You’ll never walk alone

Premessa.
Ho mancato un appuntamento a cui, non nego, avrei voluto partecipare.

Però ci sono cose nella vita che ti fanno star male e se una cosa ti fa star male, non devi farla.
Per quanto futile sia un pallone che rotola, anche se tra amici, in Inghilterra e nel Lancashire perdippiù, contro autoctoni che giocano uno sport diverso dal calcio a sette.
E così, a distanza, ho seguito un evento sportivo, nemmeno fossimo negli anni Quaranta, senza immagini, commento tecnico e giornalisti al seguito.
Questo post è dedicato ai miei amici dell’ASD Venerdì 14, a cui voglio raccontare una storia.
Qui di seguito due link che non avevo mai condiviso e che avevo ripreso qualche anno fa…

http://youtu.be/8twtpeI7hsk

http://youtu.be/IjpAdogJYDo

There are two great teams on Merseyside. Liverpool and Liverpool reserves.
(Ci sono solo due squadre di calcio nel Merseyside: il Liverpool e le riserve del Liverpool)

Bill Shankly, manager storico del Liverpool

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This is Anfield – prima di Liverpool-PSV, UCL2007

Sono stato a Liverpool e anche a Manchester. Sono stato perfino a Blackpool, con la ruota panoramica, la spiaggia scura e il mare triste triste.
Mi sono spinto fino a Lytham-Sant’Annes, un paesino del cazzo con un mulino a vento piantato in un prato verde.
Ho perfino giocato a quello sport strano che viene giocato in quelle che loro chiamano football arena, una specie di gabbia alla Maifredi: che basterebbe questo per capire…
Regole strane, ma si sa, gli inglesi avranno anche inventato il calcio, ma poi non ci sanno giocare…

Maestri, pfui…

La prima volta che sono arrivato a Liverpool, faceva freddo ma non pioveva.
Era il dicembre del 1999.
Liverpool non è una bella città. È una città portuale, una città dura da digerire, anche pericolosa.
Di Liverpool ho un ricordo vivido. Gli Albert Docks, il Cavern dove suonarono i Beatles, la birra Cains e soprattutto, Anfield Road, lo stadio incastonato tra le case con i mattoni rossi, all’interno dell’omonimo quartiere periferico e popolare.
Appesi ai muri di recinzione, due cartelli ammoniscono “Attenti ai ladri”.
A fianco alla Kop, il pub The Albert dove prima dei match si consumano ettolitri di birra e dall’esterno si sentono i cori dei tifosi già caldi ancora prima dell’inizio della partita.

Liverpool dal tetto di Anfield

Ho lavorato tante volte ad Anfield, abbarbicato su quella passerella piazzata nel vuoto, mentre le vertigini ti assalgono e nemmeno dopo un po’ di volte ti ci abitui.
Ho guardato Liverpool dai tetti, mille volte.
Ho visto Goodison Park, lo stadio dell’altra metà di Liverpool, mentre il tuttofare di Anfield, il buon Stewie, lo indicava dicendo: “Overthere…rubbish. Garbage…”
Sono entrato sul campo di Anfield e prima dell’uscita sul manto verde, campeggia ancora oggi la targa voluta da Bill Shankly, This is Anfield: “Serve a ricordare ai nostri ragazzi per chi giocano e ai nostri avversari contro chi giocano.”
Ho visto la Kop esultare per un goal in semifinale di Champions e, senza ombra di dubbio, quello stadio e quella curva sono la cosa più incredibile che abbia mai visto, calcisticamente parlando.
Un’emozione unica.

Una volta che stavo a Liverpool, ho preso un taxi e sono andato a Manchester a vedere lo United contro la Roma. Erano i quarti di finale di Champions ed era la prima volta che entravo nel Theater of Dreams.
Una volta simpatizzavo per i Red Devils e aspettavo con ansia di vedere una partita dal vivo, lì a Old Trafford.
Ero tifoso dei Red Devils perché in un Guerin Sportivo trovai il poster di Bryan Robson e da lì, giù libri di storia, i numeri 7, Cantona e Best, Bobby Charlton e Sir Matt Busby.
Sir Alex Ferguson era qualche fila sotto di me, lo stadio urlava ad ogni piè sospinto, si esaltava dopo ogni goal. Quella sera furono sette e dal quarto in avanti, il pubblico urlava “We want five” e poi six, e poi seven…
La prima volta che sono stato nello store dello United, ho comprato un portachiavi e ho spedito una cartolina. Era quella di Ryan Giggs: l’avevo presa per il mio amico Renato.

Manchester è diversa da Liverpool.
E per quanto brutta sia, Liverpool ha il classico fascino delle città portuali: un po’ Marsiglia, un po’ Napoli, un po’ Genova.
E a me, quelle città, piacciono da morire.

Venerdì sera nella consueta amichevole nel nostro stadio in periferia nord di Torino, mancavano molte persone dell’associazione calcistica creata qualche anno fa.
La spedizione stava giocando sui bizzarri campi di Poulton Le Flyde e più di un pensiero è andato al loro match.
Ho guardato il telefono almeno un paio di volte durante la partita, per vedere se ci fosse qualche notizia live…
Loro là, con le divise, gli inni, i palloni buoni per fare bella figura, le regole che dovevano essere e non sono state, l’esperienza e il ricordo.
Sto vedendo le immagini della trasferta e anche se non sono stato fisicamente lì, immagino per filo e per segno ogni risata, ogni discorso, ogni battuta.
È una cosa strana quella che mi sta capitando.
Rivivere un ricordo del passato e legarlo ad un’esperienza che altri hanno appena vissuto.
Anche questo è condividere.
Anche questa è amicizia.

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