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Why always him?

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E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
di giocatori tristi che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro al bar
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai
chissà quanti ne hai veduti
chissà quanti ne vedrai.
Francesco De Gregori, La leva calcistica della classe ’68

small_110318-154214_203109_xar101_apEra il gennaio 2008 e un giovanotto di nerazzurro vestito entrava di prepotenza nel mondo del calcio che conta: doppietta contro la Juve in Coppa Italia, bianconeri eliminati e un nuovo golden boy, di soli diciassette anni, da ammirare e coccolare. Ma questa non è una storia perfetta e il lieto fine non sembra contemplato nella trama di questo film. Questa è la storia di Mario Balotelli, fenomeno vero o presunto, rimpianto di tanti, campione in fieri sempre sul punto di esplodere (o di implodere), odiato da molti e amato da pochi. Discusso e discutibile, Mario è uno dei simboli di questa epoca calcistica italiana. Ma non solo.

Pochi mesi fa, quando il Liverpool annunciò l’acquisto di Balotelli, pensai di scrivere un pezzo in cui esaltare l’immagine romantica di Anfield e dei suoi splendidi tifosi unita all’atmosfera che lo avrebbe accolto. Scrivevo:“Liverpool è l’ambiente giusto, Balotelli ha scelto benissimo. Sarà protagonista e sarà amato, cosa di cui necessita per rendere al meglio, al netto di stupidaggini gossippare (Liverpool è più riservata di Manchester o Londra), bravate da ragazzino e prestazioni insufficienti. Mario è un orgoglioso, vorrà dimostrare a tutti che il Mondiale non è stato soltanto un suo fallimento e vorrà riprendersi la Nazionale. Diventerà un idolo e li conquisterà perché anche lui si sente diverso, esattamente come si sentono diversi i tifosi dei Reds.” Era agosto. E mi sbagliavo.

Liverpool vs. Chelsea - Barclays Premier League 2014 2015L’anno solare sta volgendo al termine e le notizie che arrivano da Liverpool sono di tutt’altro tenore. Balotelli è ai margini della squadra, i giornali inglesi mettono il carico a briscola insistendo su gossip, bravate vere o presunte, gaffe sui social network. L’ennesimo fallimento è alle porte. Stando alle ultime notizie che arrivano da radiomercato, l’avventura di Balotelli sulle rive del Mersey sembra giunta al capolinea. Rodgers, allenatore del Liverpool, all’arrivo di Balotelli, disse: «A volte bisogna correre dei rischi con certe persone: in tante occasioni siamo stati ricompensati. Abbiamo un codice di comportamento per tutti i professionisti che lavorano in questo club, senza eccezioni. E niente riuscirà a rovinare l’ambiente fantastico che c’è qui.»

Del resto al Liverpool erano abituati alle mattane del Pistolero Luis Suarez, uno che tra squalifiche (tante) e goal (tantissimi) ha lasciato un segno indelebile ad Anfield. La differenza essenzialmente è tutta qui, perché Mario non segna. A dirla tutta Mario non gioca e quando gioca, delude. Vero che il Liverpool non è più la squadra che l’anno scorso ha sfiorato la vittoria in Premier; vero che i primi risultati negativi di questo inizio di stagione non hanno certo aiutato il suo inserimento; vero che adesso il numero 45 è infortunato e sarà ancora più complicato recuperare la fiducia e il posto da titolare visto che i Reds sembrano aver trovato una via d’uscita al loro brutto momento. Queste obiezioni, però, si scontrano con ineluttabili verità.

Queens Park Rangers vs Liverpool - Premier LeaguePartiamo da una disamina tattica. Quale è il ruolo di Balotelli? È un centravanti vecchio stampo o una seconda punta? Una mezza punta? Può giocare e fare reparto da solo? Ha bisogno di giocare vicino ad uno svelto e rapido che gli giri intorno senza togliergli spazio vitale oppure affiancato ad una prima punta forte fisicamente? Qualcuno dice che ha necessità di essere coinvolto nel gioco e quindi le sue frequenti apparizioni sulla trequarti sono figlie di questa sua volontà ed è anche per questo motivo che non riesce a diventare un giocatore insostituibile, uno che segna, uno che risolve le partite da solo. Tante volte, guardandolo giocare, ho avuto l’impressione che Mario faccia molta fatica a stare in partita, a sentirsi coinvolto, come se ad un certo punto un interruttore si spegnesse e venisse assalito da una sensazione di straniamento che diventa presto frustrazione, nervosismo, incapacità, paura. In campo tutto ciò si traduce in scarso dinamismo, poca voglia di esprimere il proprio potenziale, totale rinuncia alla competitività che, nella pugna di un campionato molto fisico come quello inglese, mette in risalto il suo lato peggiore ovvero, la sua vulnerabilità caratteriale . In sole 8 presenze, Balotelli ha raccolto 3 cartellini gialli e viaggia alla media di 2 falli a partita.

