Bandiera ammainata – L’addio di Donnarumma

Il calciomercato 2017 ci regala l’ennesimo casus belli. La notizia di ieri e potremmo dire, la notizia dell’estate calcistica è che Gigio Donnarumma, enfant prodige di 18 anni, portiere titolare del Milan da due anni, rifiuta il rinnovo con il club di via Turati e lascia l’amaro in bocca a tanti tifosi, milanisti e non.
La storia è nota. Si parte con un bacio di maglia, una dichiarazione d’amore incondizionato e poi? E poi, in una torrida giornata milanese uno scaltro procuratore respinge al mittente la sontuosa offerta da parte del club che ha lanciato il suo assistito nel mondo del calcio e che aveva, nelle intenzioni, la volontà di convincerlo a restare per diventare una bandiera della società.
Il club di Rivera, Baresi, Maldini, il club che ha vinto Coppe Campioni, Champions e Scudetti sperava di convincere Gigio Donnarumma a restare per costruire un Milan forte dopo anni di risultati sportivi non esattamente in linea con la storia del Milan. 

E invece no.
Partiamo dall’offerta. L’offerta del Milan si attestava sui 5 milioni di euro l’anno ed era considerevole, dato che il portiere milanista al momento ne guadagna 1.
Cinque volte tanto. Certo, un comune mortale, a fronte di un aumento simile, non avrebbe il minimo ripensamento, considerando che Donnarumma ha un lavoro privilegiato e che lo avrebbe svolto nella società di cui è tifoso.
Ma qui non stiamo parlando di cose che accadono ai lavoratori, diciamo così normali, e nell’affare Donnarumma, insieme ad una serie di innumerevoli variabili, c’è una figura di cui non possiamo non tenere conto, ovvero Mino Raiola, potentissimo procuratore del giovane virgulto rossonero.
Lo aveva fatto intendere, Mino. L’aveva buttata lì più di una volta, con quel suo modo molto italiano di dire e non dire: la battuta, l’ammiccamento, le frasi ad effetto messe giù al momento giusto per far crescere interesse e (soprattutto) prezzo del cartellino.
Lo aveva fatto con Pogba, lo aveva fatto con Balotelli e con Ibrahimovic, millantando mal di pancia, voglie, cambi di aria e clima, manipolando e maneggiando con società più o meno d’accordo con le necessità dei suoi assistiti.
Con il Milan era Berlusconi, i rapporti non erano certo negativi ed è evidente che la rottura netta con il Milan cinese è figlia di qualche divergenza di troppo.

Eppure, a differenza di quanto si possa pensare, non penso che Raiola sia l’unico colpevole di quanto accaduto ieri.
Penso che, alla fine, la decisione è tutta di Donnarumma, e Raiola, almeno questa volta è stato a guardare, lasciando che gli eventi seguissero il suo corso naturale.
Intendiamoci, Raiola cura gli interessi di un potenziale campionissimo e probabilmente lo avrebbe venduto già l’altro ieri, al miglior offerente.
Resta il dubbio che Donnarumma abbia maturato la sua decisione, anche controcorrente se vogliamo, dimostrando di essere pronto per uno scenario più importante di questo Milan cinese, diviso tra una mediocre Europa League e un campionato che lo potrebbe vedere, nuovamente, dietro le migliori della classe.
Ambizione? Superbia? Avidità?
Oppure i pessimi rapporti tra Raiola e Mirabelli (che guardacaso, oggi all’incontro definito D-Day, non si è nemmeno presentato?) che farebbero ritornare la palla nel campo spinoso e drammaticamente nefasto, del potere enorme che hanno i procuratori?
Ovvio che Raiola spinga per far muovere spesso e volentieri i suoi assistiti: Balotelli, Pogba, Donnarumma, per citarne alcuni, sono miniere d’oro indipendentemente dai loro rendimenti.

