Big Match – Visti da fuori 2.0 Reloaded

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Finalmente una bella partita.
Giocata ai duecento all’ora per buona parte del match con giocatori di categoria superiore come Higuain.
Divertente, finalmente, come deve essere una partita tra la prima e la seconda in classifica.

Napoli
Reina, Hysaj, Coulibaly, Albiol, Ghoulam, Jorginho, Allan, Hamsik, Callejon, Insigne, Higuain, 

Inter
Handanovic, D’Ambrosio, Murillo, Miranda, Nagatomo, Medel, Ljaijc, Brozovic, Guarin, Perisic, Icardi

Stavo scrivendo le formazioni. La genovese era sul fuoco, lento lento, a cuocere, per la cena di domani, in tema con la partita di stasera.
Un piemontese che cucina la genovese è una cosa da pazzi, dice qualcuno.

Non avevo avuto nemmeno il tempo di capire come erano schierate le squadre, che la partita ha avuto un sussulto grazie al vantaggio del Napoli.
Il gol di Higuain dopo un minuto sparigliava definitivamente le carte e la partita saltava a pié pari, quelle stucchevoli fasi di studio che spesso nel nostro campionato, la fanno da padrone.

Dipendenti da Higuain in termini percentuali  (alla faccia del giocatore poco motivato e con il mal di pancia) gli azzurri macinano gioco in maniera impressionante e l’argentino è il finalizzatore perfetto di un meccanismo perfetto.
Il patto stipulato tra il tecnico e il centravanti sta dando i risultati sperati e avere un terminale così prolifico è un atout che nella corsa scudetto può essere un vantaggio che le altre contendenti non hanno.

Allan e Jorginho, la strana coppia, in mezzo al campo sono l’anima e il cuore della manovra, Hamsik sembra essere tornato un giocatore centrale nell’economia del Napoli e aver trascinato la sua Slovacchia agli Europei è un altro segnale di un giocatore ritrovato.
Il merito è di Sarri che, senza fare paragoni con il recente passato napoletano, ha dato un’impronta ad una squadra spesso a metà del guado e ora, finalmente, in grado di navigare anche i mari più perigliosi.
La partita con l’Inter è stata giocata ad alta velocità e questa è stata la chiave di volta: tutto è stato fatto in maniera repentina a partire dalle azioni offensive.
Incredibile il numero di seconde palle guadagnate dagli uomini di Sarri, incredibile la facilità di verticalizzare palla a terra con combinazioni rapide.

Insomma, un gran bel Napoli agevolato nel secondo tempo dalla superiorità numerica sopraggiunta sul finire del primo parziale, causa l’espulsione di Nagatomo.
L’Inter ha faticato parecchio soprattutto nel primo tempo e alcune scelte di Mancini sembravano fuori luogo (anche se poi, il secondo tempo, mi smentirà).
Brozovic in luogo di Melo (Kondogbia fuori per qualche problema fisico) per dare un pizzico di imprevedibilità e Icardi inesorabilmente solo, dimenticato là davanti a fare la guerra contro Albiol e Coulibaly.
Forse, e dico forse, l’argentino avrebbe bisogno di una spalla più concreta anche se il Ljaijc del secondo tempo ha mostrato di poter fare la differenza e non solo per il goal che ha riaperto il match.
Il Napoli ha accusato il colpo del goal e paradossalmente ha giocato meglio 11 contro 11: è mancato il colpo del ko e psicologicamente i campani possono aver pensato che il doppio vantaggio e la superiorità numerica potevano essere la pietra tombale sul match e invece la rete di Ljajic ha messo paura.
La reazione dell’Inter nel secondo tempo è stata quella di una grande squadra.
E questo nell’economia del campionato, va messo in conto.
L’Inter ha perso una battaglia, ma per la guerra è lì, pronta a giocarsi le sue belle carte.

Vivere e morire, di infarto, davanti ad un televisore.
Gli ultimi 40 secondi della partita sono stati bellissimi.
L’Inter attaccava a spron battuto, il Napoli era in affanno.
Le energie residue dei napoletani venivano meno e i nerazzurri ci provavano in tutti i modi.
Sul cross di D’Ambrosio, stacco imperioso di Jovetic e palo pieno con Reina battuto.
E uno dice, eh vabbè…palo.
Ma mica finiva qui.
Altro pallone in mezzo, stacco di Miranda, palla nell’angolino basso con Reina che si distendeva e smanacciava la palla. Sul palo.
L’arbitro fischiava la fine mentre Mancini, sorridendo, anzi quasi ridendo, lasciava la panchina.
Restano alcune considerazioni.
I segnali ci sono tutti. Leggeteli come vi pare.
Da entrambe le parti sono inequivocabili.
Meglio di un napoletano, nessuno vi saprà dire cosa significhi prendere due pali nell’ultimo minuto di gioco.
La sorte, la malasorte.
Questione di centimetri.

In ultimo, la mia considerazione.
Ha meritato il Napoli. Complessivamente mi è piaciuta di più la gestione del match ma l’Inter ha mostrato il suo lato migliore nel momento più difficile.
Era già la quinta partita che vedevo dell’Inter e questa, questo secondo tempo, è la cosa migliore che ho visto da parte dei nerazzurri.
A Torino contro il Toro mi aveva colpito la pochezza degli avanti e la forza fisica, lo strapotere del centrocampo. Strapotere fisico, non tecnico.
Così, con più agilità e fantasia, ho visto una Inter migliore.
Finalmente una bella partita.
Per il Napoli e per Sarri il difficile arriva ora, anche se il tecnico napoletano sa cosa sta per succedere in una città come quella partenopea.
Per Mancini e i suoi, nonostante la sconfitta, molta consapevolezza in più nonostante la delusione e l’amarezza.

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