«Mario è un ragazzo a cui voglio bene. È un bravo ragazzo e anche un gran calciatore. Sono d’accordo con chi dice che deve fare la prima punta. Anche a me è capitato di farlo giocare esterno d’attacco. Ma è una punta che ha tiro, ha fisico, è forte di testa. Spero che possa trovare continuità. Anche perché il tempo passa e lui non può più perderne tanto.»
Roberto Mancini

Balotelli è un giocatore di difficile inquadramento tattico. È un anarchico, deve essere liberato da obblighi di copertura, deve sentirsi libero di svariare su tutto il fronte offensivo per far valere la sua fisicità, i suoi colpi e la sua capacità di calciare verso la porta avversaria. Balotelli è Caravaggio, Bansky, Dalì. Genio e sregolatezza, padrone di una lucida follia che sovrappone l’istinto al raziocinio. Mario è Jerry Lee Lewis, Syd Barrett e David Bowie. Tutto o niente. Prendere o lasciare. Non si può ingabbiare, si può assecondare. Ma cosa si può fare per risolvere l’enigma Balotelli? E soprattutto, chi potrebbe aiutare il classe 1990 a diventare un giocatore in grado di fare la differenza? Ci hanno provato in tanti, daMourinho a Mancini, passando per Allegri, Seedorf e adesso Rodgers. Il tecnico del Liverpool sembra sulAllenamento della Nazionale di calcio italiana a Coverciano punto di mollare la presa e arrendersi di fronte ad un talento smisurato ma inespresso. Antonio Conte ha adottato un metodo tipicamente militaresco e nell’ultimo appuntamento con la Nazionale lo ha prima convocato e poi rispedito a casa per un infortunio muscolare che ai più è parso diplomatico. Il mister azzurro è stato categorico, prima con un classico «Balotelli? È uguale agli altri», poi pungolando il giocatore: «Balotelli dovrà convincermi». Successivamente ha insistito sulla bontà della sua scelta: «Balotelli lo voglio vedere da vicino». Ha infine chiuso i giochi con un eloquente: «Non ho tanto tempo per educarlo». In pochi giorni sedotto e scaricato. Ancora una volta. Ancora una volta per un male oscuro che non gli permette di esprimersi al meglio, mantenendo quelle promesse e quelle premesse che pochi anni fa decretarono SuperMario come l’enfant prodige del calcio italiano.

«Un fenomeno. Uno che può far fare il salto di qualità alla sua squadra, un giocatore che mi piace moltissimo, per il quale nutro grande ammirazione. Uno che può resuscitare una partita morta»
Diego Simeone

Molti talenti indomabili hanno avuto la necessità di essere educati dal famoso metodo bastone-carota, una sorta di allenatore-educatore o veri e propri psicologi capaci di entrare in sintonia con i caratteri più bizzarri e bizzosi. Già in passato a Mario è stata accostata la figura dello psicanalista, un esperto che potesse aiutarlo a superare i suoi limiti caratteriali e i numerosi traumi (abbandono-affido-gravi problemi di salute) che ha dovuto affrontare nella sua infanzia. L’insicurezza, gli sguardi tristi figli di una pressione difficile da gestire, le continue richieste di tempo («Datemi tempo per crescere»; «Datemi tempo per stabilizzarmi»; «Ma la smettete di parlare e parlare e parlare! Vivete e lasciatemi vivere e vedrete le differenze!») significano che probabilmente il percorso di crescita nel suo caso risulta essere più lungo e complicato di quello che hanno vissuto personaggi pubblici abituati a stare sotto i riflettori.

«La mia immagine pubblica non riflette la mia personalità»
Mario Balotelli

Liverpool vs Ludogorets - Champions League 2014/2015Ancora a secco in campionato (8 presenze, 685 minuti, 0 goal), 3.9 tiri di media a partita in Premier, una rete in Champions contro il Ludogorets nella prima partita giornata e una in Coppa di Lega. Un po’ poco per uno degli acquisti più costosi del Liverpool targato 2015. Questo è il peggior inizio di stagione della sua carriera ed è forse il punto di non ritorno. Se fino ad ora il suo manager, Mino Raiola, era riuscito nell’impresa di monetizzare i trasferimenti e soprattutto di fargli firmare contratti molto vantaggiosi, il futuro non sembra così radioso e visti i tempi di crisi in cui versa il calcio (salvo qualche top club) è difficile immaginare Balotelli in una squadra di alto livello. Sarà soprattutto complicato per chiunque garantire un ingaggio elevato e adeguato agli standard del centravanti. E sarà infine necessario ridimensionare anche le prospettive e gli obiettivi: ma ve lo immaginate Balotelli in una provinciale o in una piazza non propriamente vincente, oppure Raiola compierà l’ennesimo miracolo e lo sistemerà ancora una volta?

«Finirai per trovarla la via se solo hai il coraggio di perderti»
Tiziano Terzani

L’unico in grado di cambiare verso alla situazione attuale, però, è proprio Mario. A 24 anni non si è uomini, a livello mentale c’è ancora la possibilità di plasmarsi tantissimo e anche la fresca paternità potrebbe essere una chiave di volta.
Bisogna fare in fretta però. Bisogna avere il coraggio di cambiare, perché è necessario, vitale, quasi obbligatorio. Perché tutti i cambiamenti sono frutto di una profonda riflessione e nell’attesa c’è il sapore dolce delle cose buone. Il cambiamento è un percorso di crescita, una sfida in cui bisogna avere coraggio, il coraggio delle proprie idee, il coraggio di metterle in discussione e di mutarle quando serve. Cambiare per immaginare una visione migliore del suo futuro. Cambiare per guardare lontano, più lontano e più lontano ancora.

Questo articolo è stato pubblicato su Contropiede.net e Ilgiornale.it

Pubblicato da Danilo Baccarani

Di Torino, amante di calcio e sport, laureato in storia del Cinema, innamorato di Caterina e Francesco, sposato con il Toro. Se rinascessi vorrei la voleè di McEnroe e il cappotto di Bogart. Ché non si sa mai.

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