18 giugno – Giorno#7

La partita #20

Australia v Olanda 2-3

Sarà ricordata come: Il calcio è uno sport crudele

Vince l’Olanda ma che fatica. Vince di rimonta e non merita di vincere. Solo che il calcio è crudele. L’Australia domina a tratti, sfiora il terzo goal e subisce la rimonta per inesperienza e un pizzico di sfortuna.
L’Olanda è la brutta copia del match stravinto con la Spagna. Fatica a carburare e passa in vantaggio solo grazie ad una azione personale di quel diavolo di Robben. Nemmeno il tempo di esultare che si torna in parità grazie ad un gol pazzesco di Cahill.
Gli orange accusano il colpo. Convinti di fare goleada, subiscono il rigore (trasformato da Jedinak) e vedono il baratro quando, in completa balia dei canguri, rischiano di capitolare ancora.
A questo punto sale in cattedra il subentrato Depay che prima assiste Van Persie e poi decide il match con un tiro dai venticinque metri che Ryan non gestisce al meglio.
Vittoria fortunata ma che prelude ad un passaggio del turno per gli Orange. Australiani troppo inesperti per questa competizione in cui, ancora una volta gli outsider spaventano i favoriti. La lezione sembra chiara eppure anche oggi i canguri osando qualcosa in più avrebbero fatto il colpo gobbo al tavolo verde del casinò brasiliano.

I protagonisti del match

In positivo: Cahill per l’Australia, Depay per l’Olanda
In negativo: Ryan per l’Australia, Sneijder per l’Olanda

La giocata del match

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E’ il ventesimo e l’Olanda è già in vantaggio. Eppure Tiny Tim Cahill ha un asso nella manica. Lui è l’uomo in più di questa volenterosa nazionale giallo ambra, forse l’unico in grado di sovvertire pronostici e risultati.
Una carriera straordinaria, che poteva essere migliore e che è scivolata via dentro le idiosincrasie di un caratterino niente male.
Ma Cahill i numeri li ha, eccome. Innanzitutto lo stacco di testa, imperioso e potente (lui non è propriamente un corazziere, 178cmx64kg); il tiro, preciso e cosa più importante, la leadership. Lui è un vero leader, uno che non si tira mai indietro, uno che si prende la responsabilità dei suoi errori, ma Cahill è soprattutto un giocatore che incide sempre: un giocatore concreto.
Sono trascorsi 60 secondi scarsi dal goal di Robben e l’Australia sembra rassegnata al ruolo di vittima sacrificale. Ma ecco che McGowan pesca un cross di prima intenzione su respinta incerta della difesa olandese.
Più che un cross è un lungo spiovente. E’ il solito schema degli australiani che amano ribaltare il gioco con rapidi cambi di fascia a pescare l’inserimento della punta o dei centrocampisti.
La palla è veramente alta e Tim Cahill deve essersi immedesimato nel più grande centravanti orange di tutti i tempi: Marco Van Basten. Quale migliore occasione se non questa? Cahill avrà pensato: se devo proprio segnare un goal all’Olanda, voglio farlo come lo avrebbe fatto uno di loro.
E così, con una straordinaria prova di coordinazione, Cahill scaricava al volo di sinistro dal vertice dell’area olandese, fotocopiando il goal di Van Basten nella finale di Euro88. La palla sbatteva sotto la pancia della traversa dove il povero Cillessen proprio non poteva arrivare.
Tiny Tim esultava come sempre dopo un goal, andando verso la bandierina mimando un pugile che colpisce il suo avversario.
Il suo goal entra di diritto negli annali di questo sport.

La statistica del match

34 palle recuperate dall’Australia

 

 

La partita #19

Spagna v Cile 0-2

Sarà ricordata come: La caduta degli dei

Per il quarto mondiale di fila, i campioni in carica escono in maniera disastrosa, senza nemmeno l’onore delle armi.
E’ la fine di un’era vincente che stasera ha visto il suo epilogo netto, definito e lapidario: la Spagna del tiki-taka non esiste più.
La riconoscenza di Del Bosque nei confronti dei suoi ragazzi lo ha portato alle estreme conseguenze. I numeri parlano chiaro: 0 punti, 7 goal subiti, 1 segnato (su rigore). Troppi i giocatori bolliti da una stagione e da carriere dispendiose (anche e soprattutto dal punto di vista motivazionale) e pochi giovani (e la vittoria della Under21 nell’Europeo 2013 testimonia che i virgulti non mancano) innesti che avrebbero potuto portare quella ventata di freschezza e quella voglia di conquistare titoli e onori che i senatori avevano già conquistato.
Un primo tempo nemmeno troppo disastroso che si è concluso con il risultato di 0-2: forse anche eccessivo, ma il gol di Edu Vargas in contropiede e il raddoppio di Aranguiz su ennesima incertezza di Casillas, hanno condannato Del Bosque che stasera ha optato per un repulisti che non ha dato i frutti sperati.
Fuori Piquè, Xavi e Torres ma la sensazione è che i sostituti non abbiano dato niente di più dei titolari. Così il secondo tempo scivolava via tra gli sguardi increduli e rassegnati dei giocatori spagnoli che continuavano a giocare e a sbagliare tantissimo.
Busquets sbagliava l’impossibile, poi saliva in cattedra Bravo che chiudeva la porta cilena a chiave mentre il Cile sfiorava il terzo goal che, oggettivamente sarebbe stato una punizione troppo severa.
Il Cile ha denotato una forma fisica straordinaria mentre la Spagna svuotata fisicamente, psicologicamente e tatticamente involuta è sembrata ancora peggiore di quella che ha preso cinque schiaffoni all’esordio.
Quella partita era stata il campanello d’allarme. Questa ha fugato ogni dubbio e il trono spagnolo ha abdicato per ben due volte nello stesso giorno.
Ingiusto focalizzarsi solo sulla caduta degli spagnoli senza citare i meriti della squadra cilena: rapida, compatta, concreta, cattiva al punto giusto. Una outsider da tenere d’occhio.

