1 Luglio – Giorno#20

La partita #55

Argentina v Svizzera 1-0 d.t.s (0-0 al 90′)

Sarà ricordata come: Un palo ti salva la vita.

Come tutti i primi tempi di questi ottavi di finale, anche a San Paolo è andata in scena la medesima recita. Equilibrio, fasi di studio, qualche piccolo sussulto, gioco a sprazzi.
Svizzera e Argentina hanno cominciato così, con cautela, per vedere l’effetto che fa.
Questa Argentina continua a non convincere appieno: zeppa di campioni che possono fare la differenza, ma terribilmente in difficoltà in fase di costruzione e in generale senza un gioco definito.
Certo, se hai Messi, Di Maria, Higuain e compagnia cantante, qualcosa, da un momento all’altro può venire fuori.
La Svizzera ha giocato la sua partita: di rimessa in avanti, di contenimento e difesa quando la pressione argentina si era fatta più pesante.
Nel complesso i novanta minuti sono stati equilibrati e le occasioni argentine sono state tutte neutralizzate dall’ottimo Benaglio.
Higuain non pervenuto, Messi sempre pericoloso, Di Maria pungente: queste le note argentine.
Dall’altra parte i contropiede svizzeri facevano sempre male e l’assenza di un attaccante in grado di finalizzare era la nota dolente della compagine elvetica.
Si andava ai supplementari. L’Argentina insisteva e riusciva ad evitare i pericolosissimi calci di rigore grazie ad un goal di Di Maria, sapientemente imbeccato da Messi.
Era il 118esimo e tutto sembrava ormai concluso.
Solo che gli assalti svizzeri portavano ad una serie di piazzati che mettevano i brividi alla difesa argentina.
Su un calcio d’angolo, Benaglio tentava il tutto per tutto e lasciava la porta sguarnita. Nell’area argentina si lottava alacremente per ricevere il pallone: ci riusciva Dzemaili che a botta sicura, di testa, coglieva il palo alla destra dell’inaffidabile Romero.
Ma la beffa è doppia: sulla respinta del palo, la palla carambolava sullo stinco dello stesso Dzemaili e terminava la sua corsa ad un soffio dal palo della porta difesa da Romero.
Si chiudeva così. 1-o per l’Argentina e quarti di finale in ghiaccio.
Svizzeri penalizzati dall’assenza di un puntero in grado di fare la differenza.

I protagonisti del match

In positivo: Messi e Di Maria per l’Argentina, Inler per la Svizzera
In negativo: Higuain per l’Argentina

La giocata del match

MEsssi

La storia narra che Hector Enrique abbracciò Maradona e gli disse: “Che assist che ti ho dato…”. Già, peccato che quel passaggio era un appoggio semplice semplice che apriva la sinfonia del goal del secolo: uno slalom tra birilli inglesi che Maradona concluse con un tocco a porta vuota dopo aver dribblato anche il povero Shilton. Era Messico1986, quarti di finale.
Angel Di Maria è nel tabellino di Argentina-Svizzera, è lui il marcatore che decide con un bel piatto sinistro al 118esimo di una partita equilibratissima.
Il suo goal è un bel goal, intendiamoci. Benaglio viene sorpreso sul secondo palo, in leggero controtempo.
Però il goal è figlio di un passaggio. Una porzione di materia che si trasforma e a trasformare la materia ci pensa ancora una volta, Lionel Messi che slalomeggia superando Schar e prosegue palla al piede, continuando a coltivare la sua idea di calcio: quella in cui l’unica cosa che conta è la porta avversaria. Il suo credo è quello di puntare verso quella porta, sempre e comunque.
Messi arriva nella lunetta dell’area e con un interno sinistro serve Di Maria. Lo so, detta così, sembra una sciocchezza. Un semplice passaggio di interno piede.
Ma non è così. Il passaggio ha la giusta forza, è dosato, calibrato perfettamente per l’accorrente Di Maria.
Sembra quasi che Messi voglia nascondere fino all’ultimo il suo passaggio.
Non è uno di quei no look che vanno di moda oggi. E’ un passaggio semplice ma decisivo.
Gidè diceva che le azioni più decisive della nostra vita sono il più delle volte azioni avventate: questa non era avventata perché il desiderio di vittoria era superiore a tutto.
E Messi la desiderava. Forse anche più di Di Maria.

