Diario #16 – Tutti a casa

Resoconto della giornata #16 – Tutti a casa

Si aprono le danze. Da oggi, non c’è più una seconda possibilità.
Come ha detto Hugo Lloris in conferenza stampa: “Potrebbero essere gli ultimi tiri, gli ultimi passaggi…”.
Il menu della giornata prevedeva alle ore 16 italiane, primo ottavo di finale: Francia-Argentina. Alle 20 Uruguay-Portogallo.
Due partite equilibrate e interessantissime, almeno sulla carta.
Almeno oggi, lo spettacolo sarà garantito.

Ora o mai più

L’Argentina era alla prova del nove. Il passaggio del turno, faticoso e drammatico, era un ricordo lontano ma vivissimo nello spirito e nell’anima dell’Albiceleste.
Spogliatoio spaccato, allenatore deleggitimato, formazione e cambi decisi in maniera palese da Messi e dai senatori della squadra: un fardello che un giocatore straordinario come Messi non riesce a togliersi dalle spalle.

E’ l’argomento preferito dei detrattori di Messi ed è questo uno dei momenti più caldi per tirarlo fuori: riuscirà il numero 10 del Barcellona a condurre la sua nazionale ad una vittoria in una competizione internazionale?
Spoiler: a tutto il 2018, no.

Anche perché oggi, per l’ennesima volta, gli si è chiesto di caricarsi la squadra sulle spalle e la squadra, le spalle, gliele ha voltate per l’ennesima volta.
Senza capo né coda, senza uno straccio di gioco, con Messi falso nueve e Higuain+Dybala in panca (e Icardi a casa), con Mascherano, Mercado e Rojo a menare come se non ci fosse un domani e soprattutto con il solo Di Maria a dannarsi l’anima e a far ammattire il povero Pavard.

A spaccare il match ci ha pensato un millennial, al secolo Kylian Mbappé. Accelerazioni devastanti che hanno prodotto un rigore e una doppietta.
Nonostante l’ottima partenza, la Francia non affondava il colpo e lasciava spazio all’Argentina che grazie ad un eurogol di Di Maria riapriva il match.
Nel secondo tempo, l’Argentina metteva il muso avanti con un tocco fortuito di Mercado.

Da qui in avanti, l’Albiceleste scompariva, i francesi la mettevano alle corde, Mbappé saliva in cattedra, l’Argentina prima barcollava (2-2 Pavard), poi era contata in piedi (3-2 Mbappé) e sempre per mano di Mbappé (4-2) andava al tappeto.
Il gol che accorciava le distanze e fissava il risultato sul 4-3 finale, era un colpo di testa di Aguero, entrato poco prima dalla panchina.
Francia nei quarti, Argentina eliminata, l’epilogo più logico per una squadra nata male e finita peggio.

La statistica
Mbappè è il sesto teenager/under20 a segnare almeno un gol nella fase finale della Coppa del Mondo: Pele (6, Brasile), Edmund Conen (4, Germania), Manuel Rosas (2, Messico), Jose Altafini (2, Brasile) e Michael Owen (2, Inghilterra).

Il match serale era un succosissimo Uruguay-Portogallo. Da una parte una squadra solida con una coppia di attaccanti da far tremare le vene ai polsi, dall’altra i campioni d’Europa capitanati da un, stranamente, sorridente Cristiano Ronaldo.

Se il match del pomeriggio aveva il marchio di fabbrica di Mbappé, quello delle 20 aveva un nome e soprattutto un cognome ben precisi: Edinson Cavani.
Un gol lampo, nato da una azione made in Cavani-Suarez con il Pistolero abile a ricevere e poi a crossare un pallone che l’ex Napoli scaraventava in rete con forza e violenza inaudita, grazie ad un colpo di testa che si insaccava alle spalle di Rui Patricio.
Il Portogallo ci provava con tentativi sporadici a agguantava il pari con Pepe che, sempre di testa, batteva l’incolpevole Muslera.

Il pareggio era un fuoco di paglia perché la premiata ditta Suarez-Cavani colpiva ancora. Contropiede mortifero con il Pistolero in versione assist man e Edinson che segnava il classico gol “alla Cavani”: piattone all’angolino, laggiù proprio dove Rui Patricio non poteva arrivarci.
Il resto del match era una resistenza eroica della difesa uruguagia, abile a controbattere i cross lusitani, stoppare Ronaldo, evitando a Muslera patemi di ogni genere.
Su tutti Gimenez e Godin, baluardi insuperabili.

Il Portogallo ci provava ma senza la necessaria pericolosità e convinzione. Troppi tiri dalla distanza e palloni buttati in mezzo sperando in un colpo di testa o una deviazione fortuita.
La pietra tombale sulla partita era l’ammonizione a Cristiano Ronaldo, sanzionato per proteste.
Il Matador Cavani regala agli Orientales una meritata qualificazione.

Tutti a casa

Singolare che nello stesso giorno escano contemporaneamente i due giocatori più forti del mondo, Cristiano Ronaldo e Messi, le due facce della stessa medaglia: troppo irta la montagna per due compagini così fragili come si sono dimostrate Portogallo e Argentina.
Se volessimo assegnare la palma del vincitore a questo duello, diremmo che Cristiano è stato più decisivo del suo eterno rivale: sono loro i grandi delusi della prima giornata ad eliminazione.
Ronaldo al passo d’addio con la sua storia Mondiale, irreale pensare al fuoriclasse portoghese in campo in Qatar a 37 anni; Messi, forse, al passo d’addio, questa volta per davvero, con l’Albiceleste, in un rapporto difficile da sempre.

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