Le 32 protagoniste – Puntata no.11 – La Spagna

La Squadra – Furia Roja (Le furie rosse)

Una poltrona per due, e purtroppo per noi, la poltrona e la qualificazione se la sono presa gli spagnoli vincendo il girone G di qualificazione e relegando gli azzurri ai playoff poi persi contro la Svezia.
Un dominio pressoché totale, con le furie Rosse che hanno lasciato per strada appena due punti sui 30 a disposizione: computo totale composto da 9 vittorie, 1 pari, 36 goal segnati e appena 3 subiti (miglior difesa delle qualificazioni a pari merito con l’Inghilterra).

Julen Lopetegui, ct in sella dal settembre 2016, ha un ruolino impressionante. Da quando guida la nazionale iberica ha raccolto in 18 partite, 13 vittorie e 5 pareggi, numeri che non lasciano spazio alla fantasia.

Julen Lopetegui

Da quando il tappo è saltato, Europei 2008, il movimento spagnolo ha raccolto i frutti di una lunga traversata nel deserto.
Il tratto distintivo che accomuna i calciatori spagnoli dell’ultimo decennio è quello della qualità.
Qualità tecnica, in primis, unita ad una grande esperienza e leadership negli uomini chiave, garantiscono alla Spagna una continuità quasi imbarazzante.

Facile pronosticare la Spagna tra le prime quattro del Mondiale.
Il cammino parte con un girone tutto sommato morbido, nel quale l’avversaria più temibile sembra essere il Portogallo del “conosciutissimo” Cristiano Ronaldo. 

A Lopetegui il compito di selezionare i migliori, cercando di gestire un gruppo che ha l’obbligo di cancellare l’onta dell’umiliante e precoce eliminazione di Brasile 2014.

I protagonisti

Andres Iniesta

Dopo l’addio, con lacrime, al suo adorato Barcellona, Andres Iniesta proverà a guidare la nazionale roja alla ricerca del bis targato 2010 e firmato dal suo goal, al tramonto della finale con l’Olanda.

Partiamo da Iniesta e dalla sua voglia di concludere in bellezza la sua carriera con la nazionale, ma non dimentichiamo che anche Sergio Ramos, Gerald Piqué e David Silva potrebbero essere all’ultimo tentativo mondiale.

Detto dei senatori, parliamo anche delle giovani leve pronte a disputare un Mondiale con tutti i crismi del caso.
Ma analizziamo da vicino la squadra spagnola.

Il portiere, la difesa
De Gea

David De Gea, Pepe Reina e Kepa Arrizabalaga. Il terzetto è servito. L’affidabile, l’esperto e il giovane aggregato alla sua prima manifestazione importante.
De Gea parte sicuramente con le stimmate del titolare e vorrà raccogliere il testimone della leggenda Iker Casillas, un esempio per tutti i portieri spagnoli e non.

Nei quattro dietro, la coppia centrale sarà formata dai nemici-amici, Sergio Ramos e Piqué, un sodalizio non sempre affiatato (per usare un eufemismo) che negli ultimi anni, e per carità di patria, ha visto miglioramenti nei rapporti umani.
In panchina si accomoderanno Azpilicueta (all’occorrenza anche esterno) e Nacho con Jordi Amat che spera ancora di ottenere un pass per la Russia.

Sulle fasce a destra Carvajal e a sinistra Jordi Alba, due stantuffi inesauribili, tra i migliori interpreti del ruolo, abili in difesa e pericolosissimi in avanti. A disposizione Marcos Alonso, mentre Bellerin, Monreal e il giovane Odriozola spingono per un posto nei 23.

Centrocampo e attacco

Il motore della manovra iberica è alimentato da veri e propri fenomeni. Immaginiamo la difficoltà del tecnico basco nel dover scegliere gli interpreti da schierare, da lasciare in panchina e da lasciare a casa.
Se il centrocampo titolare pare essere Busquets (o Koke), Iniesta e Thiago, non vanno dimenticati i vari Saul Niguez, Rodrigo Hernandez e Lucas Vazquez (vero jolly universale), con Dani Parejo leggermente staccato nelle scelte di Lopetegui.

Saul Niguez

Per il ruolo di trequartista, ecco che la qualità si impenna: David Silva, Marco Asensio (che può giocare anche da seconda punta) o Isco, due di questi tre sosteranno la punta centrale Diego Costa, per un classico 4-3-3.
Occhio ad Alvaro Morata, desideroso di rivincite dopo una annata in chiaroscuro in quel di Londra sponda Chelsea; Iago Aspas e Rodrigo Moreno partono un po’ indietro nelle gerarchie.

I record della Spagna (clicca per vedere l’infografica)


Testa a testa – Il Gruppo B

Si parte con il botto, con il big match della penisola iberica. Cristiano Ronaldo contro la Spagna, paese che lo ospita per via della sua militanza tra le fila del Real Madrid.
Non sarà decisiva ma potrebbe determinare le gerarchie del girone. Partire con il piede giusto potrebbe essere fondamentale ma se dovesse uscirci uno sconfitto, ci sarebbe tutto il tempo per rimediare.
Nessun precedente con l’Iran, mentre con il Marocco con cui c’è una crisi di confine per le due enclavi di Ceuta e Melilla, non escludiamo un match al calor bianco.
Spagna favorita per la vittoria del girone e per il passaggio del turno con più di un occhio ai gradini più alti del podio.

