Il ritorno del figliol prodigo

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Le vie del mercato sono infinite.
Sono tortuose, intricate, difficilmente comprensibili anche per il più attento degli osservatori.
Vuoi perché money talks, nel senso che conta il grano, soprattutto in momenti di presunta crisi e di congiunture economiche poco propizie: si cerca lo sconto, l’anticipo con eventuale riscatto, si cerca di pagare poco subito ed eventualmente saldare il debito poi, in una sorta di infinito e futuro pagherò.
Ogni tanto contano le motivazioni del giocatore (o chiamatele opportunità o necessità): raramente conta il cuore e quella famosa scelta di vita che scalda gli animi dei tifosi più romantici.
A memoria su due piedi, mi vengono in mente clamorosi ritorni che non soddisfarono appieno i tifosi granata: Lentini, Cravero, Asta solo per citare quelli più freschi, ma Cristiano Lucarelli a Livorno, Kakà al Milan e Vieri all’Atalanta furono altri esempi di come non sempre le cose si ripetono in maniera positiva.

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Il preambolo appena letto, fa da apripista al probabile ritorno in Italia di Ciro Immobile, ex Juventus, Pescara, Genoa e Torino ora al Siviglia dopo un anno difficile trascorso in quel di Dortmund.
Immobile andò via al termine di un campionato incredibile. Correva l’anno 2013-14 e sembra passato un secolo da quella annata condita da 22 reti (senza rigori) sotto le insegne di un Toro scatenato soprattutto grazie alle prodezze dei nuovi gemelli del goal, Immobile e Cerci.
Quel campionato non iniziò alla grande e Immobile si sbloccò solo alla settima prova, sul campo della Samp.
Da lì, il torneo di Immobile prese una piega eccezionale. Molti di quelli che lo ricordavano bomber implacabile a Pescara, sottolineavano la pessima stagione vissuta a Genoa agli ordini di De Canio, Del Neri e Ballardini in una delle stagioni più buie della recente storia rossoblù.
Quella del Toro e di Ventura fu quindi una scommessa che sin dalle prime partite, a dirla tutta, sembrò un azzardo.

 

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Immobile invece si laureò capocannoniere del torneo a distanza di ventisette anni dall’ultimo giocatore granata capace di vincere il prestigioso titolo: era il 1976-77 e Ciccio Graziani segnò 21 reti.
Per il nove granata si aprirono le porte della nazionale maggiore a pochi mesi dalle convocazioni per i Mondiali brasiliani: un’occasione unica, una fortuna, considerando l’importanza dell’evento.
Laurearsi capocannoniere nell’anno del mondiale non è da tutti, anche se in alcuni casi non è bastato segnare a raffica per trovare spazio nella rosa dei 22/23. Andò male a Milani nel 1962 a Pruzzo nel 1982 e nell’ 86 e Dario Hubner nel 2002.
Se doveva scegliere un anno buono, diciamo che Ciro Immobile è stato quantomeno tempestivo.

I meriti di quella stagione perfetta furono molteplici. In primis Immobile si mise a disposizione della squadra e del Mister.
In secondo luogo Immobile ha goduto di una squadra in grado di metterlo spesso in condizione di battere a rete: forse qualcuno si ricorderà che il ragazzo di Torre Annunziata soprattutto all’inizio sbagliò parecchi goal anche facili ma i rifornimenti non mancarono mai: Cerci e El Kaddouri in particolar modo furono tra i principali assistman.

 

Alla fine del campionato iniziarono i primi rumors sui due uomini mercato granata.
E qui gli avvenimenti presero strade completamente diverse. Immobile, in compartecipazione con la Juventus, entrò nel mirino di diversi club europei mentre Cerci iniziò il suo balletto diviso tra Milano, Roma e alcune squadre anglosassoni.
La Juventus premeva per una cessione di Immobile e il Toro non avrebbe potuto  avvicinare le offerte provenienti dall’estero.
La spuntano i gialloneri di Dortmund, reduci da un secondo posto in campionato, con l’obbligo di sostituire il super bomber Robert Lewandowski passato agli odiati rivali del Bayern Monaco.
Klopp sceglie Immobile e punta forte sul centravanti azzurro.
Le cose non vanno per il meglio, complice anche una pessima stagione dei gialloneri che culminerà in estate con l’addio del tecnico dei miracoli, Klopp appunto, e con un anonimo settimo posto in classifica. Il Borussia per lunghi tratti del campionato occuperà addirittura l’ultimo posto della graduatoria.

