Successo e suscettibilità

Qualificazioni, Bulgaria vs Italia

Se il linguaggio del corpo e la mimica facciale parlano, beh, la faccia di Antonio Conte alla fine della stentata partita con la modesta Bulgaria non era sicuramente quella di un uomo soddisfatto. A parole il tecnico azzurro ha rassicurato tutti: a lui la nazionale è piaciuta ed è rammaricato solo per non aver portato a casa i tre punti. Ieri sera abbiamo avuto conferma di quanto visto con Azerbaigian e Malta: manovra lenta, difesa un po’ imbambolata, attacco sterile e/o incapace di colpire. I bulgari hanno fatto la loro partita senza demeritare, con qualche bella individualità, Manolev e Popov su tutti.

Poca qualità in mezzo, anche a causa dei tanti infortuni, dove in fondo in fondo si vincono e si (rischiano) di perdere le partite. Già, perché ieri è vero che la difesa ha ballato, ma il nostro centrocampo ha subito parecchio. Le due infilate in contropiede che hanno consegnato la nostra retroguardia alla mercé di un discreto mestierante del pallone, Popov (uno che con una testa diversa avrebbe fatto una carriera migliore), hanno prodotto altrettanti goal. La difesa è un vero e proprio mistero. Innanzitutto è quella della Juventus, quella che subisce niente e corre pochi rischi, ma allo stesso tempo in azzurro ha qualche blackout di troppo. Bonucci in queste 5 prove di qualificazione è sembrato il lontano parente di quello bianconero. Svagato, fuori posizione, addirittura espulso contro Malta e ieri sera colpevole in entrambe le reti bulgare.

Certo è che se di questi tempi sei costretto a rinunciare a Pirlo, De Rossi, Marchisio (mettiamoci anche Montolivo) devi veramente sperare che Verratti sia un giocatore di lignaggio superiore a quello visto a Sofia, altrimenti sono dolori. Per il reparto offensivo, Conte si è affidato ai due attaccanti italiani più in crisi sulla piazza (il terzo è Balotelli, giustamente non convocato). Immobile al Dortmund oramai è una seconda se non una terza scelta, Zaza al Sassuolo non segna da tempo immemore. Era proprio il caso di insistere su entrambi, contemporaneamente? Zaza non l’ha praticamente mai vista, Immobile si è prodigato un po’ di più ma si è divorato almeno due goal che gridano vendetta. Forse Conte confidava sulla voglia di rivalsa dei due scugnizzi, ma i risultati parlano chiaro: 5 partite, 8 goal all’attivo e il nostro capocannoniere è Chiellini con due reti.

Bulgaria vs ItalyDalla panchina è arrivato il goal salva-Italia. Lo ha segnato l’oriundo Eder con una bella conclusione da fuori area. Facciamocene una ragione, il mondo è globalizzato, l’Italia non è da meno e in periodi di crisi (anche calcistica) ricorrere agli oriundi non è peccato mortale. Conte lo sa e ha fatto bene a convocare Eder e Vazquez. In primis perché la sua scelta di mandare in campo l’italo-brasiliano ha regalato all’Italia un punto che sembrava ormai un miraggio; mentre per quanto riguarda il secondo, Conte ha il dovere di provare una soluzione alternativa al 3-5-2 e il palermitano potrebbe garantire imprevedibilità dietro le punte, cosa che potrebbe servire a rivitalizzare i nostri attaccanti.

Per quanto riguarda la qualificazione, il pareggio rallenta la corsa, sì, ma fossimo in Conte non ci preoccuperemmo più di tanto. A metà cammino resta una sola partita complicata, quella con la Croazia (in trasferta, 12 giugno) che ieri ha demolito la Norvegia per 5-1. Bulgaria, Malta e Norvegia in casa, azeri e croati fuori, per raggiungere almeno la seconda piazza non dovrebbero esserci problemi, a patto di essere più incisivi sotto porta. Certo hanno fatto effetto le parole sulla Croazia: «Finora sono stati più forti di noi». Una ammissione di inferiorità, un modo per mettere pressione sui primi in classifica o semplicemente una dura verità? Intanto gli esperimenti proseguono. Martedì a Torino arriva l’Inghilterra per un’amichevole di lusso che servirà al tecnico leccese per provare nuove soluzioni. Ce lo auguriamo, perché c’è bisogno di allargare la rosa, dare fiducia a qualche giovane e impostare il futuro. Si prospetta ampio turnover, come è giusto che sia per un test.

Conte allo stesso tempo deve mettere da parte questo atteggiamento vittimista pre e post partita. Non c’è nessun complotto pluto-juventin-nazionalpopolare per danneggiarlo, tantomeno la sua estrema permalosità deve offuscare il suo ruolo e le sue responsabilità. Conte sa benissimo che quella panchina non è quella del dopolavoro ferroviario, pertanto si metta l’anima in pace e accetti onori e oneri. Certo, le parole e le polemiche del caso Marchisio hanno aperto più di una ferita ma se può consolarla, caro Conte, non credo che Dunga, Martino, Low e Del Bosque se la passino tanto meglio di lei tra stage negati, giocatori stremati dai tanti impegni e club restii a lasciar partire i propri gioielli.2015-03-28T201338Z_1126421459_LR2EB3S1K6GE9_RTRMADP_3_SOCCER-EURO_mediagallery-page 

Nel disperato tentativo di risollevare la nazionale, il calcio italiano e il movimento tutto, rimpiangiamo le operazioni simpatia che la F.I.G.C lanciava negli anni passati. Felici e vincenti recitava un famoso motto anni Ottanta. Ci permettiamo di consigliare qualche sorriso in più e qualche frecciatina in meno. Per i sassolini (o i massi) ci sarà tempo. Conte impari l’arte della diplomazia e protegga i giocatori. Tutto l’ambiente deve essere protetto e non tutti devono sentire il rumore dei passi dei nemici. Fabbri, Valcareggi, Bearzot, Maldini, Zoff e Lippi in passato sulla panchina azzurra hanno subito critiche ben peggiori che in alcuni casi esulavano dal contesto tecnico. Conte si tolga la maschera, anzi se ne metta un’altra e vada per la sua strada. Il tempo, se è galantuomo, gli darà ragione. Ce lo auguriamo, glielo auguriamo.

Questo articolo è stato pubblicato da Contropiede.net e Ilgiornale.it nella pagina sportiva dell’edizione online

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