Chi vince questa, vince tutto – Atletico Madrid-Bayern 1-0

Delle due semifinali della Champions 2016, questa ha il sapore di letteratura, filosofia e stile.
I libri di storia (del calcio) dicono che Bayern-Atletico è soprattutto l’unica finale di Coppa Campioni ripetuta: nel 1973-74 infatti l’1-1 maturato al termine del match costrinse le due squadre ad un replay ancora unico per la competizione.
La seconda partita finì 4-0 per il Bayern più forte di sempre.

Questa semifinale ha scatenato blogger e giornalisti che hanno individuato nell’affascinante duello tra i due tecnici Simeone e Guardiola lo spunto più interessante di questa sfida.
Stili, dicevamo.
C’è il Cholo Simeone e la filosofia a lui connessa, il Cholismo: gran corsa, pressing altissimo e spirito di abnegazione.
Dall’altra parte Guardiola e il Guardiolismo: tiki-taka, possesso palla, passaggi brevi, accelerazioni e verticalizzazioni ad alta velocità.
Due modi di intendere il calcio.
Sentimento, Simeone, ragione, Guardiola.
Difesa l’argentino, attacco il catalano.
Insomma, l’antitesi perfetta per consegnare ad un pubblico vasto ed entusiasta una lettura alternativa ai soliti numeri.

Quando aspetto queste partite provo ad immaginarne il canovaccio tattico e raramente vengo deluso.
Bayern e Atletico non si sono snaturate.
I primi hanno tenuto il pallino del gioco mentre i secondi hanno tranquillamente lasciato fare, usando la loro arma migliore: la difesa.
Il gol che ha deciso la sfida è un’azione personale del gioiello Saul Niguez, classe 1994, uno che gioca titolare da due stagioni con notevoli risultati: slalom che nemmeno Tomba ai tempi d’oro e gol che vale un bel po’.

La partita è stata tutto sommato divertente e mi voglio sbilanciare: è da questa semifinale che uscirà la vincitrice della Champions 2016.
Estemporaneo il Real, poco credibile il City (con quella difesa poi), capace di qualunque cosa il Bayern, pratico ed essenziale l’Atletico Madrid: ecco i profili delle 4 squadre semifinaliste.
L’Atletico non sarà bello da vedere ma è l’inno al pragmatismo, imbriglia gli avversari, li costringe a difficili attacchi e corre veloce in contropiede: non è scarso tecnicamente e interpreta al meglio il credo tattico (e il conseguente canovaccio) che il suo allenatore gli impone.

Nei numeri della sfida, il possesso palla monstre 69-31 per i tedeschi, 1-1 il numero dei legni colpiti, anche se quella staffilata di Alaba sarebbe stato il goal dell’anno per distanza e potenza; per chiudere il numero dei passaggi tentati: 735 a 223 per gli ospiti.
Fermo restando che sotto la gestione Simeone, l’Atletico ha disputato 256 partite e ha mantenuto la porta inviolata per ben 135 volte, con quella di stasera il numero dei gol subiti in casa in Champions è 4 nelle ultime 17.

Vorremmo capire quale sindrome però affligge Guardiola che proprio contro una squadra iperdifensiva dimentica in panca Muller e Ribery a scapito di Coman (forse ancora inesperto a questi livelli). Non è la prima che Guardiola “stecca” l’interpretazione di una semifinale e se la sua filosofia non molla e i passaggi brevi nello stretto sono il suo marchio di fabbrica, allo stesso tempo stasera Xabi e compagnia hanno provato a rompere questo spartito con lanci lunghi a scavalcare il centrocampo per sorprendere i difensori colchoneros (vedi Lahm per Douglas Costa, pallonetto alto): evidentemente il corto circuito tattico è stato compiuto e Simeone ha vinto la partita a scacchi con il suo dirimpettaio

Il finale lascia la questione qualificazione ampiamente aperta.
Impensabile che le bocche da fuoco bavaresi non si accendano in un match così importante ma attenzione al contropiede spagnolo.
A parte il goal capolavoro di Saul, segnalo alcuni gesti tecnici che ho apprezzato: il tiro di Alaba che coglie la traversa è di una coordinazione imbarazzante.


L’azione personale in fascia di Ribery è tipica di un’ala vecchia maniera e quello scatto bruciante è qualcosa di straordinario.
Infine, verso il 90esimo, il lancio dalle retrovie a cercare sempre Lewandowski va a buon fine: il numero nove polacco stoppa al volo il pallone e fa partire l’azione. Roba che credo siano capaci a fare in 3-4 al mondo a quell’altezza e a quella velocità.
Gesti tecnici, filosofie di gioco differenti e un solo gol segnato, questa semifinale riesce a stupire oltremodo e conferma l’equilibrio della competizione giunta al penultimo episodio.
Un gol in due partite. La noia di Manchester e i fuochi di artificio di Madrid.
Staremo a vedere cosa accadrà tra sette giorni.
Sono sicuro solo di due cose.
La prima è che inevitabilmente la prudenza messa in campo nei primi 90, scomparirà e si romperanno tutti gli indugi.
La seconda è che l’Atletico non cambierà atteggiamento.

27 aprile 2016
ATLETICO MADRID 1-0 BAYERN MONACO

Atletico Madrid (4-4-2): Oblak; Juanfran, Gimenez, Savic, Filipe Luis; Saul (40′ st Partey), Gabi, Fernandez, Koke; Griezmann, Torres. A disp.: Moyà, Kranevitter, Correa, Gamez, Hernandez, Vietto. All.: Simeone.

Bayern Monaco (4-1-4-1): Neuer; Lahm, Martinez, Alaba, Bernat (32′ st Benatia); Alonso, Thiago Alcantara (25′ st Mueller); Coman (19′ st Ribery), Vidal, Douglas Costa; Lewandowski. A disp.:Ulreich, Tasci, Goetze, Kimmich. All.: Guardiola.

Arbitro: Clattenburg (Inghilterra)
Marcatori: 11′ Saul (A)
Ammoniti: Douglas Costa, Benatia, Neuer, Vidal (B), Saul (A)

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