Una serata vissuta pericolosamente – Roma, Italia. Champions League

Controllare i risultati di due partite, mettendosi nella condizione di non essere padroni del proprio destino.
Ecco cosa è successo questa sera alla Roma davanti al proprio pubblico allo stadio Olimpico. 
Un pubblico poco amorevole, per usare un eufemismo, che chiude il primo tempo sommergendo di fischi i propri beniamini e altrettanto, se non peggio, fa negli ultimi minuti di gioco e al fischio finale dell’arbitro Atkinson, nonostante la qualificazione agli ottavi fosse arrivata anche grazie al contemporaneo pareggio del Bayer contro il Barcellona.
Surreale. Come solo Roma e la Roma, possono essere.
I bielorussi del BATE, trascinati da un grande Hleb e dall’ottimo Volodko, non hanno fatto da sparring partner e i giallorossi bloccati dalla paura che ne attanagliava gambe e idee hanno rischiato seriamente di dire addio alla coppa.

Garcia alla vigilia aveva fatto proclami importanti. 
Ora mi permetto una piccola divagazione. Non so se il francese se ne renda conto ma è l’antitesi del motivatore.
Lo dico con molta simpatia verso di lui e forse qualcuno dovrebbe fargli notare che queste frasi ad effetto hanno parecchie controindicazioni che in un ambiente già surriscaldato contribuiscono a frenare gli ardori e aumentare nervosismo e paura.

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La paura della squadra (e dei tifosi) era palpabile. Alcuni errori erano palesemente frutto della paura e soprattutto verso la fine del match erano dettati da stanchezza mentale e dall’ombra lunga del possibile fallimento.
Non era il momento per giocare bene, ma era necessario qualificarsi e questo, Garcia e la Roma, lo hanno fatto.

Penso che la Roma possa uscire da questa situazione solo se si rimette a giocare, e bene, al calcio.
Sabato a Torino ho visto una squadra svuotata, priva di idee, con alcuni equivoci tattici e giocatori palesemente fuori ruolo: innanzitutto Florenzi, usato come terzino destro quando potrebbe essere devastante nel suo ruolo di centrocampista (più vicino è alla porta, più diventa importante).
Poi Dzeko. Il centravanti bosniaco sabato non ha ricevuto lo straccio di un pallone e sull’unica occasione capitatagli tra i piedi (retropassaggio di Vives) si è divorato l’occasione per chiudere il match contro il Toro.
Infine la scelta di rischiare Gervinho nel match di sabato, reduce da infortunio, alla fine ha pesato visto che stasera contro il BATE l’ivoriano ha dato forfait prima del match: quella decisione affrettata mi è sembrata l’ennesimo autogol di Garcia (che poi persevera e insiste con lo spento Iturbe).

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Non so, a me la Roma piace e ha giocatori di livello europeo se non mondiale ma temo che se Garcia non cambia alcune delle sue idee difficilmente il suo rapporto con la capitale durerà a lungo.
Innanzitutto Dzeko mi sembra molto solo e il modulo a tre punte sembra un esercizio di stile: non è il numero di attaccanti a definire il grado di pericolosità di una squadra, ma il suo equilibrio e la sua mentalità offensiva. Se il bosniaco con il Toro veniva spesso fuori a giocare palla consentendo gli inserimenti dei centrocampisti, stasera è sembrato più a suo agio nell’ambito europeo ma ha divorato una occasione in apertura di secondo tempo che ne ha segnato il resto del match.

Vero che la Roma ha il miglior attacco della serie A con 30 reti (in coabitazione con la Fiorentina) ma le occasioni create stasera (23 tiri, di cui 8 nello specchio) non hanno impensierito più di tanto il portiere ospite Chernik; cosa che non si può dire per le parate di uno Szczesny finalmente decisivo. 
Garcia, stasera, deve ringraziare il suo estremo difensore.

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Roma non è un ambiente facile.
Le radio capitoline con il loro continuo tam-tam confondono, mettono pressione, tolgono serenità e non aiutano un ambiente sull’orlo di una crisi di nervi.
La panchina di Garcia ha traballato, forse traballa tuttora e le parole di Sabatini che parlò di momento drammatico – dopo la partita persa contro l’Atalanta, due giorni fa sono diventate il Toglietevi dalla testa certe idee su di lui, se affonda Garcia affondiamo tutti insieme.
Insomma, non un bel viatico prima di una partita che vale qualche milione di euro e il prestigio di proseguire nella coppa dalle grandi orecchie.
A tutto ciò vanno aggiunte le sirene di mercato che vedrebbero Ancelotti, Conte, Mazzarri o uno dei cavalli di ritorno, Luciano Spalletti e addirittura Fabio Capello prendere il posto del tecnico francese.

Cosa sarà di questa Roma?
Difficile dirlo. Innanzitutto domenica andrà in scena un banco di prova importante perché a Napoli contro gli azzurri di Sarri non sarà facile fare risultato, in un derby del Sole, che oltre ad essere molto sentito sarà soprattutto molto caldo.
Dopo la sconfitta con l’Atalanta sono arrivati i brodini, due pareggini striminziti che hanno messo in risalto il pessimo momento dei giallorossi: è da 5 partite che la Roma non vince, era il derby di inizio novembre.
Fragilità psicologica, paura, difficoltà nel giocare il pallone, mancanza di uno o più uomini in grado di prendere in mano la situazione: proprio stasera contro il BATE il pallone sembrava scottare tra i piedi degli uomini più esperti e nessuno ha tirato fuori dal cilindro quel coniglio che poteva regalare alla squadra, ai tifosi e all’ambiente tutto, una serata festosa e tranquilla.

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Niente di tutto ciò. Nel frastuono dei fischi dell’Olimpico è passata in secondo piano l’assenza fisica ma anche verbale di Capitan Totti.
Il momento è difficile e le uniche notizie del Pupone arrivano dal nuovo sito della società che lo intervista ripercorrendo le tappe della sua gloriosa carriera.
Silenzio. Forse un segno di rispetto per i suoi compagni e per l’ambiente o un altro segno delle difficoltà romaniste?

Intanto la Roma è agli ottavi. Era dal 2010-11 che i giallorossi non centravano il traguardo di febbraio quando vennero eliminati malamente dallo Shaktar Donetsk.
Ora l’urna di Nyon potrebbe riservare Chelsea, Real Madrid, Bayern, Zenit, Manchester City, Wolfsburg o Atletico Madrid: comunque vada non sarà semplice soprattutto se Garcia non troverà una quadra, provando a ricompattare un ambiente sempre più scettico e impaziente.
Il mercato forse potrebbe regalare qualcosa al tecnico francese: non so se Kolasinac sia un acquisto in grado di migliorare il reparto arretrato, ma è evidente che né Rudiger né Castan possono servire alla causa.
Febbraio è lontano, ma non così tanto e si sa, a febbraio la Champions diventa una roba diversa da quella giocata fino ad ora.

 

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