Il pensierino della sera – L’episodio

Il campionato è andato definitivamente in archivio.
Se mai ce ne fosse stato bisogno, eh, in testa ci sta chi ci deve stare.
Parlano chiaro i numeri. I punti, le vittorie, i goal e anche la sconfitta. Una, incredibile.
L’episodio.

Stasera parlo di episodi.
Quelli che decidono, molto spesso, le partite.
Le decidono i colpi dei campioni, le decidono gli errori dei difensori o quelli degli attaccanti, le decidono arbitri e guardalinee, un palo o una traversa.
Ovvio che sia così, sport a basso punteggio, basta un episodio et voilà: la partita cambia padrone.

Certo se sei lo Schalke, che prende undici goals in quattro giorni, dopo aver incontrato Real e Bayern (6-1, 5-1), hai poco da parlare di episodi.

Se sei il Milan di stasera (e anche quello di Champions) puoi farlo, al limite puoi incazzarti con Abate e Rami (stessa spizzata sbagliata, goal subito).
Al limite puoi mangiarti le mani per le occasioni fallite (stasera) o per i pali (in Champions).
Al limite puoi bestemmiare Bonucci e il suo salvataggio sulla linea.
Al limite puoi pensare che non basta tirare il quadruplo dei tuoi avversari se poi il computo delle reti è zero.
Avversari in affanno, avversari che soffrono ma poi risolvono e legittimano.
Le squadre che vincono trovano anche punti in serate più complicate del solito.

È un episodio anche questo.

Se sei il peggior Toro della stagione puoi anche appellarti all’episodio arbitrale avverso, però penso che non sia l’alibi adatto per chi entra molle, gioca svogliato e deve pure recuperare.
L’episodio resta, la sconfitta (giusta) pure.

Chiudo con un piccolo appunto a Caressa e Bergomi.
L’anno scorso, Glik venne chiamato assassino per un fallo deciso su Giaccherini.
Deciso, pericoloso ma che colpì di fatto la palla.
Non discuto nè il rosso, nè l’intervento.
Discuto la reazione del duo: vergogna, blablabla…eccetera eccetera.
Stasera, un episodio nella partita di Milano, Pirlo protagonista.
Era fallo, era grave, era in ritardo e ci stava tranquillamente il rosso.
La reazione del duo è stata moderata. Non si parla di cattiveria, non si parla di rosso ma di arancione.

Io qui sopra scrivo per diletto.
Mi dispiaccio se qualcuno vede malizia nelle mie parole.
Ma nel caso di Pirlo stasera ho ascoltato il solito discorso di circostanza.
Troppo comodo.
Ma Caressa era troppo impegnato a pronunciare Honda (con l’accento sulla a) e Taarabt secondo un suo personale modo di pronunciare il marocchino.
Io ero troppo impegnato, un secondo dopo, a togliere come al solito l’audio della telecronaca.

Precedente Il pensierino della sera - versione Champions Successivo L'anno del Mundial - Una doverosa premessa

Lascia un commento

*