Giganti e zanzare

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Premessa
Siamo di fronte a campioni assoluti.
Solo che uno vince sempre e l’altro non vince mai.
Si incontrano quindici volte e vince sempre lo stesso.
Si incontrano per la sedicesima volta e finisce come al solito.
Uno è Roger Federer, l’altro è David Ferrer.
E adesso vi racconto una storia.

Sono un appassionato di tennis.
Mi piace giocare, mi piace guardarlo in tv. Penso sia uno sport molto ‘televisivo’ e molto piacevole, soprattutto se da una parte del campo c’è Roger Federer.
Nella maggior parte dei casi, se guardo del tennis in tv, c’è lo svizzero che gioca.
Gli altri mi annoiano, mi stanno antipatici, non li trovo nemmeno così eccezionali e se devo vedere gente che corre molto e tira forte senza lo straccio di un elemento fondamentale come il “tocco” o la fantasia, non mi sintonizzo nemmeno.
Il problema è che molto spesso, Federer si trova di fronte ad esemplari bestiali di questo simil tennis che io chiamo corri e tira , allora tocca assistere a partite in cui c’è il tifo per lo svizzero e, come nel caso odierno nella finale di Cincinnati, la pena per il malcapitato di turno, ovvero David Ferrer.
Sì, avete letto bene: pena. David Ferrer mi suscita pena.
Innanzitutto dal punto di vista fisico, in quanto i normotipi, tendenti al piccoletto quando fanno sport, non mi piacciono.
Ferrer è alto quanto me (175cm) e salvo qualche rara eccezione considero atleti degni di nota, quelli più alti, fisicamente prestanti e con movenze più delicate rispetto al movimento zanzaresco di questo nanetto da giardino che si aggira per il campo imprecando in spagnolo.
Ferrer è uno di quei giocatori che nessuno vuole mai incontrare perché ti rimanda tutto dall’altra parte del campo e allo stesso tempo è il giocatore migliore che ci sia da incontrare dai quarti di finale in avanti.
Infatti, David Ferrer soffre di un clamoroso complesso di inferiorità che non gli ha mai permesso di vincere uno Slam, ma nemmeno di battere spesso i giocatori che lo precedevano in classifica.
Con Federer siamo 0 a 16, con Il finto simpatico serbo sta 5 a 12, con il maiorchino cagionevole di salute è 6 a 22.
Questi tre giocatori lo hanno preceduto, lo precedono e lo precederanno in classifica e puntualmente nei momenti topici lo hanno battuto.
Si agita, si arrabatta, lotta, corre, suda, tra la prima di servizio e la seconda intercorre uno spazio rapidissimo, nervoso, quasi a voler dire all’avversario “facciamo in fretta, non ho tempo da perdere”.
Corre, corre, corre e perde.
Rimanda tutto dall’altra parte e perde.
Suda, bestemmia, lotta e perde.
Roba da manicomio, roba da studiare psicologia e farlo diventare un proprio paziente: c’è da camparne per cent’anni.
Stasera ha vinto 6-1 il secondo set, l’inerzia della partita era dalla sua parte, aveva lottato, sudato e finalmente sembrava sulla strada giusta per portare a casa una vittoria di prestigio.
Ma all’inizio del terzo set si era capito che Ferrer non avrebbe mai e poi mai potuto vincere questa partita: vuoi perché Federer era salito di livello (ammesso ce ne fosse bisogno) e perché Ferrer diventava il piccolo Davide davanti al grande Golia. Solo che la storia non finiva come nel racconto biblico e Federer lo prendeva letteralmente a pallate.
I commentatori giù a decantare le lodi di Federer e nessuno che abbia avuto il coraggio di dirlo: David Ferrer è un perdente.
Un perdente che è arrivato numero tre del mondo, ha raggiunto finali, semifinali, partecipato a Masters…insomma, uno che ha fatto una grandissima carriera.
Da perdente.
Federer lo ha annichilito con il servizio, lo ha irriso con qualche colpo dei suoi, lo ha sfidato in diagonale su quel dritto tutto spalla, salvo poi impallinarlo con rovesci lungo linea (splendido quello di controbalzo).
Federer ha vinto ancora.
A dimostrazione che sulla distanza breve è ancora il migliore di tutti. Il tennis due su tre è uno sport per chi sbaglia poco, per chi ha sangue freddo e sa che si gioca su pochi punti decisivi.
Quando Federer va 4-1 nel terzo sa già di aver vinto. Sa che può giocare solo sul suo servizio, sa che può rischiare sul servizio altrui: gioca in scioltezza.
L’altro per vincere il secondo set (vinto nettamente) ha dovuto sudare sul 5-1 e servizio, lottando i punti che gli servivano per pareggiare la situazione.
Federer in queste situazioni si può riposare, sa amministrare il suo fisico e la sua mente.
Nel tennis degli slam può ancora vincere facilmente contro avversari modesti ma quando incontra i due di cui parlavo sopra, spesso deve inchinarsi proprio per un motivo fisico-atletico e per una questione anagrafica.
Intanto la gente continuava ad emozionarsi, si esaltava per i colpi dello svizzero ed esultava per lui e non certo per quel piccoletto che sul campo correva, sudava, lottava, imprecava e ancora una volta, perdeva.
Sedicesima pacca sulle spalle, sedicesimo sorriso di circostanza e addio, anche questa volta è andata.

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