 

La statistica del match

56 cross per l’Argentina

 

La partita #56

Belgio v USA 

Sarà ricordata come: L’equilibrio spezzato da un centravanti gigantesco

120 minuti di buon calcio giocato a buon ritmo. Vince il Belgio con merito. Merito di Wilmots che gestisce il talento di questa nidiata straordinaria con saggezza infinita.
Merito di una squadra che necessita di esperienza e di qualche partita importante in più nelle gambe e, soprattutto, nelle teste dei giocatori.
La classe non si discute, il tasso tecnico tantomeno.
Gli USA hanno il merito di stare in partita, di non sbracare mai, ma la mole degli attacchi belgi diventa sempre più imponente con il passare dei minuti.
Klinsmann e i suoi hanno fatto quanto possibile (e secondo me, anche di più) rispetto alle qualità di questa squadra: ben allenati, ordinati in difesa e rapidi in avanti, gli USA in salsa tedesca non hanno affatto sfigurato.
Nei novanta regolamentari, l’equilibrio ha regnato sovrano, anche se i Diavoli rossi sono apparsi più attrezzati per il passaggio del turno.
Peccato che al 90′ Wondolowski si mangi un goal clamoroso calciando alto un pallone che definire invitante è dire poco. Sarebbe stato il goal vittoria. E invece è solo un pallone spedito alto sulla traversa tra mille rimpianti.
Ma è in momenti come questi che dalla panchina vengono fuori le soluzioni che decidono le partite: Wilmots fa una mossa e pesca dalla panchina il finora deludente Romelu Lukaku. 
Il giocatore, un fantasma nelle prime partite, dà la svolta al match. Prima serve l’assist a De Bruyne per l’1-0 al 93esimo e poi raddoppia in contropiede per il 2-o finale (siamo al 105esimo).
Anche Klinsmann attinge dalla panchina e trova Julian Green che riapre il match con un goal di pregevole fattura, di destro al volo dal centro dell’area di rigore. USA che sembravano finiti e invece trovano energie sconosciute e forse insperate.
Il secondo supplementare è di una bellezza indicibile. Rapidi capovolgimenti di fronte da una parte e dall’altra, occasioni clamorose e portieri sugli scudi.
Finisce 2-1 con un finale concitato che regala al Belgio il pass per i quarti e un addio con onore per gli USA.

I protagonisti del match

In positivo: Lukaku, De Bruyne per il Belgio, Green per gli USA
In negativo: Wondolowski per gli USA

La giocata del match

romellu

Alzarsi dalla panchina e dimostrare che no, non era lui quel paracarro lento e impacciato della prima fase. Romelu Lukaku è un predestinato. 193 cm di altezza e più di 95kg di peso, capocannoniere della lega belga ad un’età in cui i problemi sono i brufoli e non certo i difensori avversari.
Fisico oversize per questo centrattacco vecchio stampo che ama spaziare piuttosto che dare punti di riferimento. Alla seconda prestazione scialba di questo mondiale, Wilmots lo ha richiamato in panchina e lui per tutta risposta lo ha mandato a quel paese.
Nervosismo, problemi fisici che si trascinano da qualche mese e l’incapacità di dimostrare tutto il proprio valore: in una parola sola, frustrazione.
Quando stasera Wilmots lo ha chiamato dalla panca, Romelu Lukaku deve aver pensato che questa era l’occasione della vita e che il suo ingresso doveva segnare una svolta decisiva nella partita.
E così è stato.
L’azione che porta al goal De Bruyne è una sua caparbia azione che nasce sulla fascia destra dell’attacco belga.
Che venga messo a verbale che il goal belga nasce da una azione di puro fisico da parte del numero 9 belga che, respinge la sportellata di Besler lasciandolo rimbalzare e cadere per partire, rapido, in contropiede.
Lukaku è un attaccante che vive per il goal, ma in questo caso è terribilmente altruista e entrando in area centra basso per De Bruyne. Il biondo centrocampista viene anticipato da Gonzales. Il pallone resta lì e De Bruyne riesce a farlo suo, incrociarlo sul palo lontano per il goal dell’1-0.
La sportellata di Lukaku è il simbolo di una freschezza atletica e di una sfrontatezza tale che il secondo goal del Belgio, a firma sua, appare come un timbro per un impiegato del catasto. La routine, la solita maledetta routine.
Quella sportellata invece è l’impronta di una meglio gioventù che vuole imporre la propria forza e la propria determinazione per raggiungere i propri sogni e i propri obiettivi.
La meglio gioventù belga. 

La statistica del match

27 i tiri del Belgio contro 9 degli USA

 

QUARTI DI FINALE

Brasile-Colombia
Olanda-Costarica
Francia-Germania
Argentina-Belgio

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