8 Luglio – Giorno#27

a tribuna  imgres

estadao ghiggia

 

Nelle fotografie, le reazioni dei quotidiani dell’epoca (anno 1950) e quelli del 2014.
In basso nell’ultima foto, Ghiggia, eroe uruguayano del Maracanazo.

 

La partita #61

Brasile v Germania 1-7

Sarà ricordata come: La sconfitta per eccellenza

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Disfatta. Umiliazione. Vergogna nazionale. Il ciclista che prende la cotta sulla salita più ripida. Il pugile che cade al tappeto sotto i colpi del suo avversario. Il maratoneta che crolla all’ultimo chilometro.
La metafora del day after è intrisa di retorica e ha l’odore acre della sconfitta.
Il penultimo passo verso la Coppa tanto agognata, in realtà è il passo d’addio della nazionale brasiliana più sopravvalutata di sempre.
La confezione de luxe con i numeri da circo di Neymar, i muscoli di Hulk e i riccioli di David Luiz era una pubblicità ingannevole che nemmeno Felipe Scolari e la sua esperienza hanno saputo mascherare.

Era un Brasile fragile fragile, soprattutto psicologicamente, lo si era capito sin dalla prima partita, schiacciato sotto il peso della responsabilità e seppellito dalle aspettative che un intero popolo (e una parte di mondo pallonaro) riponeva nei giocatori verdeoro.
L’ansia, il peso della vittoria a tutti i costi, sono stati  avversari che i brasiliani non sono riusciti a sconfiggere.
Era il loro Mondiale, cucito su misura da un sarto sbilenco, con gli stadi e i problemi di ordine pubblico che avevano preceduto l’inizio della competizione. Era il loro mondiale, quello da vincere a tutti i costi.
Ma ieri sera sotto i colpi di un avversario spietato, i brasiliani hanno subito la sconfitta più cocente di tutta la loro storia.
Roba che tornerà nei racconti dei nonni davanti ad un caminetto mentre ai nipoti non resterà che spalancare la mascella per lo stupore e l’incredulità.
Prima fu Maracanazo, disfatta datata di 64 anni, e oramai ricordo sbiadito ai più. Ebbene, da ieri sera anche questa generazione ha la sua caduta, quella di cui parleranno tutti i brasiliani ogni qual volta ci sarà una sconfitta sonante, un tonfo, una disfatta.

Così come ne parlerà tutto il resto del mondo, perché questo Brasile-Germania 1-7 (fa effetto solo a leggerlo) resterà scolpita nella nostra memoria: dove eravamo? Con chi eravamo quella sera che la Germania demolì i sogni di un paese intero?
Dal Maracanazo al Mineirazo.
La partita è stata a dir poco surreale.
Al 29′ si era 5-0 per la Germania. I goal erano arrivati tra l’11’ e il 29′: ovvero 5 goal in 18 minuti; dal 2-0 al 5-0 in soli 6 minuti.
Record. Record demoliti. Come quello di Klose che da ieri sera è il marcatore più prolifico di sempre nella storia dei campionati del mondo con 16 goal, battendo un altro brasiliano, Ronaldo, fermo a 15.
Record che non si erano mai visti come il gap in una semifinale (6 goal di differenza), e per andarci vicino bisogna risalire alle semifinali del 1930 (finite entrambe 6-1, Argentina-USA e Uruguay-Jugoslavia) e del 1954, Germania Ovest-Austria 6-1.
Non erano semifinali, ma le partite del girone finale del 1950, sempre in Brasile, nel mondiale che poi portò alla disfatta del Maracanazo, e in quel caso fu il Brasile a schiantare prima la Svezia per 7-1 e poi la Spagna per 6-1.
Poi i brasiliani caddero contro l’Uruguay: a
ltro calcio, altri tempi, altri drammi.
In finale va la Germania (a quota 3 vittorie) per l’ottava volta nella sua storia (altro record), a cui si aggiungono le tredici presenze in semifinale e le diciassette ai quarti di finale, a coronamento di un palmarès iridato, incredibile.

Di seguito, il tabellino di questa partita storica.

Brasile(4-2-3-1): Julio Cesar, Maicon, David Luiz, Dante, Marcelo, Fernandinho (46′ Paulinho), Luiz Gustavo, Bernard, Hulk (46′ Ramires), Oscar, Fred (69′ Willian).
Allenatore: Scolari

Germania(4-2-3-1): Neuer, Hoewedes, Hummels (47′ Mertesacker), Boateng, Lahm, Khedira (75′ Draxler), Schweinsteiger, Ozil, Kroos, Muller, Klose (58′ Schurrle).
Allenatore: Low

Arbitro: Marco Rodriguez Moreno

Marcatori: 11′ Muller 23′ Klose 25′ Kroos 26′ Kroos 29′ Khedira 68′ Schurrle 78′ Schurrle (G), 89′ Oscar (B)

Ammoniti: Dante (B)

 

 

I protagonisti del match

In positivo: Kroos per la Germania
In negativo: Scolari per il Brasile

La giocata del match

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Quando lo vidi giocare per la prima volta, pensai che fosse un predestinato. Niente di più facile, intendiamoci.
Non sono un talent scount e nemmeno ho la presunzione di prendermi dei meriti che non ho.
Solo che si vedeva la differenza tra lui, i suoi compagni e i suoi avversari.
Lui è Toni Kroos di cui, segretamente, mi vanto di aver scoperto le gesta o quantomeno, di essere stato tra i pochi fortunati che lo ammirò in quel Mondiale Under17 datato 2007.
Toni Kroos è un centrocampista geometrico. Bellissimo da vedere, talentuoso ed essenziale, non una mezzala funambolica tutta dribbling e colpi di tacco, bensì un centrocampista essenziale e concreto dotato di un bel tiro e ottima visione di gioco, regista e all’occorrenza mezzapunta o trequartista.
Il sogno di ogni bambino che vuole fare il calciatore è quello di giocare e vincere i Mondiali.
Data l’incredulità di Kroos dopo il goal del 3-0, probabilmente il ragazzo di Greifswald (ex Ddr), ha pensato che quel sogno potrebbe diventare realtà anche grazie a quella rete.
24 anni, in procinto di vestire l’affascinante casacca bianca delle Merengues, Toni Kroos ha segnato una doppietta che lo consacra definitivamente a livello internazionale.
La giocata del match è il suo sinistro di prima intenzione su cross basso di Lahm, maldestramente lisciato da Muller, che ha portato, temporaneamente, i tedeschi sul 3-0.
A fine partita Kroos è stato eletto Man of the Match dalla FIFA.
Eleanor Roosvelt diceva Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni, probabilmente dopo la partita di ieri sera, Kroos ha iniziato a credere che il sogno di ogni bambino poteva diventare il suo e l’incredulità ha finalmente lasciato il posto alla gioia.

La statistica del match

Sono 8 i km di differenza percorsi tra le due squadre: 111 Brasile, 119 Germania

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