Il ragazzo di Calabria

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Anch’io a guardarmi bene vivo da millenni 
e vengo dritto dalla civiltà più alta dei Sumeri 
dall’arte cuneiforme degli Scribi 
e dormo spesso dentro un sacco a pelo 
perché non voglio perdere i contatti con la terra. 
Franco Battiato, Che cosa resterà di me

 

Premessa
Se uno sceneggiatore sapesse raccontare o anche solo immaginare una storia del genere, andrei a vedere quel film a scatola chiusa.
Quella che sto per raccontare è una storia come tante, è una storia di paese, una storia che arriva direttamente dal sud del mondo.

 

L’estate del 2014 per il Torino fc arriva al termine di una annata positiva. La squadra ha disputato un campionato sopra le reali aspettative e ha centrato il settimo posto in classifica, posto che solo grazie alle irregolarità fiscali del Parma (che precedeva i granata in classifica) vale l’accesso ai turni preliminari di Europa League.
Il mercato subisce una repentina accelerazione, la squadra deve essere pronta molto prima, il ritiro viene anticipato, le mosse di compra-vendita non possono più attendere.
E così il Torino contrariamente a quanto fatto negli anni scorsi è attivissimo: arrivano Molinaro, Jansson, Martinez, il brasiliano Bruno Peres e l’argentino Juan Manuel Sánchez Miño dal Boca Juniors.
Le aspettative dei tifosi su quest’ultimo sono molto elevate: terzino sinistro all’occorrenza, interno sinistro o terzo del tridente, è uno dei giocatori più attesi nel ritiro di Bormio prima e Riscone di Brunico poi.

C’è un piccolo problema. Contrariamente a quanto pensato dai dirigenti granata, il giovane classe 1990 non è comunitario (non è in possesso di un passaporto europeo) e quindi non si può procedere nè al tesseramento, nè tantomeno è possibile farlo scendere in campo nelle amichevoli estive (quest’ultimo inghippo è motivato dall’impossibilità di ricevere il placet dal club argentino).
Questo perché il Torino lo ha sì acquistato ma a causa delle regole sul tesseramento degli extracomunitari, non può mettere nero su bianco.
La prima idea che balena nella testa dei dirigenti granata è quella di far partire l’iter per dimostrare che il nostro Juan Manuel Sánchez Miño ha origini spagnole e potrebbe ottenere un passaporto spagnolo e quindi comunitario.
Peccato che la richiesta del passaporto spagnolo ha tempi stimabili in un anno.
Un anno. Troppo nella vita di un calciatore, troppo per una società che ha investito più di tre milioni su questo eclettico giocatore proveniente dal Boca Juniors.

La telenovela va avanti e il Toro decide di provare la via più impervia e anche più rischiosa, ovvero trovare al giovanotto un avo italiano.
Scavando nelle origini della famiglia del giocatore il Toro trova l’appiglio che può garantirgli il passaporto comunitario: il bisnonno di sua mamma, infatti, che di cognome fa Pascuzzi era nativo di Decollatura (Cz).
Siamo nel lontano 1862, ben 152 anni fa.
Sembra una di quelle tipiche storie all’italiana, uno di quei film in cui il protagonista spiantato scopre di avere uno zio facoltoso in Argentina o Brasile, o semplicemente una storia dai contorni poco chiari.

Eppure, nonostante tutto ciò, in questo calcio iper tecnologico, televisivo e muscolare, dove sono gli interessi economici a comandare, beh, vedere un paese della provincia calabrese che si mobilita per un ragazzo sconosciuto che arriva dall’altra parte del mondo fa un certo effetto.
Il sindaco mostra orgoglioso la maglia del nostro, i carabinieri sullo sfondo e il crocchio di gente che attende le foto di rito: è innegabile che tutto ciò ci rimandi ad un tempo passato.
Una specie di millenovecentocinquanta, quando il paisà che aveva fatto fortuna tornava al paesello e veniva accolto come un eroe.

Solo il Toro poteva arrivare a tanto.
Lo dico con cognizione di causa: un po’ per l’incapacità dei suoi dirigenti nella gestione di una faccenda tanto delicata, un po’ per i contorni a dir poco folkloristici della storia, un po’ per il contesto e un po’ per essere stati capaci di complicarsi la vita dovendo arrivare fino a Decollatura per trovare le origini di un argentino classe 1990, nato a Buenos Aires quartiere Saavedra.
Decollatura, un comune sparso* di tremila anime che per un giorno ha avuto i suoi quindici minuti di fama.
Toccherà al giovanotto tornare a Decollatura tra quarant’anni e raccontare questa storia proveniente dal sud del mondo.
Forse la racconterà ai nipoti del carabiniere e del sindaco.
Una storia italiana, una storia da Toro.

 

 

 

*Un comune sparso è un comune italiano la cui denominazione è diversa da quella della frazione in cui ha sede l’ente locale.
Esistono, in sostanza, due diverse tipologie di comune sparso:
– comuni aventi una propria denominazione differente da quelle delle rispettive frazioni;
– comuni aventi la medesima denominazione di una loro frazione che tuttavia non è sede comunale.
Talvolta lo statuto non prevede affatto l’esistenza del capoluogo e, pertanto, il municipio non è strettamente legato a una località specifica, anche se, di solito, esiste una sede comunale stabile.

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