Gap – Napoli v Real Madrid 1-3

Deflagra, nella prima tornata di Champions, la bomba della tradizione.
Sorda, devastante, prepotente, entra in campo e conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che i quarti sono roba da nobili.
Così Wenger e l’Arsenal si prendono un cappottone firmato 10-2 (tra andata e ritorno) dal Bayern di Ancelotti e p
er i Gunners questa è, allo stesso tempo, la settima eliminazione in fila agli ottavi di finale e il peggior passivo di sempre per una squadra inglese in uno scontro ad eliminazione diretta.
Al Napoli di Sarri non va tanto meglio se si considera il doppio tennistico 6-2 accumulato nelle due sfide conclusasi entrambe con il medesimo parziale (3-1).

Ed è per questo che il titolo di questo pensiero della sera è gap.
La differenza, la distanza, il dislivello. Ed ecco che in una bella serata marzolina, una intera città si ferma per assistere allo scontro tanto atteso. C’era da ribaltare un 3-1 maturato nella gara di andata a Madrid e le prospettive, per alcuni, erano più che rosee.
Il Napoli di questa sera è durato un tempo, castigato più dagli episodi che non dal gioco del Real.
Il primo tempo era stato praticamente a senso unico, se escludiamo il palo di Cristiano Ronaldo, con il Napoli capace di creare più di un grattacapo alle merengues.
Cinque, sei giocatori pronti ad attaccare la costruzione dei difensori merengues, che facevano una fatica del diavolo ad uscire palla al piede ed erano costretti a ricorrere a lanci lunghi e poco produttivi.
Hamsik e Insigne galleggiavano tra le linee, ben imbeccati da un lucido Diawara, Mertens pungeva e il vantaggio era una logica e meritata conseguenza.
Ancora Mertens, sempre Mertens, fortissimamente Mertens: il belga aveva in canna il colpo del ko, ma masticava di destro e la palla sbatteva contro l’esterno del palo.

La ripresa certificava il passaggio del turno del Real. Compassati, forse anche troppo, ma lucidi e spietati, i madridisti colpivano due volte su calcio piazzato grazie a Sergio Ramos. Il resto era una formalità che mostrava la grande differenza esistente tra le due squadre.
Sarri, checchénedica, non ha ragione: la squadra è giovane e ha futuro, verissimo, ma la distanza tra il Napoli e il Real, non è poca come dice il mister ex Empoli.
C’è tutta la differenza del mondo e si vede. Nei singoli e nella loro classe; nell’abitudine a giocare partite come questa; nell’abitudine ad allenarle (e ancora prima ad averle vissute, certe notti di coppa, e mi riferisco chiaramente a Sarri e alla sua inesperienza).
Il gap è anche fisico, oltre che mentale. Penso che il gol che spezza i sogni napoletani sia il primo e non il secondo e la dice lunga sulla tenuta psicologica dei ragazzi di Sarri che poi, dall’1-1 non riescono più a riemergere.
Anche il San Paolo smette di crederci e cade in un silenzio irreale. 

Il gap non è minimamente colmato. Non possono bastare spezzoni di partita per avere la meglio a questi livelli, bisogna essere perfetti e il Napoli, tra Madrid e stasera, non lo è stato.
Il Real Madrid gioca al piccolo trotto ma ha consapevolezza dei propri mezzi. Lascia sfogare gli avversari e poi, anzi, prima o poi, li colpisce, forte dei suoi campionissimi.
Certo è che con avversari più pericolosi, questo Real a tre cilindri, potrebbe incappare in qualche brutta sorprese.
Intanto però è ai quarti di Champions per il settimo anno consecutivo. Il Napoli era alla seconda apparizione agli ottavi di finale nella sua storia e alla fine la differenza la fanno i grandi campioni, di cui come ripeto, il Real è ampiamente provvisto.
Del resto, come mi faceva notare un amico: quanti giocatori del Napoli sarebbero titolari in questo Real Madrid? Uno, nessuno?

 

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