Fassone e Mirabelli hanno dovuto incassare un no secco non dipendente dall’offerta economica (secondo quanto riferito da Raiola) ma da qualcosa (o qualcuno) che ha, di fatto, cambiato le carte in tavola.
Il futuro del portiere verrà svelato a breve. Ma chi sarà il colpevole, ovvero, chi c’è dietro questo clamoroso no?
Il Real non ha fatto mistero di essere fortemente interessato al ragazzo e Raiola è specializzato in operazioni di questo genere.
In Italia solo la Juventus potrebbe arrivare a tanto e, considerando i pessimi rapporti tra Raiola e il Milan, non mi stupirei se Donnarumma finisse proprio in bianconero, anche se qualche polemica passata fa pensare che il portiere difficilmente potrebbe accettare il trasferimento (ma siamo sicuri?).

Resta il dispiacere dei tifosi che pensavano (e speravano) che questa potesse essere la nuova storia d’amore che riallacciava il filo appena slegato dall’addio di Totti.
C’era bisogno di una storia così e invece niente da fare.
Questo è il momento dell’amarezza, delle colpe e dei colpi bassi, della delusione e della consapevolezza.
Cosa succederà adesso? Donnarumma starà in panchina per un anno, oppure il Milan lo cederà per non perderlo a zero l’anno prossimo?
Più probabile la seconda scelta, anche a prezzi stracciati, perché è il Milan ad avere fretta e non certo i compratori che adesso faranno le loro mosse sulla scacchiera del calcio mercato.
Il Milan cinese ne esce malissimo, minato nel morale (altissimo dopo il super sprint mercato) e nella credibilità.


Donnarumma non ho ancora una idea precisa di cosa potrà diventare. L’ho visto parare parecchie volte e il valore del giocatore (valore attuale) non è in discussione: mezzi, potenzialità, margini di miglioramento ed età sono dalla sua parte.
A 16 anni non si esordisce per caso e soprattutto non si diventa titolari inamovibili in Serie A, nel Milan.
Ma le carriere dei calciatori non seguono soltanto le vie del talento e della classe.
Le carriere percorrono vie tortuose, difficili, imprevedibili e impreviste. Intendiamoci, non stiamo immaginando fallimenti e disastri ma la storia di alcuni calciatori nostrani (gestiti dallo stesso procuratore) la dice lunga.
Era davvero il caso di andare via e di rompere in questo modo?
A 18 anni si può dire no a tanta grazia? a 18 anni si può dire no ad una montagna di soldi e all’amore di tante persone?
Non è che il Milan offrisse noccioline, sia chiaro, e se il Milan non è il Real (in questo momento) e l’ambiente merengue è un pericoloso tritacarne, risulta difficile parlare di “scelta di vita”.
Anche l’italico, “mettersi nei panni degli altri” è un esercizio difficile, perché questa decisione è solo apparentemente una decisione facile.
Sarebbe stato bello, bellissimo se Donnarumma avesse scelto con il cuore.
Restiamo solo noi tifosi a immaginare e a sognare un calcio fatto di sentimenti e amore incondizionato e forse oggi la delusione maggiore deriva dal fatto che questa presa di posizione arriva da un ragazzo giovane.
Ma dobbiamo mettercelo in testa. Ci sarà qualcuno che rifiuta i milioni, trasferimenti eccezionali, onori e titoli. Qualcuno ci sarà ma sarà una mosca bianca perché è il mondo ad essere cambiato e il calcio non fa differenze.
Volevamo dei professionisti? Eccoci serviti.
Allora accontentiamoci di farci rispettare quando i calciatori vestono la i colori della nostra squadra del cuore, a costo di vedere baci a stemmi e maglie, promesse di amori immarcescibili che durano lo spazio di un battito di ciglia.
Non saranno presidenti, procuratori e giocatori a fermare la grande passione di chi ama questo sport.
Non ci sarà il romanticismo di un tempo e dovremmo inevitabilmente scindere ragione e sentimento, fermarci al gesto tecnico, la giocata, il colpo di classe.
Meraviglie che non hanno un prezzo.
Certo, oggi i tifosi del Milan si sentiranno traditi ma questo è il calcio moderno.
Indietro, difficilmente, si potrà tornare.

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