I protagonisti del match

In positivo: Edu Vargas per il Cile
In negativo: Casillas e David Silva per la Spagna

La giocata del match

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Ieri sera i cileni correvano talmente veloci che a volte la palla gli restava sempre qualche centimetro indietro. Anche nell’azione che li ha portati in vantaggio, una azione tutta alla mano quasi di stampo rugbistico, la gestione del pallone è stata sempre al limite: sarebbe bastato un centimetro in più o in meno e quel pallone non sarebbe transitato per i piedi di Alexis Sanchez, Vidal, Charles Aranguiz e infine Edu Vargas, l’autore del goal.
E’ tutta l’azione ad essere straordinaria, per tempismo, tecnica, tenacia, classe e volontà.
Pallone recuperato sulla trequarti spagnola da Sanchez che la passa a Vidal. Il numero 8 la restituisce a Sanchez con una magia: Alexis la difende e la manda in profondità per Aranguiz che con la coda dell’occhio serve Vargas proprio sul dischetto del rigore.
Vargas deve inventarsi un dribbling per eludere in un colpo solo difensore e portiere ma deve accorciare i tempi di esecuzione e allora in spaccata calcia di punta per evitare il ritorno degli avversari. La palla termina la sua corsa nell’angolo basso, con Casillas ancora una volta incerto e la difesa spagnola presa d’infilata da un’azione fulminea e orchestrata a meraviglia. Un vero e proprio gioiello.

La statistica del match

Cile 117 km percorsi
Spagna 109 km percorsi

 

La partita #18

Camerun v Croazia 0-4

Sarà ricordata come: Follia camerunense e accademia croata

Rinunciare a Samuel Eto’o, rimescolare moduli e carte, affidarsi all’istinto più che alla ragione non è bastato al modesto e ingenuo Camerun versione Brasile2014 per evitare la figuraccia contro la scintillante Croazia di Niko Kovac.
Intendiamoci, il tasso tecnico croato è infinitamente superiore: Rakitic, Modric, Perisic e Srna sono giocatori di livello superiore e le loro prestazioni, condite dalla vena realizzativa di Mario Mandzukic, hanno fatto la differenza.
Camerun spaccato nei clan (Song vs Eto’o), mal disposto in campo e ridotto in dieci dalla stupida reazione di Song che lascia i suoi in balia degli avversari.
Tutto troppo facile per i croati che passano in vantaggio con Olic, raddoppiano agli albori della ripresa con Perisic e poi travolgono i leoni indomabili con la doppietta di bomber Mandzukic.
Verso la fine del match, Assou-Ekotto e Moukandjo arrivano alle mani, separati solo da Webo. Brutto segnale, brutta spedizione, eliminazione arrivata senza segnare nemmeno un goal e senza mai dare l’impressione di lottare per il risultato.
Croazia che dovrà necessariamente battere il Messico per superare il turno. 

I protagonisti del match

In positivo: Perisic, Srna, Modric e Mandzukic per la Croazia; Moukandjo per il Camerun
In negativo: Song per il Camerun

La giocata del match

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Il giocatore ha stoffa. E’ uno di quei centrocampisti moderni che hanno tempi di inserimento, fanno valanghe di assist e vedono la porta con grande facilità. Nella pallavolo si chiamano universali. Nel calcio un esempio fulgido è il tedesco Thomas Muller.
Lui è Ivan Perisic, classe 1989, una carriera tra Francia, Belgio e Germania. In Belgio qualche anno fa divenne capocannoniere quando giocava nel Bruges. In Germania, approdato al Borussia Dortmund, al suo esordio in Champions, segna uno di quei goal che rivedi mille volte in tv e ogni volta è sempre più bello.
Ieri sera prima di segnare il suo goal con una potente sgroppata, Perisic ha vestito i panni dell’assist man per il goal di Olic, quello che incanala il match e lo indirizza verso una comoda vittoria.
La palla è tra i piedi di capitan Srna. Il suo cross è destinato a Mandzukic che va incontro al pallone ma viene anticipato da Nkoulou. A questo punto Perisic, dentro l’area di rigore, pesca Olic con un preciso passaggio a giro quasi a disegnare una mezzaluna, permettendo all’attaccante numero 18 di appoggiare comodamente in rete.
Non è un passaggio semplice perchè eseguito di prima, di controbalzo a tagliare l’area in due: alto coefficiente di difficoltà che Perisic esegue esibendosi in un colpo da vero campione.

La statistica del match

21 i tiri della Croazia

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