Ventiquattro presenze e tre goal in Bundesliga, sei in Champions con quattro reti (tutte nel girone di qualificazione) e una rottura insanabile con società e ambiente: Zorc, bandiera del Dortmund e direttore generale della squadra non le manda a dire e il rapporto tra Ciro e il Borussia, si interrompe in estate.
A questo punto serve una piazza che rilanci nuovamente le ambizioni di Ciro e, la piazza, è quella di Siviglia.
Anche qui bisogna sostituire un beniamino del pubblico di casa, quel Carlos Bacca che tante gioie ha regalato ai tifosi andalusi.
Anche qui le aspettative sono tante ma le difficoltà sono forse il doppio di quelle incontrate in Germania.

Poche presenze, pochi goal, tanta panchina e addirittura tanta tribuna.

 

Cosa è successo al bomber che avevamo ammirato con i colori granata?
Sicuramente ci sono delle differenze sostanziali tra l’Italia e l’estero: l’ambientamento, la differente cultura sportiva, gli allenamenti, le abitudini…ma temo che anche il buon Ciro deve averci messo del suo.
Ora sembra tutto fatto per un clamoroso ritorno sotto la Mole dove ad attenderlo ci sono le tantissime aspettative di una tifoseria che lo ha amato e coccolato quando ha vestito la maglia del Toro, perdonandogli il suo scomodo passato cosa che ad altri calciatori (vedi Quagliarella) non è stata concessa anche per via di scarse prestazioni realizzative.
(Parliamoci chiaro se Quaglia avesse fatto 10-12 goal fino ad ora, a chi sarebbe importato di quella stupidaggine partenopea?)

Ma come giocherà Immobile nel Toro? Sarà una minestra riscaldata o una nuova bellissima storia d’amore?
Il rischio di non ripetere la stagione 2014 c’è tutto e la paura di molti tifosi è che quella chimica sia andata persa, certo non stiamo parlando di decenni ma solo di un anno e mezzo fa e la voglia di rivalsa di un calciatore di soli 26 anni (da compiere) sarà sicuramente un atout importante.
Ventura saprà replicare il miracolo Immobile?
La squadra è cambiata molto e i movimenti di Immobile non potranno essere gli stessi considerando che in attacco l’ex nove granata si divideva lo spazio con un giocatore che adesso il Toro non ha né fisicamente né per caratteristiche, ovvero Alessio Cerci.
E se fosse proprio Immobile il giocatore di movimento, la seconda punta in grado di aprire gli spazi per Belotti o Maxi Lopez?
Appare difficile immaginare Quagliarella ancora in granata, soprattutto dopo le polemiche di Napoli e gli striscioni apparsi in Curva nell’ultima partita in casa contro l’Empoli.

Domenica scorsa ho avuto modo di avvicinare il ds granata Petrachi che si è lasciato andare ad un salomonico: “Stiamo lavorando al ritorno di Immobile.”
I giornali e il web non parlano d’altro, le conferme piovono da più parti, la fantasia dei tifosi si è già sbizzarrita nell’immaginare come sarà il ritorno del figliol prodigo.
Vedremo anche il grado di maturità di un pubblico che non perdona niente a nessuno, un pubblico che ha la memoria corta, la polemica pronta, una straordinaria capacità nel gestire al peggio i malumori di pochi e uno storico e atavico pessimismo cosmico: saremo in grado di gestire le eventuali difficoltà di un giocatore che in fin dei conti è stato eccezionale solo a Pescara (in B) e al Toro?

Resta solo un quesito che spesso ritorna nei pensieri da bar condivisi qua e là con colleghi e amici.
Il Toro in questi anni è diventata una bottega pregiata per via del gran numero di talenti sfornati. Meriti assortiti da dividere tra società e allenatore: un mix di fiuto, capacità, bravura dei singoli. 
Poi un giorno arriva il momento in cui il Toro si priva dei suoi gioielli e questi appena usciti dall’Olimpico, falliscono in pieno, o quasi.
Vengono in mente i nomi di Ogbonna, Cerci, D’Ambrosio, Immobile, Darmian (anche quest’ultimo sta facendo fatica in una annata fallimentare per lo United) e El Kaddouri (che al Napoli gioca poco o niente): sembra quasi una maledizione o forse è l’ambizione smodata, l’incapacità di superare le difficoltà, i propri limiti caratteriali (o tecnici) e infine la capacità di scegliere una squadra che possa aiutarti ad affermarti. Scegliere, non essere scelti.

Questi sono altri discorsi, ora aspettiamo che torni Immobile. 
Non so se risolverà molti, tutti o nessuno dei problemi di questo Toro ma sono curioso come molti altri tifosi granata e forse anche lui lo è: deve farsi perdonare ancora una volta e ha un obiettivo, Euro2016.
Incrociamo le dita.

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