez-Messi che si aggrappano le speranze dei tifosi blaugrana. Nemmeno alla playstation, nemmeno al fantacalcio, nemmeno nei nostri sogni più reconditi si potrebbe immaginare un trio di siffatta specie. L’incognita viene dalla difesa. Persi Puyol e Victor Valdes, i catalani sembrano vulnerabili proprio nel settore arretrato. Se la prima fila è Real-Bayern, i catalani occupano la terza piazza alla voce favoriti per la vittoria finale.

Parigi val bene una messa. Ma anche questa volta, alla prova del nove, i francesi non hanno saputo compiere l’agognato salto di qualità e nella notte di Barcellona, nell’ultimo turno, hanno dovuto cedere lo scettro del primato alla squadra blaugrana. Secondo e con ampi margini di miglioramento, sempre sul punto di esplodere (eliminazione sciagurata contro il Chelsea l’anno scorso) il Paris Saint Germain (voto 7) targato Blanc assomiglia molto alla damigella che, invitata al gran ballo, resta senza principe azzurro. In sostanza, i grandi sforzi economici degli Emiri al momento non sembrano sufficienti. Secondi in campionato dietro il Marsiglia operaio di Marcelo Bielsa (voto 10), secondi in Champions dietro al Barcellona: un complesso di inferiorità che rischia di essere pagato a caro prezzo dalla squadra francese. Limiti di mentalità, limiti di concretezza sotto porta: 10 goal all’attivo, e pochi tiri nello specchio della porta (4.5 a partita), il tutto si traduce in una bassa percentuale in termini di precisione al momento del tiro. L’accuratezza nel centrare il bersaglio grosso è sotto la media del torneo e si attesta al 45%. La domanda è: riuscirà Ibrahimovic nell’impresa di trascinare al successo i parigini esorcizzando le sue precedenti esperienze nella Coppa dalle grandi orecchie?

FC Schalke vs ChelseaG come granito
Plasmato nella roccia a propria immagine e somiglianza, il Chelsea (voto 7.5) si specchia e vede riflessa l’immagine del suo condottiero: José Mourinho (voto 9 al personaggio). Il portoghese ha elegantemente vinto il suo girone senza troppe difficoltà, con 14 punti e la bellezza di 17 reti realizzate (miglior attacco della competizione) e appena 3 subite. I Blues possono essere una mina vagante all’interno dell’urna nel sorteggio di lunedì 15 dicembre. Senza esagerare e senza schiacciare troppo sull’acceleratore, gestendo uomini e risultati, il Chelsea è una di quelle squadre che appaiono poco e che non incantano per gioco espresso. Non manca ovviamente la qualità se si può far conto di gente del calibro di Hazard, Fabregas, Oscar, Willian, Schurrle e non ultimo Diego Costa. Il Chelsea è la squadra che va in goal nel minor numero di attacchi portati, 15.2 a partita, ma è soprattutto bravo a subire poco o niente: 3 reti al passivo e per le squadre avversarie il numero di azioni pericolose per segnare un goal a Courtois diventa elevato (un goal subito ogni 56.3 attacchi avversari). Dove può arrivare il Chelsea? Può arrivare fino alla finale di Berlino? Con una Premier combattuta, le speranze si ridurrebbero di molto, ma Mourinho sa il fatto suo, ha già vinto la competizione (Porto e Inter) e sa gestire e motivare il suo gruppo.

Lo Schalke (voto 6) targato Di Matteo (voto 7 per simpatia e competenza, lui una Champions l’ha già vinta) ha centrato la qualificazione ai danni dello Sporting, proprio all’ultima giornata, grazie anche alla concomitante sconfitta dei portoghesi in quel di Londra. I Königsblauen hanno dovuto fare a meno di molti dei loro uomini migliori (Draxler, Farfan, Boateng solo per citarne alcuni) e il traguardo degli ottavi è apparso fin troppo eccessivo per la compagine della Ruhr. Roberto Di Matteo è subentrato e ha dovuto fare di necessità virtù. Ha rilevato una squadra allo sbando e l’ha rimessa in corsa. Compagine relativamente prolifica (9 reti in 6 partite, 1.5 a partita) che ha sofferto oltremodo nel reparto arretrato, vero punto debole dei tedeschi: con 14 reti al passivo, lo Schalke è la peggior difesa tra le squadre qualificatesi. Nella competizione, peggio dei tedeschi hanno fatto il BATE 24, il Galatasaray 19 e il Malmo 15, non a caso tutte eliminate. Il tempo corre in soccorso al nostro connazionale e febbraio è sufficientemente distante per approfondire le conoscenze, oliare i meccanismi e recuperare infortunati e lungodegenti.

Champions League, 2a giornata fase gironiH come “hot teams”
Al momento del sorteggio ero praticamente certo che il Porto (voto 8) avrebbe guadagnato il pass per gli ottavi. Non certo del primo posto nel girone, ma la sicurezza con cui i portoghesi hanno centrato l’obiettivo non lascia dubbi sul loro valore. 14 punti, imbattuti (4 vittorie-2 pareggi), 16 goal all’attivo e solo 4 al passivo, una vera e propria marcia trionfale da parte dei Dragões, che per dimenticare in fretta l’annata scorsa hanno investito massivamente sul mercato traendone grande giovamento. Trattenuti Jackson Martinez (5 goal per lui), Herrera (uno di quei centrocampisti moderni che piacciono tanto agli allenatori) e Juan Quintero, acquistati l’ottimo Casimiro e Adrian Lopez, per il Porto le strade della qualificazione non sono mai state in discussione. Troppo più forti degli avversari, troppo vogliosi di rivincita per non essere determinati. Interessante il lancio in prima squadra di Ruben Neves, talentino di 17 anni che farà parlare di sé. Numeri molto positivi per i portoghesi. Ottima capacità realizzativa, ottima precisione (13 tiri di media a partita, di cui quasi 7 nello specchio, 52%), solo 17 attacchi necessari per segnare un goal: medie interessanti e di alto valore qualitativo. Il Porto è stato pressoché perfetto e si candida come sorpresa del torneo.

Lo Shakhtar (voto 7.5) e l’ennesimo miracolo di quel maestro di calcio che risponde al nome di Mircea Lucescu (voto 9). Siamo in estate e la situazione politica in Ucraina è a dir poco disastrosa. I giocatori sudamericani rifiutano di tornare a Donetsk, il presidente minaccia sanzioni e ritorsioni che sortiscono gli effetti sperati: tutto torna nella normalità, o quasi. La squadra si trasferisce e gioca le sue partite a Lviv (Leopoli), non c’è il prevedibile smantellamento della rosa che tanti si aspettavano e Lucescu può gioire. I Minatori hanno costruito la loro qualificazione grazie alle goleade contro il modesto BATE, complicandosi un po’ la vita con la sconfitta (inutile ai fini della qualificazione) contro l’Athletic. Attacco sugli scudi (15 reti, 2.5 a partita) grazie anche a Luiz Adriano, il centravanti brasiliano resosi protagonista della cinquina contro il BATE e capocannoniere della prima fase con 9 reti.

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