Spagna v Portogallo
1 match disputato in Coppa del Mondo:

Spagna-Portogallo 1-0, Sudafrica2010, Ottavi di finale
Bilancio totale: 35 matches
Spagna 16 vittorie
Pareggi 13
Portogallo 6 vittorie

Spagna v Iran
nessun precedente

Spagna v Marocco
2 match disputati nelle qualificazioni alla Coppa del Mondo:
Marocco-Spagna 0-1, 1961

Spagna-Marocco 3-2, 1961
Bilancio totale: 2 matches
Spagna 2 vittorie
Pareggi –
Marocco 

Storie – Il centravanti è stato rapito verso sera

Due club catalani ingaggiano due centravanti. I più titolati acquistano l’inglese Mortimer, i cugini poveri fanno tornare alla ribalta il vecchio Palacin, gloria locale e gran goleador.
Un giallo, un libro di Manuel Vazquez Montalban ispirato alla storia vera di Enrique Castro Gonzalez, detto Quini, che nel 1981, sullo sfondo, Barcellona a metà tra separatismo e speculatori che tramano nell’ombra.

Quini è un signor centravanti che gioca nello Sporting Gijon. Tanti goal tra Liga e Segunda che gli valgono il titolo di Pichichi per ben 5 volte con la maglia dei Rojiblancos del Molinon.
Idolo incontrastato dei tifosi asturiani, Quini è un attaccante capace di segnare 165 volte con lo Sporting, un record tuttora imbattuto che lo issa al primo posto dei marcatori della società di Gijon.

Quando si trasferisce al Barcellona, Quini è il più forte centravanti spagnolo in circolazione. Il suo acquisto è un’operazione volta alla riconquista di una Liga che manca dal 1974-75.
Quini non si smentisce e segna a raffica.
Il 1°marzo 1981, il centravanti mette a segno una doppietta contro l’Hercules. Il match finisce 6-0 e Enrique sigla una doppietta: il Barcellona è in piena corsa per il titolo anche grazie ai suoi 18 gol (in 26 partite).
In testa c’è l’Atletico Madrid che ha un vantaggio di due punti sui blaugrana e la settimana successiva si giocherà lo scontro diretto.

Il rapimento

Quella partita Quini, non la giocherà. In serata, dopo la vittoria appena conseguita contro l’Hercules, il centravanti, a bordo della sua Ford Granada, si dirige verso l’aeroporto El Prat de Llobregat, dove sta per atterrare la sua famiglia, di ritorno da un viaggio.
Poco prima di arrivare a destinazione però Quini viene fermato e viene rapito da un commando di malviventi.

Passano poco più di due ore e nella redazione del quotidiano La Vanguardia, squilla il telefono.
Una voce anonima rivendica il rapimento e chiede al Barcellona di pagare un riscatto di 350mila pesetas (al cambio odierno farebbero 8 milioni di euro).

Le richieste dei rapinatori

La notte successiva i rapitori concedono una telefonata al centravanti: Quini chiama sua moglie e la rassicura. Gli inquirenti battono la pista di un non ben identificato Battaglione catalano spagnolo di estrema destra che vuole impedire al Barca di conquistare la Liga, in quanto espressione di una città secessionista.

I giorni passano e le nubi si diradano: il rapimento aveva un semplice scopo estorsivo.
Qualcuno disse che i soldi incassati avrebbero ingrassato le tasche dell’Eta che all’epoca realizzava attentati a ripetizione. La Spagna, che attraversava un momento difficile anche per via del mancato golpe del tenente colonnello Tejero avvenuto una settimana prima del rapimento Quini, tira un sospiro di sollievo.

Dopo ventiquattro lunghi giorni, il 25 marzo la polizia libera Quini, tenuto in ostaggio in un’officina di Saragozza: nell’operazione vengono arrestati tre elementi della banda di sequestratori.
Quini scosso, con la barba lunga e debolissimo affermò in seguito che pensò più volte al suicidio.
I suoi aguzzini lo aggiornavano sui risultati del Barcellona, che senza di lui, non vince più una partita.

Quando rientra in campo pochi giorni dopo il rilascio, il titolo è nelle mani della Real Sociedad.
Quini giocherà con Maradona sul finire della sua esperienza catalana e parteciperà ai deludenti mondiali del 1982 senza lasciare traccia.

Dopo le tre stagioni catalane, tornerà al Gijon ma quel rapimento ha lasciato il segno e il declino appare inevitabile.
Quini si ritira nell’estate del 1987, a 35 anni, con 543 gare in Liga e 285 goal. Cinque volte Pichichi, come Alfredo Di Stefano e Hugo Sanchez ma Quini verrà ricordato, in Spagna così come all’estero, per quei 24 drammatici giorni, che tennero il mondo dello sport con il fiato sospeso.

Enrique Castro Gonzalez si è spento a 68 anni, per infarto, mentre era al volante della sua utilitaria. E’ il 27 febbraio del 2018.
Il giorno successivo il Consiglio Comunale di Gijon decide di cambiare il nome dello stadio da El Molinon a Estadio El Molinón-Enrique Castro “Quini”.

I convocati della Spagna a Russia2018

Portieri: David De Gea (Manchester United), Kepa Arrizabalaga (Athletic de Bilbao), Pepe Reina (Napoli)

Difensori: Dani Carvajal (Real Madrid), Álvaro Odriozola (Real Sociedad), Gerard Piqué (FC Barcelona), Sergio Ramos (Real Madrid), Nacho (Real Madrid), César Azpilicueta (Chelsea), Jordi Alba (FC Barcelona), Nacho Monreal (Arsenal)

Centrocampisti: Sergio Busquets (FC Barcelona), Koke (Atlético de Madrid), Saúl Ñíguez (Atlético de Madrid), Thiago Alcántara (Bayern Monaco), David Silva (Manchester City), Andrés Iniesta (FC Barcelona)

Attaccanti: Isco (Real Madrid), Marco Asensio (Real Madrid), Lucas Vázquez (Real Madrid), Iago Aspas (Celta de Vigo), Rodrigo Moreno (Valencia) e Diego Costa (Atlético de Madrid).

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